domenica, Settembre 19

I furbetti dell'aliquotina field_506ffb1d3dbe2

0

Imu storie

L’ultima viene da Sestri Levante, provincia di Genova. Doveva pagare perché sposato e residente in un luogo diverso da quello del coniuge: peccato, però, che abbia soltanto 10 anni. Sconta probabilmente il fatto che i suoi genitori risiedono in due diverse abitazioni. Storie di ennesima, ordinaria follia fiscale, fra tentativi schizofrenici di raschiare il barile (i pensionati d’oro piangono, ma gli evasori totali continuano a gongolare indisturbati) e tassazioni allegre o allegrotte.

Sui prelievi Imu ha ragione Salvatore Padula, che sul “Sole 24 Ore” di venerdì scorso (Quel bluff tentato dai sindaci sulle aliquote) ha tirato le orecchie ai sindaci furbetti; imbeccato, a dire il vero, da Alessandro Cattaneo (FI), primo cittadino di Pavia e vicepresidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI); aveva fatto sapere, affidandosi a Twitter: “Anche noi comuni dobbiamo essere seri e schietti. Alcuni aumenti #lastMinute#Imu#primaCasa al massimo dell’aliquota sono delle furbate!”.

Parliamo, naturalmente, dei sindaci dei tanti Comuni (Bologna, Catania, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, ecc.) che hanno maggiorato il prelievo minimo Imu fissato per legge, portandolo dall’importo base (il 4 per mille) al 4,5 nei casi migliori e al tetto massimo di un rotondissimo 6 in quelli peggiori. Quegli stessi sindaci, all’annuncio del Governo che la seconda rata dell’imposta sulla prima casa sarebbe stata cancellata ma non per tutti, hanno protestato con una sfacciata sollevazione di scudi. Perché quel che hanno voluto incassare in più, nel 2012 e nel 2013, dovranno ora restituirlo allo Stato. Su chi si rifaranno? Risposta fin troppo facile: sui cittadini, a meno che non si riesca ad attingere altrove per i 400 milioni che potrebbero evitare un ulteriore salasso ai loro danni.

A rimetterci insomma, come sempre, l’ultima ruota di un carro (meglio: di un carrozzone) sempre più sgangherato. Abbandonato anche dai buoi, che non ne potevano più di vederselo piazzato davanti.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->