venerdì, Settembre 17

I diritti chiassosi degli omosessuali

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Un asilo a Milano ha deciso di festeggiare il 19 marzo, la festa del papà, in modo alternativo, nel rispetto di alcuni bambini di coppie omosessuali. Si è pensato, cioè, di dare più spazio ad altro e di ridimensionare il tempo per la realizzazione dei classici ‘lavoretti’ e biglietti di auguri. E’ scoppiata una polemica mediatica, sostenuta da molti genitori e non solo. Cosa pensa a riguardo? Ritiene che sarebbe eccessivo cancellare una festa in funzione di una serenità sociale più vicina a tutti i bambini?

Ci sono tante serenità che si possono donare ai bambini: giocare, correre, istruirsi. Per i bambini di una certa età credo che valga la pena confrontarsi con bambini che hanno altre situazioni familiari. È importante che i bambini di famiglie eterosessuali conoscano bambini di famiglie omosessuali e viceversa. Credo che la serenità non venga garantita dallo status quo. La serenità è qualcos’altro. Credo sia eccessivo cancellare una festa per la serenità di tutti i bambini perchè poi si torna in un dogmatismo che dovrebbe non esserci.

 

Dal punto di vista educativo, come pensa che si possa gestire la complessità della realtà sociale di oggi, fatta di differenze etniche, religiose e familiari? Come si può insegnare ai bambini la tolleranza?

Credo che tollerare non voglia dire amare o accettare. La tolleranza è una parola che non mi piace, come la parola ‘diversità’. Credo che conti la comprensione e la conoscenza di se stessi e degli altri. Qui la tolleranza c’entra poco. È più educativo conoscere sè e l’altro senza, però, illudersi di poter condividere sempre, con tutti, questa comunione di conoscenza. Perchè alcuni mancano della conoscenza basilare, razionale per condividere qualcosa e per abbattere le barriere.

 

Crede che il nostro Paese sia ancora molto lontano dall’attuazione di una reale coerenza tra l’ideale di tolleranza e le concrete norme educative, giuridiche e sociali?

Per quanto riguarda gli omosessuali, è stato attestato che il nostro Paese è discriminatorio, se pensiamo che un omicida possa sposarsi e avere figli e un omosessuale no. Il contratto matrimoniale, per esempio, è un contratto giuridico che non ha a che fare con la natura. Eppure, ancora oggi, qui i cittadini omosessuali non possono sposarsi e si fa appello alla natura. Che poi cos’è la natura? Insomma ci sono molte specie che hanno relazioni omosessuali.

 

Quindi anche se volessimo appellarci alla natura per opporci al diritto degli omosessuali di unirsi in matrimonio, non stiamo parlando di nulla?

Stiamo parlando di molto poco, ecco.

 

Quale crede che sia l’ostacolo maggiore, nel nostro Paese, per una più concreta comprensione dei diritti degli omosessuali?

Credo che si riduca tutto a certi politici e ai problemi che i politici hanno nei confronti di sè stessi. L’ostacolo maggiore dipende dalla politica del nostro Paese, ma anche dal non riconoscere che una parte dei cittadini italiani è omosessuale. Certe volte mi sembrano discriminati come gli ebrei e perchè mai? Non c’è alcuna ragione.

 

Il nodo della questione, a questo punto, diventa l’urgente necessità di colmare la distanza tra persone diverse. Ciò si intreccia inesorabilmente con l’esigenza di smascherare quelle polemiche vuote e sterili che non sanno comunicare perchè irretite nel bisogno di una certa stabilità e di una profonda dogmatizzazione. Come se fossimo in balìa di un mare in tempesta e, per sopravvivere, bisognasse aggrapparsi al primo scoglio disponibile, aspettando che passi presto. E se questa non passasse?

 

 

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