lunedì, Maggio 17

I giorni amari di Matteo Renzi

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Dicono a Napoli: «E sciabbole stanno appese e’e foderi cumbattono»; la traduzione è abbastanza semplice, e sta per attività fatte seguire da persone maldestre o quanto meno poco competenti…
Teniamolo a mente, questo proverbio. Prima un preambolo, fatto di cose, problemi, questioni concrete, che ci condizionano giorno dopo giorno; e al tempo stesso pare non esistano. Ora può anche essere che qualcuno, a livello nazionale e sovrannazionale, complotti contro il nostro Paese, e segnatamente contro il Governo e il Presidente del Consiglio in carica. Matteo Renzi assicura che la sua azione di Governo scardina e mette in discussione potentati e poteri reali; se è così va messo in conto, come dicono gli anglosassoni, «Cheap shots when somebody’s not looking»: colpi bassi quando non me lo aspetto. Non si può, insomma, pretendere che quei potentati, quei poteri reali assistano immobili, senza reagire.
Ma ci sono, poi, questi complotti? O si tratta, semplicemente che «e’e foderi cumbattono»? Karl Kraus, perfido come pochi, insegna che il segreto del demagogo consiste nell’impersonare uno stupido, come il pubblico a cui si rivolge; al tempo stesso far credere a quel pubblico che è intelligente come lui. Qui, però, si esagera. E’ possibile che l’ex Presidente del Consiglio Mario Monti abbia voluto togliersi qualche sasso dalla scarpa, quando rimprovera Renzi di non perdere «occasione per denigrare le modalità concrete di esistenza della Unione Europea, con la distruzione sistematica a colpi di clava e scalpello di tutto quello che la UE ha significato finora. Questo sta introducendo negli italiani, soprattutto in quelli che la seguono, una pericolosissima alienazione nei confronti della UE. Con il rischio di un benaltrismo su scala continentale molto pericoloso. Lei rischia di far fare passi indietro all’Europa e c’è già evidenza dei primi effetti negativi». E’ evidente che Monti centellina e distilla un veleno a lungo macerato. Ma la risposta più adeguata non è quella di sbottare, e accusarlo dei fallimenti e degli errori del suo Governo. Errori e fallimenti ce ne sono stati, e tanti; ma qui si discute dell’operato di Renzi, no di Monti; di quello che è, non di quello che fu. Gli errori del passato non giustificano quelli del presente Il ‘Matteo furioso’ sillaba che non accetta lezioni; che «ora a dettare l’agenda europea siamo noi. I compiti li abbiamo fatti, li facciano loro». Riferimento trasparente alla Germania di Angela Merkel. Al contrario, qualche ‘lezione’, o almeno qualche ‘ripasso’, aiutano. Quanto all’aver fatto i compiti… Si continua ad essere il fanalino di coda dell’Europa; e questo è un fatto, non un’opinione.

Quanto ai ‘gufi’: lo sono anche il Presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri e gli analisti dell’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo?
La Corte dei Conti bolla la Spending review come  un «insuccesso parziale»; il Presidente Squitieri dice che «il contributo al contenimento della spesa non è più solo riconducibile a effettivi interventi di razionalizzazione e di efficientamento di strutture e servizi quanto piuttosto a operazioni assai meno mirate di contrazione, se non di soppressione, di prestazioni rese alla collettività… Dai tagli operati è derivato un progressivo offuscamento delle caratteristiche dei servizi che il cittadino può e deve aspettarsi dall’intervento pubblico cui è chiamato a contribuire».
Parlare di «non ottimale costruzione di basi conoscitive sui contenuti, sui meccanismi regolatori e sui vincoli che caratterizzano le diverse categorie di spesa oggetto dei propositi di taglio», è cosa pesante, no? Anche perché poi si osserva che l’economia italiana è «ormai uscita dalla recessione connessa alla crisi del debito sovrano, ma le vicende più recenti confermano il permanere di un quadro ad alto contenuto di incertezza, soprattutto avendo riguardo allo scenario internazionale. In una fase così delicata per il nostro Paese è fondamentale fornire impulso alla crescita economica e all’occupazione, pur nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica»; infine si osserva che «la bassa crescita del PIL e inflazione ai minimi storici rappresenterebbero una combinazione sfavorevole soprattutto per i Paesi come il nostro, impegnati in un difficile percorso di convergenza verso il riequilibrio dei conti e di riduzione del debito pubblico». Tutto ciò non è ‘gufare’, è la fotografia di una realtà.

L’Ocse: la previsione sull’economia mondiale  nel 2016 è stata tagliata di 0,3 punti, a +3 per cento; per il 2017 il taglio è stato anche in questo caso di 0,3 punti, a +3,3 per cento. Tagliate anche le previsioni del PIL dell’Eurozona, di -0,4 punti a +1,4 per cento, mentre le stime sul PIL italiano sono state ridotte a +1 per cento, meno 0,4 punti rispetto alle previsioni di novembre. Anche qui: si gufa? La produzione industriale registra una flessione mensile pari a meno 0,7 per cento; il fatturato dei prodotti industriali meno 1,1 per cento. Nel 2015 le forze di lavoro contano un saldo dei nuovi lavoratori a tempo indeterminato di 80mila persone, in media annua. Il tasso di disoccupazione giovanile è sempre a  18 punti sopra il livello pre-crisi. Gufi?

Ancora, della serie «e’e foderi cumbattono»: le tanto controverse unioni civili. «I numeri in Senato non ci sono», ammette sconsolata Maria Elena Boschi. I voti del Partito Democratico (a parte la tara dei possibili voti di coscienza), e quelli della sinistra alla sua sinistra (SEL e dintorni) non sono sufficienti. «Bisogna cercare alleanze», sostiene con incontestabile realismo. Non è qui, l’’ingenuità’, ‘le fodere che combattono’.

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