mercoledì, Settembre 22

I dubbi sulla Riforma Costituzionale

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La riforma Costituzionale è quella a cui tiene di più l’esecutivo guidato da Matteo Renzi, ma è anche la più criticata e osteggiata. E’ sembrato qualche volta vacillare anche il patto del Nazareno tra il Pd e Forza Italia, e i detrattori anche a Sinistra o tra il Movimento cinque stelle,  si sono scatenati parlando di spostamento dell’equilibro dei poteri, ipotizzando persino orientamenti sovversivi. Il Governo tuttavia, sembra voler tirare avanti, innamorato della propria idea, anche se questa potrebbe travolgere completamente l’impianto costituzionale voluto dall’assemblea costituente del 1948.  

Tra chi ha dei dubbi su una parte della riforma c’è anche il professore Antonio Saitta, titolare della cattedra di Diritto Costituzionale e prorettore dell’Università di Messina, chiamato in qualità di esperto costituzionalista nella I Commissione Affari costituzionali del Senato, presieduta dal deputato Pd Anna Finocchiaro. Saitta ha espresso alcune valutazioni sul ddl 1577 di cui la Commissione si sta occupando. In sostanza, il docente messinese, pur dichiarando di condividere la necessità della riforma, ha mosso alcuni rilievi critici ai contenuti del disegno di legge in discussione.  In particolare,  ha sottolineato come “ulteriori ricorsi allo strumento della delega legislativa, incrementi lo spostamento del concreto esercizio della funzione legislativa dal Parlamento al Governo”. È introdotta infatti, una corsia preferenziale per i disegni di legge del governo, con l’eccezione delle materie di competenza del senato, delle leggi elettorali, di quelle di ratifica dei trattati internazionali e di quelle per cui è prevista una maggioranza speciale. Forti perplessità Saitta le ha espresse anche sulla razionalizzazione della rete organizzativa delle Prefetture, che rivedono le competenze e le funzioni attraverso la riduzione del numero, il rafforzamento dell’esercizio delle funzioni di coordinamento e il conferimento di ulteriori compiti e attribuzioni di collaborazione interistituzionale. Il costituzionalista ha poi spiegato di essere critico anche sul riordino delle Forze dell’Ordine, sull’abolizione dei segretari comunali e sulla legislazione relativa al pubblico impiego.

 

Professore Saitta perché secondo lei la riforma del Governo è sbilanciata verso l’esecutivo?

Il contenuto di alcune deleghe previste dal ddl è apparso troppo ampio e generico. Si prospetta un utilizzo sempre maggiore di decreti legge e decreti legislativi, come già avviene, tradendo l’originaria funzione legislativa del Parlamento. Anche se i contenuti del ddl formalmente rispettano la Costituzione, creano uno squilibrio tra le funzioni dell’esecutivo e quelle  Parlamento. Già praticamente durante l’ultima  legislatura si è fatto un decreto legislativo al giorno, un abuso che non è più un’eccezione.

In  Commissione Affari Costituzionali lei ha sollevato anche la questione relativa alla riorganizzazione delle Prefetture e delle Forze dell’Ordine, cosa non la convince ?

Mi sono occupato dell’art. 7 che, per un verso disciplinerebbe un nuovo assetto delle Prefetture quando ancora non è stata riformata la Costituzione, paventando il rischio che con l’approvazione della modifica dell’art. 97, anche la legge Delrio dovrà essere adeguata all’intervenuta modifica geografica delle competenze prefettizie, dall’altro, nella lettera a dello stesso articolo, affiderebbe la razionalizzazione dei corpi di Polizia ad una delega al Governo dai contorni amplissimi e sostanzialmente indeterminata. Per quel che riguarda le Prefetture in un momento nel quale sono in atto delle nuove valutazioni sulle competenze dei Liberi Consorzi e delle Città metropolitane che andrebbero a sostituire le Province, si dovrebbe prima aver un quadro completo delle diverse funzioni, prima di scegliere come determinare il futuro delle Prefetture. Per quel che riguarda le Forze di Polizia, anche in questo caso, procedere con la possibilità di razionalizzare i rapporti tra i vari Corpi e condividere strutture, catene di comando o acquisizione di mezzi, dovrebbe presupporre decisioni delicate che andrebbero discusse e condivise con il Parlamento.

Lei è anche contrario alla soppressione dei segretari comunali, quali sono le motivazioni che la spingono ad avere delle perplessità ?

Sull’ipotizzata soppressione del ruolo dei segretari comunali, bisogna notare che la figura in questione risponde ad un’idea antica e persistente (persistente sin dalla riorganizzazione voluta da Cavour, fino alle riforme degli anni Novanta) secondo la quale le amministrazioni hanno due vertici: uno di indirizzo politico e l’altro strutturale. Aldilà di questo aspetto i segretari comunali rappresentano un corpo di funzionari pubblici spesso di non comune competenza professionale che, all’interno dei Comuni, soprattutto piccoli e medi, rappresentano un prezioso riferimento di competenze. Diminuire i controlli di legittimità interna, non migliorerà l’efficienza della pubblica amministrazione, soprattutto in un periodo dove, sempre più spesso, i dirigenti sono a contratto e non hanno un’ esperienza amministrativa adeguata.

Infine, sulla riforma legislativa sul pubblico impiego ha notato altre incongruenze, quali ?

Quanto al pubblico impiego di cui all’art.12 ritengo che la proposta originaria abbia una certa ambiguità di base. Non si capisce se la delega affidata al governo sia diretta ad emanare un testo unico compilativo della legislazione esistente ovvero innovativo. Se questa è l’ipotesi mi pare che la delega sia troppo ampia ed autoreferenziale. C’è una grande differenza tra  riordinare le norme già esistenti in un testo unico o riscriverle interamente. 

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