giovedì, Settembre 23

I giovani e il successo, ieri e oggi

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Garage Band‘ non è solamente il nome di un famoso software entrato nelle case di moltissime persone, ma è anche la definizione inglese di uno stile di vita dinoi musicisti‘, che hanno avuto la fortuna di vivere l’adolescenza tra gli anni ’70 ed ’80.

Se oggi tanti trovano un appiattimento nel panorama musicale e lo additano ai talent show, io personalmente cercherei di approfondire andato oltre ai vari talent analizzando, invece, come sono cambiate le abitudini e gli interessi dei giovani di oggi.
Certamente il talent show, oggi, è la porta da aprire per essere catapultati nella notorietà ed assaggiare almeno una fetta di quello che potrebbe essere il vero successo, ma se non ci si arriva con un bagaglio personale di esperienze e cultura musicale, si viene sicuramentenormalizzati‘ ed indirizzati su una linea che definireiunicamente commerciale‘, votata solamente all’uso e consumo fine a se stessi.
Queste riflessioni le ho fatte dopo aver parlato con parecchi ragazzi usciti dai vari talent e dimenticati, meglio lasciati, da dove sono venuti.
Quando i ‘ragazzi degli anni ’80’ volevano emergere, si riunivano in gruppo nei garage e nelle taverne di chi gli poteva ospitare e si provava musicalmente di tutto, si facevano i primi concerti a scuola, ci si faceva prendere in giro (per esempio, quando mi vedevano con una chitarra mi apostrofavano ‘Gelatina la cretina‘). Ma ‘noi musicisti’ avanti, avanti tutta sino alla realizzazione di quella cassetta che conteneva i tesori e le aspirazioni di una vita.
Casetta registrata col microfono da due lire, dava i risultati che dava.
Alla fine, però, tra le tante cassette qualcuna veniva scelta, ed allora i sogni si facevano realtà. Il gioco non era più un gioco.
Si veniva catapultati all’interno di quella che sarebbe stata la tua nuova casa (discografica), si conoscevano un sacco di persone che ti dicevano un sacco di cose. Arrivavi nello studio di registrazione che sembrava un incrocio tra un tugurio ed un’astronave. Ma il fatto importante è che eri ancora tu, solamente tu con i tuoi pensieri ed i tuoi terrori e le tue battaglie da vincere. La vergogna della prima nota di fronte a quelle persone dall’aria inquisitoria.
All’uscita dalle prime ore di lavoro ti sembrava essere a ricreazione, con l’ansia di ciò che dopo sarebbe successo.
Ma per strada eri tu, tu che aspettavi il grande giorno di poter suonare e cantare davanti al pubblico vero e non di fronte alla tua classe.
Tutto questo processo che, a mio parere, è veramente formativo e parte integrante di un artista, oggi sembra essere sparito, o meglio, fatto diventare pubblico. I ragazzi diventano prima attori, regalano scampoli di vita privata al piccolo schermo rinunciando, di fatto, alla libertà del proprio pensiero.
Vengono inseriti all’interno di un programma didattico che ne snatura la spontaneità, vengono addirittura privati della sorpresa di ciò che gli riserverà il futuro. Lo sanno perfettamente ciò che accadrà, sanno perfettamente chi saranno i referenti per la loro eventuale carriera. Vedono il futuro già scritto. Diventano senza saperlo ‘Piccoli già grandi’ (..scusate l’autocitazione).
Un esempio sopra tutti di quanto ho detto, porta il nome di Pasqualino Maione, detto Pachi, che fu ad ‘Amici‘ l’anno di Marco Carta.
Bravo e bello, ma incapace totalmente di sganciarsi dal fardello di aver partecipato a quella trasmissione, il senso dei suoi discorsi era più o meno: o vinci o sei finito…
Questo è quello che non trovo assolutamente giusto:non importa se uno ce la fa oppure no, non importa se una carriera finisce, ciò che importa è la libertà e la spontaneità di esprimere le proprie emozioni, sempre che uno le abbia..
A volte progredire significa anche non perdere ciò che si è conquistato.
Forza Garage Band, non arrendetevi mai.

 

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