mercoledì, novembre 21

I ‘giochi della morte’ della Francia in Africa Ecco uno dei più evidenti fallimenti della politica francese nel continente africano

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Jean-Yves Le Drian, ministro degli esteri francese, venerdì 2 novembre si è recato in visita ufficiale a Bangui la capitale della Repubblica Centrafricana, Paese entrato nel 2013 in una spaventosa guerra civile al cui interno coesistono una artificiale guerra religiosa che contrappone mussulmani e cristiani e tentativi di genocidio.

Le Drian ha assicurato il debole governo centrafricano che la Francia continuerà il suo partenariato storico con la sua ex colonia africana piena di uranio, diamanti, oro e giacimenti petroliferi.  Uno stanziamento speciale di 24 milioni di euro è stato messo a disposizione per contribuire al pagamento arretrato dei salari dei dipendenti pubblici e dei soldati, per lo sviluppo economico dei territori al confine con il Camerun e alla costruzione di ponti in varie parti del Paese.

Ma l’aiuto più importante e atteso dal governo di Bangui è una consegna d’armi. Ufficialmente si parla di 1400 fucili d’assalto, probabilmente dei Famas con munizioni da 45 millimetri fabbricati da Manufacture d’armes de Saint-Étienne e successivamente da GIAT Industries. Questa vendita di armi si inserisce nel sostituzione in atto all’interno dell’esercito francese dei fucili francesi con il HK416, un fucile d’assalto fabbricato dalla ditta tedesca Heckler & Koch, versione migliorata della carabina M4. La consegna d’armi potrebbe essere ben più consistente di quella dichiarata e al riguardo il governo francese preferisce guardare un protettivo riservo.

«La consegna d’armi all’esercito centrafricano avviene in un contesto di stretto rispetto delle norme della Nazioni Unite e di totale trasparenza. È stata decisa in quanto è assurdo formare militarmente dei soldati senza dotarli dei mezzi adeguati per difendersi» ha dichiarato il ministro Le Drian. Il suo omologo centrafricano, Charles Armed Doubane ha confermato la trasparenza di questa consegna di armi.  

Una consegna che avviene due settimane dopo la messa in onda su France 5 del documentario Mon Pays fabrique des armes (il mio Paese fabbrica delle armi) a cura di Anne Poiret, famosa giornalista francese di inchieste internazionali. Si tratta di un’inchiesta supportata da nomi, documenti intercettati, testimonianze e prove inconfutabili sul traffico di armi alle peggiori dittature del Medio Oriente e africane legalizzato dai vari governi francesi.

Un ‘traffico della morte’ che ha come suo apogeo il Rwanda 1993 quando la cooperazione francese acquistò un milione di machete dalla Cina che vennero distribuiti alle milizie genocidarie del regime di Juvenal Habyarimana  sei mesi prima del genocidio. Un machete per ogni vittima dell’Olocausto Africano del 1994… Tra i clienti di prestigio, l’Arabia Saudita, responsabile del genocidio silenzioso nello Yemen e l’EgittoIl documentario della Poiret è stato preceduto da due inchieste indipendenti. La prima di Amnesty International sulla vendita dei blindati francesi al regime militare egizianoLa seconda della Lega dei Diritti UmaniOsservatorio sugli Armamenti, e Federazione per i Diritti Umani in un rapporto recentemente pubblicato. 

La visita di Le Drian e la consegna d’armi potrebbe essere strettamente collegata alla imbarazzante visita a Parigi del Generale Maggiore Salah Gosh, capo dei servizi di sicurezza sudanesi avvenuta lo scorso 10 ottobre. Rachid Said, giornalista sudanese a Parigi, rivela che il vero motivo della visita non ufficiale del Generale Gosh era quello di aiutare la Franciain estrema difficoltà nella Repubblica Centrafricana, in cambio di un suo sostegno per cancellare il Sudan dalla lista degli Stati Terroristi redatta dagli Stati Uniti. Dossier poi ripreso e rilanciato da un sito di notizie: Dabanga gestito dal Partito Comunista Sudanese messo fuorilegge.

«Il Generale Salah Gosh sta aiutando la Francia a riprendere il controllo della Repubblica Centrafricana perduto a favore dei russi in cambio di una attività di lobby di Parigi presso il Presidente Donald Trump affinché elimini il Sudan dalla infame lista», afferma Rachid Said. I servizi segreti avrebbero chiesto al Generale Gosh di far fallire le negoziazioni tra i gruppi ribelli e il Governo centrafricano che sono previste dalla ‘Iniziativa Africana di Pace e Riconciliazione’ supportata dalla Russia. Parigi tenta, tramite il regime sudanese, di riprendere il controllo del Paese africanopieno di diamanti e petrolio, ora sotto l’egemonia di Mosca. Il Presidente Faustin-Archange Touadera ha sostituito l’amicizia con Francois Hollande e con quella con Vladimir Putin che gli regala armi e training militare in cambio del controllo delle risorse naturali del Paese.

