sabato, Luglio 24

I fratelli Rosselli e quell’idea di Giustizia e Libertà

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Il 9 giugno saranno 80 anni dall’assassinio di Carlo e Nello Rosselli, avvenuto  nel  1937 a Bagnoles de l’Orne, in Normandia,  per mano della francese Cagoule su mandato del governo fascista italiano. Per ricordarli la Fondazione Circolo Rosselli, filiazione diretta del Circolo di Cultura animato dai fratelli Rosselli nel 1920-1924, ha preparato un programma che ha la caratteristica di essere  europeo, di memoria e di ricerca scientifica e anche didattico. Prima entrare nel merito delle importanti iniziative che si svolgeranno a partire dalla prossima settimana, chiedo a Valdo Spini, presidente della Fondazione Circolo Rosselli e autore di varie pubblicazioni sui Rosselli, l’ultima delle quali (Carlo e Nello Rosselli, testimoni di Giustizia e Libertà, Edizioni Clichy, Firenze)  traccia una  biografia della vita  dei due martiri della Resistenza, di ripercorrere col suo aiuto il percorso umano e politico di questi due intellettuali e quale segno, ancor oggi valido, ci hanno lasciato.

Valdo, so che stai incontrando numerosi giovani e che il tuo libro ha anche e soprattutto un valore didattico. Cosa dici loro riguardo a Carlo e Nello Rosselli?  Chi erano i Rosselli e quali le caratteristiche dell’uno e  dell’altro? 

Proprio in questi giorni  ho avuto occasione di parlare ad Aprilia ad una platea attenta, composta anche di giovani, ansiosa di saperne di più su queste due luminose figure della Resistenza. Chi erano? Due giovani, due irriducibili intellettuali fiorentini ebrei ed  antifascisti, appartenenti ad una famiglia dalle grandi tradizioni risorgimentali: nella casa dei Rosselli a Pisa era morto Giuseppe Mazzini,  sotto il falso nome di Mr.Brown e  Giuseppe Nathan, uno dei primi sindaci di Roma  dopo l’unità d’Italia era un loro parente, inoltre il nonno materno aveva partecipato alla difesa della repubblica di Venezia contro gli austriaci nel 1849. Il loro ideale di Giustizia e Libertà per il quale sono morti  è un binomio indissolubile, valido ancora oggi.

Sulle tracce del libro di Spini ripercorriamo brevemente la vicenda umana e politica di Carlo e Nello. Figli di Giuseppe Emanuele (Joe) musicista e   di Amelia Pincherle, una letterata, la prima a scrivere per il teatro nell’Italia unita  (cugina di Alberto Pincherle, ovvero Alberto Moravia) nascono a Roma, ma  poi  a seguito della separazione, seguono la madre a Firenze;   durante la Grande Guerra, Aldo, il fratello maggiore (medico) muore in combattimento, Carlo e Nello negli anni Venti entrano a far parte della cerchia di quei giovani intellettuali guidati da Gaetano Salvemini e della quale fanno parte anche Enesto Rossi e Piero Calamandrei.  Viene fondato il circolo di Cultura e nel ’25,  nasce la rivista clandestina ‘Non mollare’, il cui nome si deve  pare, a Nello. Avrà breve durata per la repressione fascista.  Dopo la laurea e l’insegnamento è l’impegno politico e pubblicistico ad assorbire le loro  esistenze, Nello pubblica un libro su Mazzini e Bakunin, Carlo scrive  il tuo testo teorico sul Socialismo liberale. Lo scrive durante il confino nell’isola di Lipari  ( dove era stato inviato dopo l’arresto, per avere organizzato con Ferruccio Parri  Sandro Pertini e Italo Oxilia l’espatrio di Turati in Corsica).

In sintesi puoi darmi una definizione della loro idea di  Socialismo Liberale?

Riprendo quanto scritto nel libro: è il primo testo italiano di un socialismo che definirei post marxista, il tentativo di operare una sintesi tra i due grandi ideali democratici dell’ottocento e del Novecento, il liberalismo e il socialismo. Scrive Carlo: «il socialismo non è che lo sviluppo logico, fino alle sue estreme conseguenze, del principio di libertà. Il socialismo è…liberalismo in azione. Un socialismo inteso in primo luogo come rivoluzione morale, un socialismo che non si decreta dall’alto, ma si costruisce tutti i giorni dal basso, nelle coscienze, nei sindacati, nella cultura».

Quel  manoscritto   – ricorda Spini nel suo libro – nascosto nel pianoforte  sarà   portato a Parigi, dove verrà pubblicato, dalla moglie Marion Cave, una ragazza inglese conosciuta al British Institute di Firenze dov’era venuta ad insegnare. Nello aveva  sposato Maria Todesco. Da Lipari  Carlo riuscirà a fuggire e raggiungere Parigi. Nello, un economista stimato anche da Luigi Einaudi ( che ne pubblicherà nel ’46 i suoi saggi su Carlo Pisacane e il Risorgimento italiano),  viene continuamente arrestato per complicità col fratello. Nel ’36 allo scoppio della guerra civile spagnola Carlo accorre a Barcellona, a difesa della repubblica, dove organizza la Colonna Italiana, rimanendo ferito. Riesce a raggiungere Parigi dove nel ’37, a nome di Giustizia e Libertà, interviene alla pubblica commemorazione di Antonio Gramsci. Nel giugno del ’37 Carlo è a Bagnoles de  l’Orne, in Normandia per curarsi una flebite. Lo ha raggiunto anche Nello. E’ là che il 9 giugno vengono barbaramente assassinati.  Nove giorni dopo Giustizia e Libertà apre  con il titolo: Mussolini ha fatto assassinare in Francia Carlo e Nello Rosselli. La storia confermerà nel capo del fascismo il mandante dell’assassinio. Avevano trentotto e trentasette anni. Il loro funerale, il 15 giugno a Parigi, fu l’ultima imponente manifestazione dell’antifascismo  europeo. A seguito di ciò e delle leggi razziali le loro figli e figli (tra cui Amelia, che diverrà celebre letterata e poetessa), se ne fuggirono negli Stati Uniti, ritornando a Firenze nel dopoguerra nella stessa casa di via Giusti da cui erano partiti.

Sul loro assassinio certa pubblicistica  di destra ha cercato di individuare altri mandanti….tu nel tuo libro descrivi puntualmente  ciò che accadde quel giorno.

Confermo quanto ho detto e scritto. La loro vettura, una Ford scassata usata da Carlo nella guerra di Spagna, dopo aver accompagnato Marion alla stazione che si recava a  Parigi per il compleanno del primogenito John, ed essersi recati ad Alencon, erano sulla via del ritorno quando, poco oltre la biforcazione della strada 816, a 4 chilometri dal centro di Bagnoles, verso le 19,30  la loro auto veniva bloccata da due auto da cui scendevano sette uomini, quattro dalla vettura che precedeva la loro e tre dall’altra, che li uccidevano barbaramente a colpi di rivoltella e di pugnale, abbandonandoli poi nel  bosco. Il 13 giugno, per concludere l’opera e dare conferma dell’avvenuto delitto, tre esponenti della Cagoule, consegnavano a Torino al ‘dottor Nobile‘ i documenti sottratti a Carlo Rosselli. Cagoule, è il cappuccio,  con cui usavano mascherarsi per le loro sanguinose imprese gli uomini di questa formazione eversiva della destra francese. Nobile in realtà era l’ufficiale Roberto Natale, comandante del Centro Controspionaggio di Torino del Sim, il servizio segreto  italiano alle dirette dipendenze del Ministero degli esteri, che teneva i contatti con l’organizzazione francese. All’epoca  ministro degli Esteri era Galeazzo Ciano. Il suo nome e quello di Filippo Anfuso, diplomatico per il governo fascista e volontario i Spagna a sostegno di Franco, sono emersi  dai quattro processi ( due in Italia e due in Francia)  che si sono svolti. Purtroppo, l’unico dei sicari condannato ai lavori forzati fu un francese reo confesso. Per la ricostruzione del delitto e le responsabilità del governo fascista italiano suggerisco il documentatissimo libro di Mimmo Frassinelli Il delitto Rosselli, 9 giugno 1937, anatomia di un omicidio politico  (edito da  Mondadori).

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