mercoledì, Ottobre 27

I dubbi eurasiatici della Bielorussia Lukashenka e il tiro alla fune diplomatico con Mosca

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AlmatyMaggio è il mese decisivo per la firma del trattato che segnerà la nascita dell’Unione Economica Eurasiatica. Nonostante le sporadiche dichiarazioni di «preoccupazione per lo stato delle cose in Ucraina», sia la Bielorussia, sia il Kazakistan non avevano posto condizioni problematiche al proseguimento delle negoziazioni con la Russia per la firma del documento che dovrebbe permettere il balzo all’attuale Unione Doganale e creare un’unione economica sul modello europeo. L’aggettivo ‘eurasiatico’, tuttavia, è da considerare nella nuova concezione putiniana; rispecchia poco il progetto ideato dal presidente kazako Nursultan Nazarbayev nel 1994, e ancor meno il progetto geopolitico-nazionalista del pensatore russo Aleksandr Dugin. Il presidente russo Vladimir Putin, invece, ha tolto qualsiasi sfaccettatura ideologica al progetto e vorrebbe che dall’unione economica la Russia ottenesse alcuni vantaggi politici e di influenza sui propri vicini.

La Bielorussia ha giocato nelle retroguardie durante questo periodo, dimostrando vicinanza al Cremlino, ma ultimamente ha scelto di prendere le dovute distanze e alzare la voce. Il titolo a tutta pagina del giornale ‘Kursiv‘, settimanale pubblicato in Kazakistan, citava l’intervento di Alyaksandr Lukashenka al summit di Minsk: «E allora vorrà dire che faremo l’Unione Eurasiatica tra dieci anni». Come è possibile che quello che tutti consideravano come il Paese più vicino a Mosca mandi questo messaggio, con la fima alle porte? La Bielorussia sembra essersi comportata da attendista fino a fine aprile, dato che le statistiche sugli scambi economici all’interno dell’Unione Doganale la favorivano. Adesso, tuttavia, con la prospettiva del ‘deepening’, di un’integrazione più radicata, Lukashenka vuole porre le proprie condizioni. Al summit di Minsk di fine aprile, il presidente bielorusso ha dichiarato di non voler firmare un documento le cui condizioni sono sfavorevoli al suo Paese. «L’Unione Doganale è ancora imperfetta – ha detto Lukashenka – bisognerebbe assicurare da subito la completa libertà di movimento dei beni all’interno dell’Unione; se il progetto di perfezionamento dovrà durare dieci anni, allora perché firmiamo nel 2014?».

La prossimità di Lukashenka alla Russia di Putin lasciava immaginare che proprio la Bielorussia non rappresentasse un ostacolo per i piani del Cremlino. Dopo due mesi di intenso lavoro per i gruppi anti-eurasiatici in Kazakistan, Putin e il suo ministro degli esteri Sergei Lavrov potevano aspettarsi un attacco diplomatico dall’immenso Paese centroasiatico, ma non dal vicino occidentale. Non è un caso che tale dichiarazione sia stata ripresa in pompa magna dalle pubblicazioni centroasiatiche in Kazakistan e Kyrgyzstan. Buona parte dell’editoria privata, anche se non contesta nient’altro ai presidenti e ai primi ministri, si permette di mettere in discussione il progetto eurasiatico ideato da Putin. Per molti è diventato un progetto neo-coloniale, non una riedizione in chiave post-ideologica dell’Unione Sovietica. Se i Paesi confinanti con la Russia hanno voglia di unire le forze per fronteggiare il nuovo ordine economico mondiale, Mosca invece sembra quasi usare questo ‘eurasianismo’ per definire la propria identità, il proprio percorso di civiltà alternativo a quello occidentale e infine per coalizzare la popolazione all’interno dei propri confini sotto una bandiera comune.

Qualche giorno dopo il suo intervento di Minsk, Lukashenka ha fatto rientrare la minaccia: «la Bielorussia non bloccherà la firma del trattato», ha detto. La dichiarazione del presidente bielorusso cadde nel ‘Giorno della Vittoria’, il 9 maggio, in maniera per niente casuale. Il 29 aprile, a un mese esatto dalla cerimonia per la firma, Lukashenka dice no. Il 9 maggio, ricorrenza della presa di Berlino da parte dell’Armata Rossa nel 1945, Lukashenka dice sì. A guardare oltre le date e il simbolismo della diplomazia bielorussa, si intravede il problema economico che aveva bloccato le negoziazioni: la libera circolazione del petrolio e dei prodotti petroliferi prodotti in Bielorussia. Il protezionismo energetico russo non piaceva a Lukashenka, che ha fatto notare la posizione svantaggiata del proprio Paese, qualora vi fossero dazi interni. Nel 2013, le quote imposte dall’Unione Doganale erano costate alla Bielorussia qualche miliardo di dollari e Lukashenka non vorrebbe che la medesima situazione si ripresentasse con la firma del trattato. La Russia ha concesso il libero transito di petrolio (la quota annuale è di 23 tonnellate) in cambio dei dazi doganali che la Bielorussia riceverà dall’esportazione dei prodotti petroliferi al di fuori dell’Unione Doganale.

L’accordo è temporaneo, ma la Bielorussia ha desistito dal chiedere di più, probabilmente dietro la promessa di un prestito da Mosca per ripianare la situazione economica interna. Dato che l’Europa continua a essere il mercato più importante per il petrolio russo (e in prospettiva anche per il gas), il Cremlino ha deciso di evitare intoppi e ‘comprare’ il consenso bielorusso. Se la geografia è importante a ovest, questa pare meno rilevante a sud-est: nonostante la Russia abbia chiesto al Kazakistan la disponibilità a utilizzare gli oleodotti centroasiatici per soddisfare la domanda (e i contratti) con la Cina, Nazarbayev non ha replicato il comportamento del suo omologo bielorusso e si è dimostrato più cauto. Forse non vuole ulteriormente fomentare il movimento nazionalista alla base delle proteste anti-eurasiatiche di questi ultimi mesi.

Alla fine di maggio tutto andrà come da copione. A leggere le dichiarazioni delle leadership e ad ascoltare le parole degli esperti, non si prevedono smottamenti diplomatici, neanche alla luce degli sviluppi della situazione in Ucraina. Al contrario, sarà interessante vedere quante e quali richieste saranno avanzate dai Paesi più deboli in questo ‘ingiusto matrimonio’ (neravnyi brak), come viene comunemente chiamata l’Unione Economica Eurasiatica. Nel frattempo, i festeggiamenti si stanno preparando nelle varie capitali e nessuno vuole rovinare la festa al trio Putin-Nazarbayev-Lukashenka.

 

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