Le affermazioni di Said sono indirettamente confermate dallo stesso ministro degli esteri francese in visita a Bangui. Durante la conferenza stampa tenutasi nella capitale della Centrafrica, Le Drian ha ribadito il sostegno di Parigi alla iniziativa di pace lanciata nel luglio 2017 da Nazioni Unite e Unione Africana che favorirebbe gli interessi francesi nel Paese africano. Una iniziativa aspramente criticata da vari diplomatici e osservatori per la mancanza di efficacia.

Nell’annunciare il sostegno politico francese a questa iniziativa di pace Le Drian ha sottolineato la ferma volontà di Parigi di rafforzare la sicurezza nella Repubblica Centrafricana, mettendo in guardia chiunque possieda agende diverse. «Quelli che hanno agende diverse per la Repubblica Centrafricana pagheranno le conseguenze delle loro scelte»Una frase rivolta alla Russia che ha avviato una iniziativa di pace parallela che sembra aver più possibilità di riuscita, ma che è chiaramente a favore di Mosca e sfavorevole a Parigi.

Dal 2017 la Russia sta progressivamente sottraendo alla Francia l’egemonia in Centrafrica. Mentre si assiste ad un ritiro delle truppe francesi nel Paese, ufficiali dell’esercito russo e centinaia di mercenari stanno assicurando, attraverso la loro presenza e attività poco trasparenti, la conquista del ricco Paese africano. Ingenti consegne di armi sono state effettuate da Mosca dopo aver ottenuto dalle Nazioni Unite una esenzione sull’embargo di armi imposto al Centrafrica dal Consiglio di Sicurezza.

Nonostante la propaganda ufficiale elargita dal ministro Le Drian, va ricordato che la Francia dal 2002 interferisce nella politica interna della Repubblica Centrafricana diventando la principale causa della spaventosa guerra civile. Nel 2002 Parigi assolda dei mercenari congolesi forniti dal signore della guerra Jean Pierre Bemba e mercenari sudafricani per difendere il Presidente Petasse dal generale François Bozizé.

Gli sforzi della Francia di difendere il loro ‘burattino’ risultano vani e il 15 marzo 2003 Bosize prende il potere approfittando di una visita all’estero del Presidente Patasse. Dopo dieci anni di conflittualità economica e politica tra Parigi e Bosize, che intendeva promuovere una politica nazionalistica a scapito della Francia, la Cellula Africana dell’Eliseo sostiene i ribelli mussulmani Seleka permettendo a Signore della Guerra Michel Djotodia di spodestare Bozize e diventare il nuovo Capo di Stato.

Anche in questo caso gli intrighi si risorgono contro Parigi. Djotodia e i Seleka attuano una brutale dittatura con chiare intenzioni di trasformare il Centrafrica in una Repubblica Islamica. Il regno di Djotodia dura poco. Il 10 gennaio 2014 Djotodia viene costretto dalla Francia a dimettersi insieme al suo Primo Ministro, e viene nominato Presidente provvisorio Alexandre-Ferdinand Nguendet. Il 20 gennaio 2014 Catherine Samba-Panza, prende il posto di Nguendet, venendo eletta Presidente di transizione della Repubblica Centrafricana grazie al voto del parlamento. 

Purtroppo i miliziani Seleka, praticamente creati dalla Francia, non ci stanno a questo cambiamento di vertice e riprendono la guerra civile. Con un esercito pressoché inesistente il fragile governo chiede nuovamente aiuto alla Francia. In primo tempo Parigi crea una milizia ‘cristiana’, gli Anti-Balaka, da contrapporre ai Seleka. Successivamente, grazie ad una risoluzione ONU, la Francia invia i suoi soldati a sostenere il governo fantoccio e distruggere i Seleka (Operazione Sangaris).

I soldati francesi dopo tre anni di combattimenti sono stati  costretti a ritirarsi nel maggio 2016 dopo aver permesso nel marzo 2016 l’investitura del Presidente Faustin-Archange Touadéra. Il compito di assicurare la pace viene passato alla missione ONU MINUSCA. Touadera riesce a convincere le Seleka ad una tregua permettendo loro il controllo dei territori conquistati. Il secondo passo è il disarmo delle milizie ‘cristiane’ Anti-Balaka. Esse, come le Seleka, dopo essere state la creazione dei piani di Parigi, rifiutano il disarmo e scoppia nuovamente la guerra civile tra le opposte fazioni.

I piani di destabilizzazione francesi, iniziati nel 2002 per proteggere il controllo delle risorse naturali del Paese, rappresentano uno dei più evidenti fallimenti della politica coloniale in Africa. Infatti il beniamino di Parigi, il Presidente Touadera, sta abbandonando la Francia per la Russia. Nonostante questi insuccessi che hanno creato circa 200.000 morti, 1 milioni di rifugiati e distrutto l’apparato amministrativo, sociale ed economico della Repubblica Centrafricana, i francesi non desistono. Ora sono impegnati a recuperare il controllo del Paese sfuggitogli di mano a favore dei russi. Durante la visita del Ministro Le Drian i combattimenti sono continuati nelle regioni nord del Paese e in special modo a Batangafo dove le ostilità sono riprese il 31 ottobre causando la fuga di 10000 persone.

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