mercoledì, Aprile 21

I dubbi di al-Sisi field_506ffb1d3dbe2

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Cambia nuovamente il panorama politico egiziano, in un Paese al centro di trasformazioni continue e di un’instabilità che pare cronica. Lunedì scorso, è giunta all’improvviso la notizia delle dimissioni del Primo Ministro Hazem el-Beblawi e della sua squadra di governo. El-Beblawi, giunto al potere lo scorso 9 luglio dopo che l’Esercito ha rimosso con un colpo di stato il Presidente egiziano Mohamed Morsi, si è astenuto dal fornire spiegazioni riguardanti la sua decisione. Una serie di pressioni ha messo negli scorsi mesi in difficoltà il Governo di el-Beblawi: da un lato le polemiche con le ali più intransigenti e vicine all’Esercito, che sostenevano che l’approccio di el-Beblawi nei confronti della Fratellanza non fosse abbastanza rigido; dall’altro le spinte della piazza egiziana, alle prese con una situazione economica estremamente difficile.

Hazem el-Beblawi, economista 77enne con una lunga esperienza all’interno del Fondo Monetario Arabo e alle Nazioni Unite, venne scelto a luglio proprio per le sue competenze economiche, dovendosi trovare ad affrontare con la massima urgenza i tanti squilibri che stanno portando alla rovina le finanze egiziane. I suoi tentativi di razionalizzare la spesa pubblica egiziana e mettere ordine ai conti statali non hanno però avuto un buon esito. Nello scorso mese, una lunga ondata di scioperi e malcontento si è scatenata in seguito alla recente riforma del salario minimo nel settore pubblico, che ha lasciato fuori categorie importanti come dottori, poliziotti, lavoratori del settore tessile e conducenti di automezzi pubblici. Adly Mansour, attuale Presidente egiziano ad interim, si è schierato dalla parte di el-Beblawi, sottolineando come l’economista abbia preso in mano le redini del Paese nel momento in cui «il peso dei problemi della nazione, accumulatisi nell’arco di decenni, era divenuto immenso, sia in termini di deterioramento economico che di marginalizzazione di un ampio numero di differenti segmenti della società».

Secondo numerosi osservatori, la mossa a sorpresa di el-Beblawi potrebbe però essere stata indotta dalle pressioni del Capo dell’Esercito e Ministro della Difesa del suo governo, il General Abdel Fattah al-Sisi, il vero uomo forte della politica egiziana contemporanea. Probabilmente prossimo ad annunciare la propria candidatura nelle prossime elezioni presidenziali, al-Sisi doveva però rimettere il proprio incarico ministeriale – oltre a quello di Capo delle Forze Armate – prima di poter intraprendere la corsa elettorale.

Nelle prime ore di martedì 25 febbraio, è giunta conferma riguardante il nome del successore di el-Beblawi: si tratterà di Ibrahim Mahlab, già Ministro dell’Edilizia nel Governo di el-Beblawi. Mahlab, attivo in un’azienda pubblica di costruzioni, renderà nota nel giro dei prossimi giorni la lista dei ministri che dovrà portare a termine nei prossimi mesi la fase di transizione verso le elezioni presidenziali. Qualora al-Sisi non dovesse comparire all’interno della lista, si potrebbe avere un’importante conferma riguardante la sua prossima candidatura presidenziale.

Nonostante le varie indiscrezioni, rimangono alte le incognite riguardanti la possibilità di una candidatura del Generale al-Sisi. Dopo che nel tardo mese di gennaio al-Sisi aveva ottenuto l’appoggio unanime alla candidatura da parte del Supremo Consiglio delle Forze Armate e dopo la visita diplomatica in Russia, dove anche Vladimir Putin in persona aveva mostrato il proprio apprezzamento nei suoi confronti, hanno iniziato a circolare pareri discordanti riguardo un presunto ripensamento da parte del Generale. Fonti interne al suo staff fanno infatti sapere che al-Sisi non ha attualmente intenzione di cedere il proprio incarico ministeriale.

Al centro di un culto personale presso ampie porzioni del popolo egiziano in seguito alla sua presa di posizione contro il Governo Morsi, al-Sisi è però anche visto con sospetto da chi ritiene che i militari si siano impadroniti della Rivoluzione egiziana e stiano cercando di guidare il Paese in maniera autocratica. «Abdel Fattah al-Sisi è ancora al vertice di un’onda di crescente popolarità in seguito al suo supporto fortissimo per la caduta dell’ex Presidente Mohamed Morsi nel luglio del 2013. Il kingmaker è ampiamente atteso all’ingresso di una corsa presidenziale in cui correrà incontrastato» scrive Mohammed Fouad sul ‘Daily News Egypt’.

E’ ampio il numero di sfide che il successore di el-Beblawi si troverà ad affrontare, nell’arduo tentativo di stabilizzare la situazione politica interna e migliorare le condizioni di vita dei propri cittadini. Sarà inoltre cruciale individuare una maniera per rispondere ai problemi legati all’esplosione del terrorismo jihadista nella Penisola del Sinai, dove ampia parte del territorio nazionale è ormai in mano alla militanza islamista di Ansar Bayt al-Maqdis.

«La promozione di Mahlab, che era un membro del partito politico governante di Hosni Mubarak, arriva nel mezzo di una crescente critica nei confronti dei governatori militari per via del loro tentativo diriabilitare le istituzioni e le facce dell’era autocratica dell’Egitto» scrivono sul ‘New York Times’ Mayy al-Sheikh e Kareem Fahim. «Dopo mesi di silenzio, una discussione pubblica cauta sta affiorando riguardante le accuse di tortura da parte dei servizi di sicurezza, e la detenzione di migliaia di prigionieri politici. C’è anche stata una rara, ma sensibile, protesta popolare riguardante la possibile candidatura del Generale al-Sisi e il ritorno dell’Egitto alla legge militare».

I prossimi mesi saranno cruciali per determinare il futuro dell’Egitto: in primo luogo, sarà necessario comprendere il livello di riformabilità del sistema di sussidi pubblici su energia e beni di prima necessità che sta minando da anni la stabilità delle finanze egiziane; quindi occorrerà trovare una soluzione alle frequenti interruzioni dell’energia elettrica, problema che causa danni alle imprese locali e cui è difficile porre rimedio.

 

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