mercoledì, Settembre 29

I film impegnati per bambini. Pro e contro Intervista alla psicologa e psicoterapeuta Stefania Monetta

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I genitori giocano un ruolo fondamentale. É giusto spiegare ad un bambino le emozioni che viaggiano nella testa di noi adulti?

Oltre al ruolo educativo, i genitori sono parte attiva allo sviluppo cognitivo ed emotivo dei loro figli. Questa relazione cresce insieme e attraverso un dialogo costante. Ritengo fondamentale che come tante altre informazioni, anche le emozioni e i sentimenti siano spiegati ai bambini attraverso ad esempio il gioco o la lettura di libri adatti e ne segnalo uno molto divertente “Allegria Gelosia per piccino che tu sia” di Lucia Scuderi, che affronta sentimenti e sensazioni che spesso nei bambini giungono così potenti e improvvisi da coglierli impreparati, sia nel bene che nel male, un libro utile a elaborare e a sdrammatizzare un mondo interiore che talvolta rimane inespresso e confuso.

Anche il pianto e la rabbia a volte possono essere sentimenti positivi ma spesso si tende a reprimerli e cerchiamo di reprimere anche i nostri figli. Dov’è la verità?

La verità è da ricercare nei bisogni dei nostri figli. Il pianto e la rabbia in qualsiasi caso sono utilizzati per comunicarci qualcosa, e da parte nostra il non comprendere questo linguaggio significa non dare la giusta importanza che meritano.

Anche la filmografia oggi cerca di essere sempre più pregnante. Inside out parla delle emozioni più importanti. Un bambino di quattro anni quanto realmente può apprendere?

Anche la filmografia è un canale di comunicazione molto efficace nell’apprendimento dei bambini: per un bambino di quattro anni Inside out è molto rappresentativo di un mondo emotivo con cui ha già avuto esperienza: gioia, tristezza, rabbia, paura e disgusto

Anche “Il Piccolo Principe” che è un classico della letterature è diventato animato. Come si può spiegare in termini semplici la storia ad un bambino?

Il libro racconta di un aviatore in panne col suo aeroplano. In un deserto incontrerà un piccolo principe dai capelli “come il grano” che gli racconterà della sua avventura tra piccoli pianeti. La trama del film, invece, parte da una bambina alle prese con un colloquio per accedere ad una prestigiosa scuola. Sua madre le sta col fiato sul collo ed ha già pianificato gran parte della sua vita: ora per ora. Nella sua nuova casa, la piccola diligente farà conoscenza del suo vicino: l’anziano e bizzarro aviatore. Pure se molto cinema nasce da racconti letterari, ritengo inutile paragonare libro e film, poiché sono due mezzi che hanno linguaggi diversi. Resta un film comunque valido se visto in chiave di rilettura di un classico. In termini semplici, inoltre, quello che spiegherei ad un bambino di questo racconto è il come si creano i legami nella vita ossia le emozioni che possiamo provare, come ad esempio l’amore o l’amicizia, che nel libro emergono tra il principe e la rosa, la volpe oppure l’aviatore. Questo racconto poetico lo sintetizzerei attraverso la citazione del libro “tutti i grandi sono stati bambini una volta … ma pochi di essi se ne ricordano”, quella profondità e semplicità usata da Saint-Exupéry, che facendo finta di parlare ai bambini, in realtà l’autore si rivolge a tutti noi e il racconto offre piani di lettura diversi e sorprendenti: dalla favola al racconto filosofico.

Da un lato Peppa Pig e Masha e Orso e dall’altro Inside out e Il Piccolo Principe: chi è il diavolo e chi l’acqua santa?

Non mi sento di fare una distinzione così netta tra loro, perché in ognuno si racconta qualcosa, seppur con linguaggi diversi: Peppa e Masha sono più comprensibili a bambini di due anni a differenza de Il Piccolo Principe e Inside out, che trovo più adatti a bambini dai 4 anni in su. Sottolineo l’ingenuità di Peppa nel racconto della quotidianità familiare, la creatività di Masha e l’affetto provato da Orso. Apprezzabile Inside out per il tema specifico delle emozioni principali che ognuno di noi prova già da piccini. Il Piccolo Principe un libro per bambini che si rivolge agli adulti come ha affermato dall’autore stesso.

Il cinema deve fare il suo dovere, noi genitori anche. Altrimenti il rischio che i nostri figli finiscano come la protagonista della canzoncina ‘Le tagliatelle di nonna Pina’ dove la bimba è costretta a svolgere milioni di attività collaterali alla scuola e il fine settimana piomba in letargo per una sovraesposizione è alto. Siamo sicuri che le attività extrascolastiche e i film pregnanti siano necessari per la crescita culturale dei nostri figli?

 

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