sabato, Settembre 25

I Comuni piccoli costano di più field_506ffb1d3dbe2

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Piccoli comuni

Il tema della riduzione dei costi della politica sembra essere caro all’attuale presidente del Consiglio Matteo Renzi. Sia durante la campagna elettorale per diventare segretario del Pd, sia nei suoi discorsi dopo essere diventato primo ministro ha sempre accennato a questo capitolo come fonte per restituire credibilità alla politica e per alleggerire i costi della spesa pubblica.

Molti pensano che i costi della politica a livello centrale siano molto più alti che a livello locale, ciò non è vero in quanto utilizzando un’analisi qualitativa e rapportando il costo al livello di potere decisionale scopriamo che è nei comuni più piccoli che si annidano gli sprechi maggiori. Certo non è facile restare calmi e lucidi dopo gli scandali delle spese folli dei consigli regionali di Piemonte e Lazio ma l’analisi fatta dalla dott.ssa Sabrina Iommi dell’IRPET (Istituto Regionale Programmazione Economica della Toscana) evidenzia come siano i comuni piccoli a portare gli sprechi maggiori in rapporto al loro potere decisionale. 

 

Cosa emerge in maniera netta dalla sua ricerca?

È evidente come analizzando solo le cifre, i costi degli amministratori nei comuni piccoli hanno una percentuale irrisoria sul totale del costo della politica. Ciò che però viene fuori da un’analisi qualitativa, ovvero rapportando l’analisi dei costi con quella dei benefici viene fuori come nei comuni più piccoli ci sia poca efficienza ma soprattutto poco potere decisionale. Il potere decisionale l’ho calcolato misurando ciò che rimaneva in cassa una volta eliminati i costi di funzionamento dell’ente. Il risultato è decisamente molto basso per fare delle cose concrete ed avere un’efficacia adatta alle esigenze dei cittadini. Se vogliamo dirla con uno slogan: “Questi comuni spendono molto poco per questi amministratori ma gli amministratori fanno molto poco per le loro comunità” (certo non è necessariamente colpa loro è un problema di risorse a disposizione). Come si può vedere anche dalla tabella la spesa per organi per abitante costa quasi il doppio in un comune fino a 1000 abitanti rispetto ad un comune tra i 50 e i 100.000.

Tutto questo indica che sarebbe più conveniente per i cittadini di un piccolo comune essere una frazione di un comune più grande, esatto?

È proprio questo ciò che viene fuori dalla ricerca in quanto un comune più grande ha più risorse a disposizione e se funziona bene avrebbe un maggiore impatto decisionale per i cittadini. Inoltre con l’avvento delle Città Metropolitane sarebbe molto più utile per i cittadini di un piccolo comune limitrofo riuscire ad entrare a far parte della rete metropolitana rispetto che rimanere al di fuori di essa.

Un altro elemento che emerge dal suo studio è la grande differenza di impiego di risorse tra Nord e Sud. Nel Meridione la politica sembra costare molto di più…

Sì al Sud c’è uno spreco evidente di risorse in quanto, come si vede dal grafico, a parità di dimensione il costo dell’amministrazione è maggiore. Soprattutto nella fascia tra 250.000 abitanti e 1 milione, il costo è quasi il doppio al Sud.

Considerando il rapporto tra costi e benefici esiste una dimensione ideale per un’istituzione comunale?

Ragionando appunto per classi dimensionali il comune ideale per dimensione è quello tra i 15.000 e i 30.000 abitanti. In questa fascia di grandezza c’è la maggior risultanza di istituzioni che presentano un equilibrio ideale tra costi e benefici.

Si va verso l’istituzione delle Città Metropolitane che dovrebbero sostituire le Province. Che effetto può avere tutto ciò sui costi della politica?

Dai miei studi l’avvento delle Città Metropolitane non può che essere positivo sui costi della politica. I costi standard di funzionamento per l’istituzione comunale andrebbero distribuiti su un’area più grande e quindi su più abitanti, dando vita ad un’istituzione più forte e con maggiore potere decisionale. In generale la crescita dimensionale fa bene alla riduzione dei costi. Nei comuni troppo piccoli questi costi standard per far partire l’istituzione e l’eccessiva frammentazione assorbirebbero quasi in toto le risorse che si hanno a disposizione. Il rischio però delle Città Metropolitane risiede proprio nella loro identificazione tutta italiana. La trasposizione ed identificazione dei territori che fanno parte delle città metropolitane sono spesso troppo eterogenee, in quanto si è identificata gran parte dell’area della Provincia, in modo da facilitare il compito. All’interno di questi territori però ci possono essere aree molto industrializzate, così come aree rurali o montane. In questo risiede il pericolo delle Città Metropolitane che non si capisca e che non si possa governare un territorio in base alle esigenze che ha. Il vantaggio però sarebbe la governabilità e l’efficacia, in quanto in un territorio fondamentalmente omogeneo verrebbe amministrato da un’unica istituzione senza infiniti doppioni che rallentano e ostacolano, in alcuni casi, uno il lavoro dell’altro.

* I due grafici allegati vengono dal sito lavoce.info  

 

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