venerdì, Aprile 23

I giocatori invisibili della visibile economia indiana field_506ffb1d3dbe2

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Women protesting in Mumbai

L’India, come accade in molti altri Paesi di tutto il mondo, sottovaluta o non apprezza le attività domestiche e il reddito familiare generato dalle donne che impiegano mediamente più di cinque ore ogni giorno a lavorare per il benessere della famiglia, per aumentare la produzione domestica e per soddisfare diverse esigenze familiari essenziali; lo dice Veerle Miranda, nel documento “Cucinare, curare, fare volontariato: il lavoro non remunerato in tutto il mondo”, pubblicato dall’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo.

Questi lavoratori non riconosciuti sono stati i giocatori vitali, ma invisibili, che hanno in gran parte contribuito alla crescita visibile della solida economia dell’India.

«L’India ha i prezzi degli alimentari più bassi al mondo. La capacità di acquisto della classe media e l’aumento della popolazione urbana, l’economia nazionale, continuano a crescere anche in un momento di depressione economica. Il Paese ha un’economia relativamente stabile grazie all’ammortizzatore sociale rappresentato dalla popolazione di donne impegnate nel settore agricolo e non regolarizzate come braccianti», osserva l’attivista per lo sviluppo e ricercatore sull’economia rurale dell’India Vidhya Das, che è anche Consigliere della Commissione della Suprema Corte per il Diritto all’Alimentazione .

«All’interno della forza lavoro retribuito, le donne sono sproporzionatamente concentrate in ruoli informali, al di là del campo di applicazione delle normative sull’industria, il sindacato, le assicurazioni o anche solo sulla raccolta dei dati», dice uno studio dell’OMS su Donne e salute occupazionale.

Secondo le statistiche, il 48,5% della popolazione totale del Paese (1,2 miliardi) sono donne. Mentre la forza lavoro in India è formata dal 33,2% della popolazione totale, oltre il 31,6% di essa – oltre 127 milioni – sono donne. Ma, purtroppo, questa enorme forza lavoro percepisce solo il 19,8% del reddito nazionale dell’India! La stima è approssimativa, perché una gran parte della forza lavoro femminile, lavora in settori non regolarizzati, o è sottopagata o, addirittura, a volte, non retribuita.

In una relazione prodotta dalla Fondazione Heinrich Boll, che fa parte del movimento di influencer politici Global Green Network, e che ha titolo ‘Le mani invisibili’, il professor Jayati Ghosh dice: «Ci sono molti modi in cui le donne sono invisibili per l’economia, e in particolare lo è il loro contributo produttivo. E questo riflette la condizione subordinata della donna nella società, in generale. Ma è molto di più, un riflesso del fatto che molte delle attività che le donne svolgono non sono nemmeno riconosciute come attività produttive, anche se sono assolutamente necessarie per il funzionamento dell’economia».

La forza lavoro femminile totale del Paese, il 92%, lavora in settori non organizzati. L’agricoltura è il quello con la più alta capacità di occupazione, ed è quello con il massimo di donne lavoratrici, in qualità di agricoltori e braccianti. «Se si considera tutta l’India, oltre il 70% delle donne lavorano come braccianti agricoli, cifra che sale all’82% se si considera solo l’India rurale. Ciò significa che le donne stanno facendo la maggior parte del lavoro di semina, diserbo, raccolta. Se gran parte del lavoro è svolto dalle donne, cosa ne ottengono loro, in cambio? Questa è una grande domanda», riflette Vidyha Das.

Sul totale della popolazione, le donne impegnate come operaie in agricoltura sul totale delle donne rurali è del 96%. «Contribuiscono al 63 per cento della produzione agricola, nelle loro mani risiede il benessere di tutta la famiglia e della società; sono le custodi dei beni comuni e rappresentano i semi del fiorente patrimonio culturale del Paese. Eppure, lavorano quasi tutte in settori non organizzati e non hanno né beni né sicurezza economica», aggiunge Das.

