sabato, Maggio 15

I Desaparecidos Tamil e Cingalesi field_506ffb1d3dbe2

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Tredicimila. Sarebbe questo l’ammontare dei casi denunciati o segnalati sul quale sta indagando la Commissione di Inchiesta nominata dal Governo di Colombo per investigare sulle migliaia di sparizioni consumatesi durante la lunga guerra civile del 1983-2009. Una lunga lista di uomini, donne e ragazzi, in maggioranza civili (9500 sul totale), svaniti nel nulla.

Una “guerra sporca” in pieno stile argentino, portata avanti soprattutto dall’esercito regolare e paramilitari filo-governativi contro la popolazione della minoranza Tamil; ma anche le Tigri per la Liberazione del Tamil Elam (LTTE), non avrebbero lesinato sequestri ed omicidi coperti ai danni della maggioranza cingalese. Ma quella di cui parliamo è una tragedia nella tragedia, principalmente per il carattere contestato delle sue dimensioni, sulle quali la trasparenza non sembra essere all’ordine del giorno per le istituzioni del Paese. In particolar modo, per l’autoritaria presidenza di Chamal Rajapaksa, al potere ormai da 10 anni.

Sui numeri reali di questo enorme buco nero di vite umane non vi è infatti accordo tra le cifre della Commissione attuale e quelle fornite da altre iniziative simili in passato. Nel 1999 lo stesso governo di Colombo ammise che dal 1983, anno di inizio delle violenze inter-etniche, le persone scomparse erano già allora conteggiabili a 17mila, dei quali 12mila Tamil. A questi andrebbe dunque aggiunto il conteggio dell’ultima fase del conflitto, tra il 2005 ed il 2009, che da molti osservatori è stata definita la più sanguinosa in termini di perdite umane. Il conteggio totale, sommando ai casi ora sotto esame quelli già segnalati dalla Croce Rossa Internazionale, oscillerebbe tra le 20 e le 24mila vite umane. Con questi numeri, lo Sri Lanka ricopre già dal 2004 il triste primato di secondo Paese al mondo dopo l’Iraq per rateo di persone scomparse.

Non è infatti la prima volta che il governo cingalese, per lo più sotto le pressioni della comunità internazionale, istituisce commissioni di inchiesta per fare luce sulle violazioni dei diritti umani anche tra le fila dell’esercito e polizia regolare. Solo dal 2004 ad oggi, con il conflitto ancora in corso, se ne contano altre sei, delle quali però solamente una, -la Lessons Learnt and Reconciliation Commission (LLRC) istituita nel 2007 e chiusa nel 2011-  ha visto la partecipazione attiva della società civile e soprattutto della popolazione Tamil alle investigazioni.

 L’unica commissione realmente inclusiva sul tema sparizioni, la All Island Commission of Inquiry degli anni ’90, terminò i propri lavori nel 2000 secretando i dettagli dei risultati e impendendo alle famiglie delle vittime di visionarli. Tutte la altre iniziative, ivi inclusa l’ultima, sono state unilateralmente gestite dal governo di Colombo, che spesso le avrebbe utilizzate come nient’altro che vetrine.

A fronte del dichiarato intento del Presidente Rajapaksa di chiudere i conti con le ferite del conflitto, polizia ed esercito sembrano invece fare di tutto per gestire in maniera opaca la transizione del Paese verso la pacificazione. Vaste porzioni delle regioni settentrionali a maggioranza Tamil restano ancora oggi off-limits per la stampa estera e le ONG umanitarie, mentre le manifestazioni di protesta degli abitanti contro l’occupazione militare e gli espropri di terra, ancora in vigore dalla fine del conflitto, vengono duramente represse. Diversi giornalisti sono stati arrestati, aggrediti o addirittura uccisi per aver investigato sulla condotta del conflitto. L’ultimo caso, gravissimo, risale solo al dicembre 2012, quando ad essere arrestati, oltre ai reporter, sono stati anche membri di famiglie che investigavano sulla scomparsa dei loro congiunti.

Il quadro emergente dai lunghi anni di inchieste e commissioni, per quanto parziali, è comunque sufficientemente agghiacciante. La Penisola di Jaffna, i distretti di Kilinochchi e Mullaitivu e le aree orientali del Paese hanno visto all’opera per anni – se non decenni- un silenzioso, lento ma inesorabile tentativo di pulizia etnica. Gli operatori umanitari stranieri riferiscono di come molti cittadini di etnia Tamil rabbrividiscano ancora oggi al passaggio su una strada di semplici veicoli color bianco. Nella seconda metà degli anni ’80 e quasi tutti i ’90, il furgone bianco era sinonimo di morte: al suo interno la squadra della morte di polizia, militari o milizie filo-cingalesi, attendeva l’occasione per caricare a forza i primi Tamil capitati a tiro, e portarli nella foresta da dove non sarebbero più tornati.

L’LTTE si distinse invece per il reclutamento forzato, sia tra i Tamil riluttanti a partecipare al conflitto armato che di minorenni cingalesi da utilizzare come spie ed infiltrati. Nell’ultima stima governativa sono poi inclusi almeno 4mila uomini di polizia ed esercito regolare, fatti prigionieri e mai ritrovati dopo la fine del conflitto.

Anche la Commissione sulle persone scomparse, istituita nell’agosto 2013, è stata creata unilateralmente dal Governo di Colombo sotto la pressione internazionale. Ben due risoluzioni dell’UNHRC (United Nation Human Rights Council) hanno già condannato l’esecutivo di Rajapaksa per la gestione del conflitto. Nemmeno quest’ultima iniziativa sembra però aver convinto l’Organo ONU per i diritti umani, se, come pare, si va preparando anche una terza condanna che includerebbe tra le richieste anche l’internazionalizzazione delle commissioni di inchiesta sull’argomento.

Da parte sua il governo di Rajapaksa, per voce del suo Segretario Particolare Laalith Weeratunga, ha respinto duramente quest’ultima ipotesi, riconoscendo per giunta implicitamente che i risultati di uno studio indipendente potrebbero far risorgere “odi etnici mai sopiti”, che il governo sta cercando di ricomporre tra enormi difficoltà.

La palla resta quindi per ora nelle mani dei Commissari interni e delle loro investigazioni. Terminata l’analisi dei casi nel distretto di Kilinochchi, la commissione sta ora facendo tappa in quello di Mullaitivu. A distanza di alcuni mesi, partiranno forse finalmente le ricerche sistematiche di tracce, corpi e finalmente anche dei colpevoli.

 

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