domenica, Maggio 9

I costi della malagiustizia

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La notizia: nel carcere di Montacuto, nelle Marche, accade che un detenuto di 44 anni, originario di Palermo, in isolamento, si toglie la vita impiccandosi. Il carcere di Montacuto ha una fama piuttosto sinistra. Negli ultimi dieci anni, lo rileva Aldo Di Giacomo, Segretario nazionale del Sindacato di Polizia Penitenziaria, sono quasi trenta, i casi di detenuti che in quella prigione si sono tolti la vita: diciamo tre l’anno; e sono davvero tanti per un carcere solo. Magari il Ministro della Giustizia Antonio Orlando potrebbe andare in quel carcere per una visita ispettiva a sorpresa. Perché, per esempio, quest’ultimo suicidio fa pensare. Dovrebbe far pensare. Si chiamava Calogero, quel detenuto, e vai a capire perché era in isolamento. Calogero era in carcere perché condannato per simulazione di reato, che comporta condanne che vanno a non più di tre anni di carcere. Una pena sopportabile, si potrebbe dire; e nel caso specifico ancora di più se si tiene conto che Calogero sarebbe uscito a settembre. Eppure a fine maggio, quattro mesi prima della fine della condanna, realizza una rudimentale corda, e si toglie la vita.
E’ doveroso porsi degli interrogativi, porre e porsi delle domande; e abbiamo il diritto di avere delle risposte. Perché in certe situazioni, in certi contesti, un suicidio non è solo un suicidio; e in particolare quando il suicidio si verifica in un ‘luogo’ dello Stato, sia un carcere, una caserma, un commissariato. In un luogo, cioè, dove un cittadino, non importa per quale ragione, si vede privato della sua libertà, e dunque lo Stato si fa maggiormente garante della sua incolumità e salute.
Per restare in tema di carcere e di salute: gli esperti della Società italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria (SIMSPe) lanciano un vero e proprio allarme salute per quel che riguarda i detenuti degli istituti penitenziari italiani: due su tre sono malati; nel 48 per cento dei casi per malattie infettive, il 32 per cento ha disturbi psichiatrici. L’epatite colpisce un detenuto malato su tre, mentre sono in riduzione i sieropositivi per Hiv.
Secondo l’indagine nel 60-80 per cento dei casi si riscontra almeno una patologia: significa che almeno due persone su tre sono malate. Tra le malattie più frequenti, proprio quelle infettive, che interessano il 48 per cento dei detenuti. A seguire i disturbi psichiatrici (32 per cento), le malattie osteoarticolari (17 per cento), quelle cardiovascolari (16 per cento), problemi metabolici (11 per cento) e dermatologici (10 per cento).
La popolazione detenuta in Italia è cresciuta negli ultimi dieci anni dell’80 per cento, ricordano i medici penitenziari. La maggior parte delle carceri ha dei tratti comuni: bagno e cucina nello stesso locale, cambio di lenzuola ogni 15 giorni, bagno alla turca o water separati gli uni dagli altri da un muretto alto appena un metro, strutture fatiscenti. Il personale insufficiente, gli assistenti sociali sempre meno del necessario. L’assistenza sanitaria, come si può facilmente intuire da questo quadro, può risultare spesso di pessima qualità.
La malagiustizia italiana, fonte di enormi costi umani; e anche economici. Qualche significativo dato è disponibile. Sono dati ufficiali, del Ministero della Giustizia, pubblicati sul suo sito: un rapporto intitolato ‘Misurare la performance dei tribunali nel settore civile’. Se ne ricava per esempio in questi ultimi anni gli oltre 700mila procedimenti, ci costano circa 406 milioni di euro, si tratta di contenziosi che violano le normative esistenti; nei tre gradi di giudizio non durano, come per legge dovrebbero durare, al massimo sei; ne durano otto, quando va bene.
Il Ministero della Giustizia pubblica prospetti di ciascun ufficio di Corte di appello e tribunale con l’indicazione del numero di affari civili pendenti al 31 dicembre 2013 classificati in base all’anno di iscrizione. Da questa classifica si ricava che i procedimenti pendenti per equa riparazione riguardano in primis la Corte d’appello di Roma: 19.457 pendenze: 4.506 accumulate tra il 2006-2010; 14.951 tra il 2011-2013. Seconda la Corte d’appello di Perugia, accumula ben 13.266 procedimenti pendenti per equa riparazione, costituiscono la quasi totalità dell’arretrato dell’ufficio: 15.526. Seguono Lecce, Reggio Calabria, Caltanissetta, L’Aquila, Salerno, Catanzaro.

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