In India, il salario minimo per i lavoratori che operano nel settore agricolo è di appena 114 rupie. Anche se vi è una legge per l’erogazione di un’indennità sull’aumento dei prezzi (VDA), di 101 rupie, questa non viene corrisposta in tutto il Paese. Piuttosto, il salario medio dei lavoratori agricoli nel paese rimane a sole 80 rupie. Le donne che lavorano nel settore hanno salari ancora più bassi e, in media, ricevono 70 rupie al giorno! Quindi, l’importo differenziale di circa 45 rupie è come una sovvenzione che ciascuna lavoratrice cede all’economia agricola dell’India. La forza lavoro totale delle donne -nel settore- è di circa 100 milioni, secondo i dati del censimento 2011, queste donne sovvenzionano l’economia indiana con almeno 4,5 miliardi di rupie al giorno e 450.000 milioni di rupie all’anno, se si contano 100 giorni lavorativi ogni anno.

Questa enorme sovvenzione mantiene basso il prezzo del cibo. Il vantaggio di tutto questo va dritto nelle casse aziendali, nelle industrie alimentari e agro-alimentari e nel fatto che i consumatori delle città si avvantaggiano di prezzi più convenienti. Ciò significa che il beneficio dei ‘perdenti’ è quello di sovvenzionare l’economia.

Non si tratta solo dell’agricoltura, perché donne e bambine che lavorano in diversi altri settori non organizzati fanno altrettanto. Molte delle loro attività quotidiane, vitali per la crescita economica, non sono nemmeno considerate, in famiglia o dalla società, come attività economiche!

Mentre il System of National Accounts dell’ONU ritiene che la produzione di beni per il proprio consumo e di lavoro domestico non retribuito siano attività economiche, il bilancio interno indiano non riconosce che svolgere lavori domestici, raccogliere liberamente i prodotti e produrre beni per uso domestico, accanto al lavoro di cura, siano attività economiche.

Il sistema salariale è anche afflitto dalla discriminazione di genere. «Le donne guadagnano il 25% meno degli uomini per lo stesso lavoro, in India», dice il rapporto prodotto dalla fondazione Heinrich Boll Stiftung. In totale, «il lavoro non retribuito delle donne indiane si stima in un valore di 2.130 miliardi di rupie per il 2004-05. Questo è il contributo delle donne all’economia indiana,” aggiunge il rapporto, fornendo anche un termine di confronto con il “sussidio del governo indiano, di 1.700 miliardi di rupie nel 2010-11, sempre inferiore al sussidio delle donne».

Anche se contribuiscono all’economia in modo così notevole, queste donne vengono private dei diritti fondamentali sulla proprietà della terra e sui mezzi di sussistenza. In molti casi, non possono assicurarsi contro i rischi perché non hanno la proprietà sui beni. Ironico che in un paese dove il 75% delle donne lavorano nel settore agricolo, solo il 9% possieda la terra.

Le donne nel settore agricolo non sono nemmeno coperte contro i rischi del lavoro. Anche il suicidio di una contadina o di una bracciante agricola non è incluso nei dati statistici come il suicidio di un contadino, perché «una donna non è classificata come un contadino, ma come la moglie di un contadino, e il suo suicidio non è censito nei dati» afferma Graham Peebles di Crea Trust, nel suo rapporto intitolato “Contadini indiani, intrappolati e disperati”.

Abbastanza sorprendentemente, anche se il disegno di legge nazionale sulla sicurezza alimentare del 2013 è stato presentato come un risultato politico a favore delle persone, il Paese non poteva garantire la sicurezza alimentare a questi produttori alimentari. «Anche se permettono all’economia indiana di crescere ad un tasso del 9%, il 52% delle donne, in India, soffre di malnutrizione; hanno fame anche quando i granai sono pieni e traboccante», dice Das insistendo sul tema dei diritti su terreni, mezzi di sussistenza e risorse naturali a favore delle donne dell’India.

Ma, consapevolmente o inconsapevolmente, questa visione sulla crescita economica dell’India non è mai stata apprezzata dal governo indiano. «La strana anomalia è che proprio il Paese che ospita grandi marchi al dettaglio di tutto il mondo destinati alla sua classe urbana, i produttori alimentari sono le persone che ricevono meno cibo, e mostrano i massimi livelli di denutrizione e fame. L’India è rimasta indifferente alle sue donne per anni e anni» conclude Das..

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

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