sabato, Luglio 31

I dazi di Donald: prove di guerra o ‘effetto annuncio’? L’adozione dei dazi su acciaio e alluminio dice molto di quali logiche la Casa Bianca stia seguendo

0

L’ adozione da parte degli Stati Uniti di nuove misure di restrizione commerciale giunge alla fine di un percorso che nelle ultime settimane ha portato a un’inattesa impennata dei toni dello scontro. Dopo le misure di inizio gennaio su lavatrici e pannelli solari e dopo le voci circolate nei giorni scorsi di nuovi provvedimenti soprattutto a danno dell’export europeo, l’adozione dei dazi su acciaio e alluminio rispettivamente del 25 e del 10% ha di fatto aperto, per la Casa Bianca, un ennesimo fronte di guerra. Le reazioni sono state immediate e vivaci. Se la Cina, nelle scorse settimane, aveva fatto una scelta ‘di basso profilo’, limitandosi a invitare il Presidente Trump alla prudenza e a richiamare i rischi legati all’ adozione generalizzata di provvedimenti protezionistici, i vertici dell’Unione Europea (primo fra tutti il Presidente della Commissione, Juncker) hanno affermato che eventuali iniziative statunitensi in questo campo avrebbero determinato una risposta da parte di Bruxelles che, seppure vaga nei dettagli, nella sostanza prefigura la possibilità di una guerra commerciale aperta fra le due sponde dell’Atlantico.

Ovviamente è presto per comprendere se e quanto queste dichiarazioni si tradurranno in realtà: l’elenco dei beni soggetti a ritorsione prospettato nei giorni delle dichiarazioni di Juncker sembra avere un valore soprattutto simbolico e la risposta dei Paesi asiatici sarà importante per capire la compattezza di un possibile fronte anti-dazi. Tuttavia, la scelta della Casa Bianca dice molto di come – anche su un terremo delicato come quello delle politiche commerciali – l’attuale amministrazione continui a muoversi secondo logiche soprattutto di tipo interno. Proteggere l’operaio americano è l’obiettivo dichiarato delle  nuove misure; un obiettivo che il Presidente ha esplicitamente evocato nel firmare l’atto che le introduce. Il tema era stato ampiamente evocato da Trump in campagna elettorale e aveva rappresentato un pezzo forte della sua retorica. Sostenere l’industria nazionale era una parte importante della piattaforma per ‘fare l’America nuovamente grande’ e un richiamo alla necessità di sostenere l’occupazione nazionale aveva accompagnato anche l’annuncio della volontà di uscire dall’accordo di Parigi sul clima.

Non sembra esserci, però, solo la volontà di mantenere le promesse elettorali dietro alle scelte presidenziali. Esse rappresentano, infatti, anche l’ennesima puntata di una guerra che, da prima ancora dell’insediamento, lo contrappone al ‘mainstream’ repubblicano e alla maggioranza che esso esprime in Congresso, ancora legata all’ortodossia liberista degli anni di Ronald Reagan e alla ‘trasformazione genetica’ che questa ha prodotto in un partito che – in nome della tutela dell’industria nazionale – non aveva disdegnato di assumere in più occasioni posizioni rigidamente protezioniste. La ‘dissociazione’ dello Speaker della Camera dei Rappresentati, Paul Ryan, dalle misure voluta dal Presidente è indicativa di questa frattura, così come indicativo è il timore espresso dallo stesso Ryan per le loro ricadute nei rapporti con gli alleati. Con l’esaurirsi delle ragioni politiche e militari del legame fra Washington e questi ultimi, la dimensione economica ha assunto, infatti, un peso crescente, permettendo agli Stati Uniti, in virtù di un’indubbia capacità di attrazione, di difendere la loro posizione egemonica.

Oggi, anche questo canale potrebbe essere messo in crisi. Non stupisce, quindi, che da più parti sia stata suggerita la possibilità di usare lo strumento dei dazi commerciali solo contro Stati ‘non amici’. Il tema dell’ ‘amicizia’ è stato utilizzato dallo stesso Presidente per giustificare l’esclusione dai provvedimenti le importazioni provenienti da Messico e Canada, Paesi, fra l’altro, la cui industria è fortemente integrata con quella statunitense. Di fatto, l’adesione a questa proposta potrebbe rappresentare, per Trump, la via d’uscita da una situazione che anche in termini di consenso potrebbe rivelarsi pericolosa. Il fatto che i provvedimenti siano stati adottati in base alla normativa sulla sicurezza nazionale, definendo acciaio e alluminio materiali strategici, favorisce la possibilità di fare ricorso a questa via d’uscita. L’amministrazione punta, quindi, all’ennesimo ‘effetto annuncio’? Il dubbio c’è. D’altro canto, dato il grado di integrazione dell’economia USA nei circuiti internazionali, a livello sia di beni intermedi che di prodotti finiti, proprio il lavoratore americano che i dazi vorrebbero tutelare rischia di essere la prima vittima di una guerra commerciale scatenata in maniera troppo avventato.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->