domenica, Aprile 11

I danni causati da Greenpeace

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 Il Ministero della Cultura del Perù ha denunciato gli attivisti di Greenpeace per aver causato gravi danni alle Linee di Nazca. Però nel giro delle reti sociali, alcuni peruviani si sono chiesti il motivo per il quale i geoglifi, antichi di più di due millenni di questa zona desertica, erano così vulnerabili.

Greenpeace, senza permesso, ha collocato un messaggio in favore della lotta contro il cambio climatico, mentre in Perù si teneva il Summit sul Clima, due settimane fa.

«Time for change. The future is renewable. Greenpeace» (“E’ tempo di cambiamenti. Il futuro è rinnovabile. Greenpeace”), diceva il messaggio, fatto con lettere di tela e collocato per richiamare l’attenzione dei delegati dei 195 paesi giunti a Lima per redarre la brutta dell’Accordo Globale contro il Cambio Climatico per la riunione di Parigi dell’anno prossimo.

Le lettere sono state poste vicino alla figura del colibrì, che è il simbolo del Perù, e quando le hanno tolte sono rimaste macchie e linee visibili vicino alla figura.

Vari blog hanno pubblicato le fotografie del prima e dopo e vari archeologi che hanno lavorato nella zona hanno detto che si può entrare nella zona solo con delle grandi spugne attorno alle scarpe in maniera da evitare che le orme rimangano impresse nel terreno. Che ironia. Greenpeace, riconosciuta a livello mondiale per il suo lavoro a favore dell’ambiente naturale, è entrata in una zona protetta e ha lasciato segni incancellabili.

Il governo peruviano ha emesso un comunicato in cui il Ministero della Cultura esprimeva la sua indignazione. «Questa zona, dichiarata Patrimonio Culturale dell’Umanità, è un’area in cui è strettamente proibito qualsiasi tipo d’intervento data la fragilità che circonda le figure».

Quando il Ministero della Cultura ha protestato, nelle reti sociali varie persone hanno replicato che lo Stato non si sta prendendo cura del patrimonio in maniera adeguata. Già 10 anni fa, per esempio, una rivista ha denunciato che per evitare il pedaggio sulla Panamericana Sud, i camion attraversavano la pampa della Nazca di notte. Così si sono rovinati vari disegni. Il deterioramento si è interrotto quando hanno rilocalizzato la stazione del pedaggio. Altre figure sono messe in pericolo dagli “haqueros”, che scavano in cerca di tesori da saccheggiare. La Fondazione Maria Reiche, che prende il nome di colei che ha scoperto le figure, ha anche denunciato il passaggio di carri, cavalli e mucche, le cui impronte deteriorano le figure di alcune fiamme, e gli insediamenti umani illegali, che hanno cancellato intere figure.

Con il subbuglio mediatico del danno che Greenpeace ha causato alla zona, il Pubblico Ministero peruviano ha rispolverato la legislazione e ha annunciato che è stato commesso un delitto “contro il patrimonio culturale”, con una pena di 8 anni di prigione. Greenpeace ha ammesso le sue colpe tramite un comunicato. «Ci dispiace davvero molto e siamo pienamente coscienti che il nostro messaggio non è stato percepito come avremmo voluto. Al posto di trasmettere una richiesta di aiuto e di speranza ai leader riuniti nel Summit sul Clima delle Nazioni Unite di Lima, il nostro messaggio ha avuto un effetto molto differente, essendo concepito come irrispettoso e poco empatico».

Secondo la presidentessa dell’Associazione Maria Reiche, Ana Maria Cogorno, è penoso che Greenpeace ammetta le sue colpe senza riconoscere il danno causato nella zona delle Linee di Nazca dove hanno collocato il messaggio di protesta. Cogorno dice che il sentiero lasciato dagli attivisti rappresenta un serio attentato contro il patrimonio storico ed esige che gli attivisti vengano sanzionati. «E’ stato rovinato per sempre. Per arrivare al colibrì hanno creato un sentiero. Quando si cammina in questa zona, sale la terra che sta sotto che è argillosa. Ecco come rimangono i segni. Il deterioramento è evidente» ha spiegato.

Mauro Fernández, uno degli attivisti che ha partecipato al fatto, ha assicurato che l’organizzazione si è sempre fatta carico delle sue azioni e che sono stati accompagnati da un archeologo. «Capiamo la preoccupazione e siamo a completa disposizione delle autorità. Siamo entrati seguendo l’impronta di un’automobile che era lì da tempo, e abbiamo spiegato le 45 lettere di tela senza provocare danni al territorio». La presidentessa dell’Associazione li ha smentiti, «Nelle fotografie dell’area si può vedere una linea nuova. Il diametro della zona distrutta è più grande rispetto alla misura del colibrì».

Cogorno ha segnalato che Greenpeace ha realizzato un atto di distruzione con l’unico fine di diffondere le sue foto nelle reti sociali. «Hanno posizionato il loro messaggio a partire dal becco fino all’ala del colibrì. Sebbene il mondo intero abbia visto il suo intervento, è necessario che si sappia anche che hanno causato un danno e devono essere sanzionati».

Ha sottolineato che per arrivare al colibrì devono essere stati guidati da un peruviano che conoscesse bene la zona, che deve essere multato così come gli attivisti. «Dicono che c’era un percorso già segnato da un’impronta di un camion. E’ un’informazione falsa. Prima del loro passaggio la figura era intatta», ha commentato.

Il Pubblico Ministero di Nazca, Patricia Begaso, ha informato i media locali che la zona intaccata è di circa 1600 km². In seguito ad un’ispezione di un archeologo e della polizia, ha confermato che gli attivisti hanno creato «un percorso di ingresso che ha danneggiato la pampa, l’esperto dice che è un danno irreparabile poiché hanno rimosso pietre e terre ancestrali».

 

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