domenica, Aprile 11

I cyborg di Donetsk

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Negli ultimi mesi l’aeroporto di Donetsk, chiamato Sergei Prokofiev, è stato il punto più caldo dell’Ucraina orientale. Dopo il 26 maggio, giorno in cui l’esercito ucraino ha sconfitto i separatisti, questo posto è diventato una sorta di “Stalingrado ucraina” essendo teatro dello scontro più intenso dell’Ucraina orientale. L’aeroporto è stato costruito appositamente in occasione degli Europei di calcio 2012, un nuovo terminal pronto ad accogliere circa 5 milioni di passeggeri l’anno e che è costato alle casse dello stato 875 milioni di dollari, superando di tre volte e mezzo le stime iniziali. Due anni fa vi viaggiavano migliaia di tifosi di calcio provenienti da tutto il mondo. Ora, invece, di questo terminal moderno restano solo le rovine e l’aeroporto è stato la prima linea dell’esercito ucraino nella zona orientale del Paese. Il presidente dell’Ucraina, Poroshenko, ha affermato che «l’aeroporto di Donetsk è il simbolo dello spirito di coraggio e la conferma dell’efficienza militare dell’esercito ucraino». La gente chiama i difensori dell’aeroporto cyborg per la loro tenacia e il loro coraggio.

L’aeroporto si trova fuori Donetsk e resta di fatto l’unica struttura in città che controlla il fronte ucraino. Alla fine dell’autunno i cyborg controllavano completamente il vecchio terminal dell’aeroporto e parzialmente il nuovo. I soldati ucraini sostengono di non avere il controllo di tutti i piani del nuovo terminal, ma solo del primo e del secondo, il piano sotterraneo è sotto il controllo dei separatisti, il terzo e il quarto sono zone neutrali, in cui penetrano i sabotatori.

La rotazione dei soldati avviene ogni settimana, ma in aeroporto ci sono molti soldati che vi sono rimasti più di qualche settimana. L’adrenalina e il senso del dovere li spingono a non abbandonare il posto. Trascorsa la prima settimana in aeroporto, il combattente ha il diritto di essere chiamato cyborg. Inizialmente era solo per gioco, ma dopo le prime grandi perdite e il sospetto di uno scontro feroce i separatisti li hanno chiamati così. Ora, quando si parla dei combattenti dell’aeroporto, ci si riferisce a tutti gli ucraini, inclusi i giornalisti e i funzionari. Tuttavia, loro non si definiscono cyborg ma gente comune in carne e ossa. In aeroporto c’è il “muro della celebrità”, in cui i soldati hanno il diritto di scrivere il proprio nome o numero identificativo e il nome del proprio reparto militare. Alla difesa dell’aeroporto partecipano 4 unità da sbarco e 2 battaglioni di volontari, di cui una parte sono soldati, professionisti e funzionari al servizio dell’esercito ucraino da contratto, e una parte sono ragazzi giovani privi di esperienza richiamati di recente. Tra i cyborg ci sono uomini robusti e brizzolati con livelli d’istruzione più elevati che si sono rifiutati di sacrificare la propria vita per un motivo o per l’altro e sono andati nella zona dell’OAT (Operazione Anti Terroristica) nei battaglioni volontari, che ora si trovano sotto la giurisdizione del Ministero della Difesa e del Ministero degli Interni ucraino. La maggior parte dei militari che stanno difendendo l’aeroporto appartiene alle forze speciali ucraine. Tuttavia, la difesa della struttura è del tutto volontaria, nessuno sta forzando i soldati a stare lì per concludere questa guerra; partecipare alla difesa dell’aeroporto è una sorta di onore per i militari ucraini.

Attorno al terminal si bombarda, il fronte ucraino protegge la struttura con il villaggio Pisky. L’artiglieria spara per assicurare che lo scontro non avvenga in aeroporto. Al momento è tregua nell’Ucraina orientale in seguito alla firma degli accordi di Minsk, ma non viene rispettata dalle due parti. Gli alti dirigenti militari ucraini hanno imposto un divieto di fare fuoco sui posti di controllo in risposta ai separatisti, mentre in aeroporto non c’è alcun divieto di fare fuoco.

 

LE IMPRESSIONI DI UN ODEI CYBORG

Uno dei cyborg, che vorrebbe mantenere l’anonimato, ci ha raccontato le sue impressioni, dopo aver prestato servizio presso l’aeroporto di Donetsk, e l’andamento della situazione nella zona di guerra.

