sabato, novembre 17

I dodici piccoli calciatori thailandesi e la loro eredità mediatica Le vicende del salvataggio della squadra di piccoli intrappolati nelle caverne di Tham Luang hanno incollato alla tv milioni di telespettatori in tutto il mondo: ora chi trae vantaggio da tutto questo

0

Da Mission impossible a Mission accomplished, da Missione impossibile a Missione Compiuta: questo è lo slogan che va per la maggiore in Thailandia, in risposta ai tanti pessimisti che avevano popolato il panorama del mondo reale e di quello mediatico intorno alle grotte di Tham Luang, nella Provincia di Chiang Rai dallo scorso 23 giugno. Diciotto giorni di ansia, preghiere e speranza. Nel mezzo, non ci si è fatti mancare nulla: dodici piccoli ragazzi di una squadra di calcio ed il loro allenatore intrappolati nelle oscure cavità di roccia, acqua melmosa e profonde vasche di acqua di colore rossastro e torbide, operazioni di recupero altamente rischiose ed in condizioni difficilissime, ostacoli di ogni portata e livello, carenza di ossigeno, oscurità, sezioni dei percorsi inondati d’acqua e corridoi di roccia infidi e imprevedibili.

Un soccorritore, un Navy SEAL Thailandese, morto per carenza d’ossigeno tornando dal lungo percorso solcato a ritroso, dopo aver contribuito alla sopravvivenza dei tredici intrappolati. In base a tutto ciò, risulta chiaro come mai sia subito balzata in mente ad alcuni produttori americani di realizzare un film su tutta la vicenda. Tutti i cardini del linguaggio filmico d’azione sono compresi, dalla tensione, alla nascita dei nuovi eroi, dai piccoli stremati, feriti e che scrivono accorati delle lettere per rassicurare i propri genitori, dalla morte alla vita ed alla rinascita dalle cavità allagate, impervie e oscure. Da Hollywood è partito un altro team, non di sommozzatori o infermieri o medici ma film maker scaltri ed affamati di trame di successo, popolari, che catturano facilmente il potenziale spettatore-cliente, non dobbiamo dimenticare, infatti, anche il mondo della pubblicità e degli spot televisivi, tutto l’indotto della oggettistica e delle strumentazioni utilizzate nelle operazioni di recupero nelle caverne sommerse di Tham Luang, saranno da ora in poi su tutte le pagine dei giornali e nei canali televisivi, orologi, mute subacquee, respiratori, torce elettriche da accendere in caso di emergenza e così via. Tutto questo sarà un gran bel film un giorno o l’altro”, è stato sentito profferire un produttore hollywoodiano che ha raccolto così, il sentimento popolare sicuramente ampio quanto tutto il villaggio mediatico di Marshall McLuhan.

Nello specifico la Pure Flix, la casa cinematografica interessata a trarre un film da questi eventi, per bocca del suo manager Michael Scott ed il co-produttore Adam Smith hanno condotto interviste preliminari tutt’intorno all’area di Tham Luang dove si sono svolte le operazioni di salvataggio dei 12 ragazzi intrappolati e del loro allenatore. Non si tratta di cose piccole. La Pure Flix ha sede a Scottsdale, Arizona e Los Angeles e si descrive come una società che distribuisce film basati sulla fede e sulla famiglia. Il suo film più importante è “Dio non è morto” (del 2014) che è stato prodotto con un investimento di due milioni di Dollari USA e ne ha incassati circa 70.

Cosa resta di questa vasta operazione di recupero e messa in salvo di vite umane, tra le più grandi e complesse che si possano ricordare nella Storia di questo settore? Innanzitutto il fulgido esempio di Samarn Kunun , Navy SEAL thailandese che ha sacrificato la sua vita perché i piccoli dodici calciatori ed il loro Mister potessero continuare a respirare e vivere nelle grotte, in attesa del salvataggio finale. Un salvataggio cui non ha potuto assistere.

Lo sguardo pacato ma fermo di Narongsak Osottanakorn, il Capo delle operazioni di recupero e salvataggio, con la sua fermezza raccolta ed apparentemente fredda, ha tenuto testo ad una montagna di stress, in mezzo ad un fiume di una novantina di addetti, sub ed esperti in recuperi in condizioni ambientali difficili provenienti da USA, Europa, Cina, Giappone, Australia e Thailandia, ovviamente.

La folla di inviati provenienti da tutto il mondo, con le loro troupe, le lampade, le connessioni difficili nel maltempo e la pioggia. I monaci raccolti in preghiera, con molti familiari dei bambini chiusi nelle caverne e gente proveniente da ogni dove; gruppi di preghiera anche in casa, alternandosi alla luce azzurrognola delle tv accese pure nel cuore della notte per seguire tutte le fasi di salvataggio.

Si è trattato di uno degli eventi televisivi maggiormente seguiti nella Storia moderna della Thailandia, share raramente raggiunti nemmeno con serial popolari o dibattiti politici accesi, quando non c’è la dittatura militare al potere come accade dal 2014, data dell’ultimo golpe dei militari Thai. Anche l’ex Generale Prayuth Chan-ocha, oggi a capo della dittatura militare che ha più volte rimandato la data delle elezioni democratiche fino a fissarle per Febbraio 2019, ha fatto passerella in tv ed ha portato il suo incoraggiamento nei pressi delle cavità di Tham Luang.

A molti, in Italia, la vicenda delle grotte sommerse di Tham Luang in Thailandia ha ricordato quella tragica di Alfredino Rampi, il bimbo che nel 1981 rimase incastrato in una cavità angusta a Vermicino, dove l’allora Presidente Sandro Pertini portò il cuore triste della Nazione in trepidante e speranzosa attesa poi tragicamente colpita dall’insuccesso delle operazioni di salvataggio ed alla morte del povero piccolo stretto nella terra. Nel caso thailandese, grazie al Cielo, tutto si è risolto positivamente per il gruppo di bambini-calciatori e per il loro allenatore, sebbene tutto sia velato di tristezza per la morte del sub infermiere Samarn Kunun.

Altri osservatori di cose thailandesi, hanno fatto notare che -in questo modo- la Thailandia ha mostrato un volto meno chiuso al solidarismo che giunge dall’estero (quando ci fu lo Tsunami nel 2004 alcuni volontari di ONG e stranieri che vollero prestare soccorso furono sottoposti a procedimenti di Polizia e talvolta arrestati perché non avevano ottemperato alle pratiche relative al “work permit”). Inoltre, la Giunta trarrà certamente vantaggio -affermano gli esperti dell’area- nell’aver applicato una logica di low profile nell’interagire coi media internazionali e mostrando una pacata fermezza nel filtrare notizie ed informazioni. Un volto di credibilità che i militari potrebbero ulteriormente spendere quando ve ne sarà l’opportunità dentro e fuori l’agone politico thailandese.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore