venerdì, Luglio 30

I diritti chiassosi degli omosessuali

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Affrontare il tema dell’integrazione quando si parla degli omosessuali e di tutta la sfera sociale e giuridica complessa che li riguarda, è come avere a che fare con una ‘patata bollente’. In un contesto sociale come il nostro, dove certi fatti diventano una questione mediatica e politica, accade che si perda di vista il nodo in cui si aggroviglia il fatto, specialmente se questo ha a che fare con i diritti degli omosessuali. È questo che è successo in un asilo di Milano, dove le maestre hanno deciso di festeggiare diversamente la festa del papà. L’iniziativa prevede un ridimensionamento del tempo da dedicare ai classici lavoretti e ai biglietti di auguri indirizzati ai papà, a favore di una festa sulle origini delle etnie. Il fatto ha suscitato molte polemiche, indirizzate contro un presunto eccesso a fare gli interessi di alcuni bambini frequentanti l’asilo, figli di coppie omosessuali. Ma il nodo in cui si sono aggrovigliate le polemiche, al di là dell’iniziativa e della sua discutibilità, sicuramente ha a che fare con un’incomunicabilità e con la distanza tra la società, poco realistica, delle tradizioni, e la società più complessa e reale delle differenze, che chiede continuamente un dialogo, un confronto e un cambiamento della comunità. Insomma, il passo tra il confronto e lo scontro è molto breve, specialmente se parliamo di certe questioni.

E se l’incapacità sociale e umana di comunicare e di confrontarsi costituisce un nodo complesso, lo è sicuramente perchè si intreccia con pregiudizi difficili da ‘maneggiare’. Abbiamo chiesto a Nicla Vassallo, filosofa e docente  presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Genova dove insegna Filosofia teoretica, come trattare questa ‘patata bollente’.

 

Nel suo libro  Il matrimonio omosessuale è contro natura. Falso!, lei ha parlato di quanto spesso manchi la conoscenza dei presupposti teorici di base su cui le persone fondano espressioni come ‘normalità’ e ‘contro natura’ e, dunque, spesso si cade in vuote polemiche per opporsi all’integrazione totale degli omosessuali nella società moderna. Quale ritiene sia la chiave per smascherare queste polemiche vuote?

Sicuramente il ragionamento è un fattore importante. Per non pensare al fatto che non dovremmo avere persone che non ragionano e che ci governino. È facile discriminare persone che non condividono le tue scelte, fin troppo facile. È difficile, invece, confrontarsi con persone che non condividono le tue scelte, non solo sessuali. Il dialogo è sicuramente importante, ma non il tipo di dialogo che abbiamo oggi in Italia. La cosa che mi disturba è che c’è una sorta di ipocrisia: si fa finta di dialogare, se uno guarda bene, in realtà, non è dialogo, è uno scontro, e ognuno resta delle proprie convinzioni. Non c’è educazione all’argomentazione.

 

Se ‘normale’ o ‘contro natura’ sono categorie tanto stabili quanto vuote, quale tipo di polemica riterrebbe più accettabile  e prenderebbe in considerazione in materia dei diritti degli omosessuali?

Direi nessuna. Cioè, se il dialogo è volto ad ascoltarsi, capirsi, se l’interlocutore è disponibile a mettersi in discussione, vanno bene anche le polemiche. Ma spesso non c’è un dialogo vero. Il pregiudizio finisce con l’essere la normalità, anche in chi ci governa.

 

In funzione di una piena integrazione, la società cosa può fare, secondo lei, concretamente per ridurre il divario tra le esigenze della società delle differenze e quelle della società delle tradizioni?

Il problema è che l’Illuminismo in Italia non è arrivato, non c’è la ragione. Per questa società è difficile provare a ragionare. Non è questione di razzismo o di ipocrisia. È una difficoltà. Forse bisognerebbe educare i cittadini a non essere egoisti e a riflettere. Molte persone non si fanno mai una domanda in più. Non si chiedono mai se sono eterosessuali o meno, non si chiedono a monte cosa piace loro e questo è il vero ostacolo. Beh, del resto se offrono solo gelato al limone si mangia solo gelato al limone.

 

Che cos’è e che valore ha per lei la tradizione (etica, sociale, giuridica) del nostro Paese? Cioè: questa può bastare, secondo lei, a fondare ragionevoli e valide polemiche contro alcuni diritti degli omosessuali, per esempio quello di unirsi in matrimonio (diritto per il quale il Paese era stato condannato da Strasburgo e i gay si erano fatti chiassosi parecchio) o di adottare bambini?

Se fossimo rimasti tradizionali forse saremmo ancora all’età della pietra. Si parla di famiglia tradizionale, ma ci sono stati tanti tipi di famiglie tradizionali nel mondo e ce ne sono ancora oggi.

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