I separatisti:

Le forze separatiste sono già diminuite. Non sono più numerose come prima quando spingevano i loro uomini in massacri di massa e le loro incursioni sono più caute. I rapporti all’interno dei gruppi separatisti sono molto tesi: periodicamente sparano l’uno contro l’altro. Quando ci veniva imposto il divieto di fare fuoco, sentivamo spesso di una sparatoria a Donetsk. Molto probabilmente non possono condividere altra compagnia in città.

L’importanza di mantenere il controllo dell’aeroporto per il fronte ucraino:

Il fatto di mantenere il controllo dell’aeroporto ha senso fino a un certo punto. Non ha senso continuare a sacrificare persone all’infinito nella cosiddetta «Stalingrado». Credo che il Comando mantenga il controllo dell’aeroporto per motivi strategici dato che questo si trova nelle immediate vicinanze della città di Donetsk. Il mantenimento simbolico del controllo dell’aeroporto non vale la perdita di vite umane, ma in termini strategici ha senso, ad esempio, scambiarlo con qualche altro insediamento nel Donbass.

L’armistizio:

Durante la tregua si uccide di più che in guerra, perciò nessuno crede nell’armistizio. I soldati ucraini non possono sparare, ma sono caduti in imboscate, qualcuno ha bombardato, qualcuno è stato ucciso.

La pista dell’aeroporto:

La strada per l’aeroporto è la via di vita e di morte. La pista che si avvicina al terminal, è cosparsa di resti di attrezzatura distrutta, carri armati carbonizzati e veicoli corazzati da trasporto truppa. Lì molti membri dell’equipaggio dei carri armati sono stati bruciati vivi.

Il bombardamento delle zone civili di Donetsk:

I media russi e locali del Donbass mostrano che noi occupanti spariamo ai civili. Una piccola deviazione nella direzione ci può stare ma sbagliare sulla portata è impossibile. Quelle zone che mostrano in tv, dove ci sono gli scontri, è lì che i separatisti mettono i semoventi oppure tra gli edifici nei parchi dietro le case. Queste postazioni di fuoco le distruggiamo ma nella città oltre la zona degli scontri non spariamo. Non spariamo nemmeno sulla chiesa vicino all’aeroporto, in cui hanno stabilito la loro base sapendo che non avremmo risposto al fuoco.

Il nome cyborg:

Non siamo “cyborg”, siamo in primo luogo persone e manteniamo il controllo dell’aeroporto a costo della nostra vita e delle nostre ferite. Dobbiamo però comprenderne lo scopo, se viene fatto senza alcuna finalità ma soltanto per l’orgoglio e la vittoria di qualcuno, allora non ha senso. Nonostante tutto, la gente chiede spesso: “Perché dobbiamo cedere questo aeroporto a un prezzo così alto?” Vorrei sapere anch’io la risposta a questa domanda. Non combattiamo per il gusto di vincere, ma proprio perché crediamo che sia necessario per l’Ucraina. A nessuno è stato imposto di andare all’aeroporto di Donetsk, ci sono solo quei combattenti che possono e vogliono difendere questa struttura. È una loro decisione volontaria.

Le sensazioni dopo l’esperienza all’aeroporto di Donetsk:

Il fatto di stare in aeroporto può essere paragonato a un gioco d’azione sul grande schermo. Lì non ti rendi conto di quando il giorno lascia il posto alla notte. Per la maggior parte del tempo sei sotto attacco e dormi con il rumore dei proiettili. Ho incubi di continuo.

 

LE IMPRESSIONI DI SERGEI LOIKO, INVIATO DEL LOS ANGELES TIMES 

I soldati e i giornalisti per arrivare al terminal dovrebbero superare una pista a ostacoli che potrebbe costargli la vita, una corsa sfrenata su una pista lunga 4 km costantemente bombardata dai separatisti. Sergei Loiko, inviato del Los Angeles Times, ha incontrato i cyborg a settembre. Non solo è rimasto colpito ma è diventato anche famoso. Le sue foto e i suoi servizi hanno riscosso molto successo tra i lettori e un’intervista con la stazione radio di Mosca si è addirittura rivelata uno scandalo. La storia degli eroici difensori dell’aeroporto ucraino non era piaciuta al Rosskomnadzor (il servizio federale russo che si occupa di monitorare e supervisionare i media), l’intervista è stata considerata un atto che istiga alla violenza ed è stato richiesto che la registrazione venisse rimossa; la stazione radio più emergente stava quasi per chiudere i battenti. L’opinione del giornalista era in contrasto con la posizione ufficiale di Mosca, che considera i militari ucraini degli aggressori che uccidono i civili. Ecco come Loiko descrive ciò che ha visto nell’Ucraina orientale e all’aeroporto di Donetsk:

