sabato, Maggio 8

I cretini non portano la mascherina, e Renato cura la vigna 4 maggio, è il giorno della ripresa, ma è anche il giorno della Festa della Sindone. Siamo stati protagonisti di un momento storico, tragico, che ora, iniziando uscirne, dovremmo avere la forza di gustare

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Era il 19 marzo, eravamo pieni di morti da coronavirus Covid-19, e Renato piantava lavigna.
Ieri la sua Milva mi ha scritto, di mattina presto, prima di andare in vigna (sì, i ‘campagnin’ lavorano pure la domenica, perché le vigne non sanno leggere il calendario e non conoscono i diritti sindacali, loro capiscono solo il linguaggio delle stagioni) e mi ha mandato un mucchio di fotografie della vigna che viene su bene.
Mi ha detto: «È passato tanto tempo da quando ci siamo scritte, l’emergenza, invece, resta. Purtroppo. Spero tanto che tu ed i tuoi Cari stiate bene e che riusciate a conservare la serenità in questi tempi difficili. Noi stiamo tutti bene, in isolamento agricolo ed all’ingrasso consolatorio; continuiamo a lavorare nelle vigne che crescono molto belle e rigogliose -anche troppo in fretta, in realtà, per cui abbiamo difficoltà a stare loro dietro!- a dispetto del virus, della crisi e delle beghe politiche
Ti invio alcune foto, ora si vede già qualche cosa e quel qualcosa ci piace molto».

Oggi 4 maggio, è il giorno della ripresa, ma è anche il giorno della Festa della Sindone, e la Giornata della Lentezza.  E’ un giorno di gioia, perché si inizia a vedere la luce in fondo al tunnel, ma anche di ansia, perché di cretini che non portano la mascherina ce ne sono troppi in giro, e di carabinieri con gli occhi girati dall’altra parte non pochi quanto auspicabile, e il virus c’è, è lì pronto attaccarsi alle gonne della nostra stupidità.
Ma è anche un giorno di speranza, sia per chi (come noi) nella Sindone ci vede l’Uomo della Croce, lo Stolto per eccellenza, che per ‘Più forte è l’amore’ si è lasciato uccidere, e quello ‘straccetto’ di lino è diventato l’autocertificazione della resurrezione, sia per chi ci vede solo una emozionante coincidenza,  e magari corre a giocarsi il 4 (il maiale nella smorfia napoletana) sulla ruota di Torino, visto che oggi la ripresa è anche per i ‘giochi’.
E’ la Giornata dellafestina lente‘, l’invito perchè sia un affrettarsi lentamente, un ossimoro che unisce velocità e lentezza e che indica un agire senza indugi, ma con cautela. Perché dobbiamo ripartire bene.

Non c’è nulla da festeggiare, sia chiaro, c’è da stringere i denti, mettere mascherina e guanti, tirarsi su le maniche e andare ognuno alla sua vigna, provando ad essere diversi da prima che ci fermassimo.
Sì, perché se semplicementericominciassimo’, tutti quei morti (e quelli di oggi e dei giorni a venire), tutti quei medici e infermieri che abbiamo definito eroi (ed eroi non avrebbero voluto e soprattutto non avrebbero dovuto essere) non sarebbero serviti a nulla.

Siamo stati protagonisti di un momento storico, tragico come pochi, ma che ora, iniziando uscirne (forse … si spera …) dovremmo avere la forza di gustare, e di lasciarci marchiare a fuoco. E’ stato una grande sberla, il mondo ci si è rivoltato contro, e, contro qualsiasi legge della fisica, si è fermato.
O capiamo che serve diventare Renato (e mandare a quel paese i Boris, fossero pure folgorati sulla via di Damasco, piuttosto che i Donald e i Jair, e i loro cuginetti piccoli italiani), oppure questa Terra, più prima che poi, ce la saremo giocata.

Le fotografie della vigna di Renato e Milva accompagnino questo 4 maggio, perché non ce lo giochiamo. Giocatevi pure il maiale, ma non facciamo i maiali.

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