“Quello che ho visto qui mi ha davvero sconvolto nel profondo. Ho visto molte guerre, molte morti, molto sangue, ma quello che ho visto lì, quegli uomini, gli occhi dei soldati ucraini e degli ufficiali. I loro volti erano scuri per il fumo della polvere da sparo, tutti scuri, i loro occhi lucidi per la mancanza di sonno, c’era una pressione militare davvero spaventosa per l’adrenalina della guerra. All’inizio non era mia intenzione di fare quest’album di ritratti ma quando un ragazzo mi ha chiesto di dargli il suo e poi mi ha chiesto il secondo, ho guardato quegli occhi e non ho saputo dire di no. Occhi che non avevo visto ancora in nessuna guerra. Prima di questa guerra avevo visto paura, disperazione, dolore, ma in quegli occhi ho visto qualcosa di nuovo: ho visto intransigenza. E se non facessero davvero del male, se non uccidessero, avrei pensato di vedere un ottimo film di Tarkovsky, per esempio”.

La reazione degli ucraini alla raccolta di foto:

Sono rimasto colpito dalla reazione della società ucraina e dei giornalisti alle immagini e alle interviste andate in onda 5 mesi dopo l’inizio di questo inferno. Sì, è davvero un inferno, perché non si potrebbe definire altrimenti questa tragica serie di sacrifici all’aeroporto.  Ogni giorno i canali televisivi e i giornali ucraini mi chiedono di raccontarvi cosa è successo laggiù. Sarebbe divertente se non fosse così triste. È arrivato un certo americano, a occhio e croce un “Moskal” (autore: «Moskal» è un termine dispregiativo usato in Ucraina, Bielorussia e Polonia per indicare i russi indipendentemente dalle loro convinzioni sociali, politiche e culturali) e racconta con tono aggressivo cosa succede alla loro guerra. È una questione che i giornalisti ucraini devono digerire da soli e i dirigenti del Paese, andando in Europa, devono aiutarli a farlo. Ora più che mai, è il momento giusto per aiutare l’Ucraina a creare un’idea di nazione. Ogni Paese che sta cercando di risollevarsi dalle rovine, che tenta di auto-identificarsi in un modo nuovo, sta cercando un’idea di nazione. Gli ucraini hanno già un’idea di nazione e gran parte di essa è rappresentata dalla creazione dell’esercito: un esercito nuovo, bello, democratico, forte, senza vergogna, il cui amore riempie di gioia donne e bambini. E in questo devono essere coinvolti i giornalisti e lo Stato.

Gli aspetti incerti del lavoro in guerra e nei territori occupati:

Il problema è che l’esercito ucraino continua a essere quest’antica struttura, in cui gli ufficiali sono bravi ragazzi ma le autorità impediscono loro di mostrare un po’ di disponibilità ad aiutare i giornalisti. Lo vediamo in tv quando lo stesso annunciatore racconta con la bocca asciutta cosa succede in aeroporto e in altre zone calde. Quando in realtà dovrebbero aiutare gli inviati ad arrivare sul posto. Lo stato ucraino continua a perdere la guerra dell’informazione contro la Russia all’interno del suo stesso Paese perché la politica dell’informazione ordinaria impone che gli annunciatori siano in lotta con i generali, chi può dire come mai. Più lo Stato e l’esercito sono democratici, più è probabile che ti venga concessa la possibilità di rimuovere ciò che vuoi. Anche in queste strutture odiose, DNR e LNR, il lavoro con la stampa è davvero ben organizzato. È pericoloso ma possono ottenere il riconoscimento e questo è l’unico modo per lavorare in queste zone.

La situazione reale nell’Ucraina orientale:

Non c’è un’operazione anti terroristica, c’è una guerra d’indipendenza. Questo è il momento della rigenerazione, dell’identificazione e del rilancio della nazione ucraina. Nell’aeroporto di Donetsk possiamo osservare l’eroismo epico di uomini devoti alla battaglia perciò non ci sarebbe più motivo di costruire barricate in piazza Maidan.

 

IL VALORE SIMBOLICO DELLA DIFESA E L’IMPORTANZA STRATEGICA DELL’AEROPORTO

L’opinione pubblica è divisa: alcuni non comprendono il motivo di sprecare così tante energie per mantenere il controllo dell’aeroporto, mentre altri credono che sia un’ottima postazione per un attacco alle forze separatiste e per la riconquista della città; si dice inoltre che l’aeroporto verrà scambiato con altri territori. Ad ogni modo, l’aeroporto di Donetsk è diventato già la Stalingrado ucraina durante l’OAT ad est.

Alcuni soldati ucraini pensano che la missione su entrambi i fronti del conflitto stia logorando il nemico e l’inverno è alle porte. Un tempo, molti credevano a ciò che diceva S. Taruta, ex capo dell’amministrazione regionale di Donetsk, riguardo alla necessità di scambiare l’aeroporto con altri territori nella regione di Donetsk. Tuttavia, la scambio non ha avuto luogo e i militari ucraini continuano a mantenere il controllo dell’aeroporto, l’unica struttura nelle immediate vicinanze della città di Donetsk, la capitale dell’autoproclamata Repubblica popolare (DNR).

Da un punto di vista strategico, può essere anche usato dalle forze ucraine in un attacco futuro per liberare i territori occupati. Ciò è confermato da un recente discorso del rappresentante dello Stato maggiore delle forze armate ucraine, il Generale Alexander Rozmaznin, secondo il quale l’aeroporto è il punto ideale per iniziare la liberazione di Donetsk. «Ovviamente ogni generazione ha dei personaggi che in futuro saranno da esempio ai nostri figli e nipoti come al tempo di Leningrado e Stalingrado. L’aeroporto di Donetsk è diventato il nostro simbolo», ha affermato.

Sarà il tempo a rivelare la decisione che i dirigenti ucraini prenderanno in futuro. È vero, l’aeroporto di Donetsk è una struttura importante dal punto di vista strategico, ma il suo significato per il Paese non è determinato tanto dalla guerra ma dal valore simbolico. Dopotutto, è l’esempio dell’eroismo e dell’abilità di combattere dell’esercito ucraino.

 

LA SITUAZIONE ATTUALE ALL’AEROPORTO

Nell’ultima settimana gli eventi attorno all’aeroporto hanno avuto degli sviluppi molto rapidi e sono tornati in primo piano. Nel giro di tre giorni (dal 30.11 al 1.12) ci sono stati scontri violenti in aeroporto. Gli aggressori hanno riportato perdite ingenti durante lo scontro, un ufficiale al servizio dell’esercito russo è stato ucciso, anche se la Federazione russa continua a negare il proprio coinvolgimento militare nel conflitto dell’Ucraina orientale. Due negoziatori, gli alti generali ucraino e russo, sono stati mandati in aeroporto per raggiungere un accordo sul cessate il fuoco. L’accordo è stato raggiunto ma il giorno seguente i mercenari russi e i separatisti della DNR hanno attaccato nuovamente l’aeroporto.

Sono 1250 le vittime del confronto militare nel Donbass. Il numero dei separatisti caduti non è ancora noto. Tuttavia, recentemente lo Stato maggiore ucraino ha intercettato i rapporti dei comandanti dei reparti dell’esercito russo, i quali hanno rivelato numerose perdite tra le truppe russe regolari soltanto negli scontri all’aeroporto di Donetsk e il totale delle vittime delle parti coinvolte nello scontro: 299 vittime, 190 feriti e 171 dispersi. Lo Stato maggiore ucraino riporta che tra i militanti che hanno combattuto nel Donbass c’erano più di 30.000 mercenari, dei quali 6-10 mila erano militari professionisti russi.

Il 9 dicembre potrebbe essere il cosiddetto “Giorno del silenzio”, in quanto il fronte ucraino ha proposto al fronte nemico di eliminare le armi pesanti e l’artiglieria e di portare a termine gli accordi di Minsk. Valeryj Chalyj, vicepresidente dell’amministrazione presidenziale ucraina, ha anche espresso a Kiev la sua disponibilità ad ospitare il prossimo incontro del gruppo di contatto tripartito a Minsk.

 

Traduzione di Francesca Fiorenza

 

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