sabato, Novembre 27

I colori della Resistenza 40

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Partigiani TOscana

Il 25 aprile  è una data nota, come noti sono i nomi dei grandi protagonisti della lotta di Liberazione. Ma prima, cosa è stato quell’evento che ha cambiato il volto della nostra storia?  Chi  erano coloro che dettero vita a quel  moto di cui oggi viviamo i frutti?  Ebbene, questo stesso interrogativo se lo è posto una giovane studiosa fiorentina, Fulvia Alidori, bibliotecaria di professione, laurea in Scienze Politiche, che  in un libro dal curioso titolo “Cento colpi e le sbucciature”, edito da Florence Art Edizioni, piccola casa editrice  ben radicata nella realtà  toscana, racconta in chiave romanzata,  la storia  di alcuni giovani di allora che partendo da culture, stato sociale, quartieri diversi, si trovarono  a combattere fianco a fianco sui monti, condividendo pane e formaggio, sofferenze e paura, rischi e speranze, sangue e  sogni.

E’ la storia del “rosso” e del “voga”, del “lisca”, del “bomba”, del “secco”, di “renatino” e di altri ragazzi che, nel crescere, vivono la Firenze degli Anni Trenta, in pieno fascismo, e poi la Resistenza, che coincide  con il loro divenire adulti: essere partigiani è  occasione di conoscenza e di incontro con persone appartenenti a classi sociali diverse, significa confrontarsi con idee anche lontane, ma capaci di trovare un linguaggio comune. Un’esperienza che li segna per sempre. Ebbene, fra queste storie di “crescita” esistenziale e civile, quella centrale è quella di due ragazzi – Fuoco e Rena – che,  a Liberazione avvenuta, si persero di vista. E si ritrovarono casualmente 40 anni dopo.  Amici e solidali come allora, quando c’era da condividere il freddo e il pane e da rischiare la buccia, come se il tempo si fosse fermato.

Fulvia ci racconta con l’entusiasmo di quando ha conosciuto  i due “resistenti”, entrambi scomparsi,  la loro avventura umana: ai quali si è ispirata per scrivere questo suo libro, nel quale è distillata la storia. Aveva già pubblicato un opuscolo “Impressioni di Resistenza”, otto racconti su otto partigiani, ma questo è il suo primo romanzo. “L’idea mi è venuta  assistendo  ad un incontro in una scuola in cui i due protagonisti raccontavano le rispettive esperienze di lotta  partigiana e come vi erano arrivati. Allora appresi che si erano ritrovati da poco. Il libro si ispira liberamente alle loro avventura umana e a quella di altri loro coetanei. Esso vuol essere un viaggio di “educazione sentimentale” che trae spunto dalle tante storie che frequentando l’ANPI  di Firenze e non solo della mia città,  ho ascoltato, assimilato, ripensato. Asse portante è la storia  liberamente riprodotta di “Fuoco” e di “Rena” ( nella Firenze di allora i soprannomi  erano d’uso e a maggior ragione “ alla macchia”), due partigiani fiorentini con vicende  familiari e personali diverse e distanti, approdati nelle file partigiane, animati dal comune spirito di libertà. E’ questo per me il nucleo della Resistenza, un grande mutamento compiuto da  persone che avevano idee diverse, uno straordinario fenomeno di rimescolamento, un universo composto da diversi colori, da storie diverse, non raccontate abbastanza”.

La loro storia parallela inizia nel ’32.  Renato, appena ragazzo, pensa: “è mai possibile che tutte le volte che torno a casa il mio nonno mi guarda e dice: “che babbeo!”. Sono o non sono un bel giovane balilla, con la divisa, il libro il moschetto e la cento colpi di latta?”. Ennio invece ricorda: “Quando torno a casa con le sbucciature alle ginocchia, il mio babbo sorride e dice: “Te, tu giochi troppo, mi sa che ti mando a fare il bardotto!”.  Eh, già, nel mio quartiere, in Santo Spirito, s’inizia presto ad andare a bottega. Mi piace tanto leggere ma il mio babbo è un operaio e non so se potrò studiare. Si è rifiutato di prendere la tessera del Fascio, non so il perché, per cui oggi lavora a nero, che vuol dire non lo so ma domani chissà”.

La famiglia di Renato vive in un quartiere  elegante:  gente agiata,  professionisti, come suo padre, medico. E’ ancora lui a ricordare: “Oggi fa un caldo incredibile e noi dovremo stare molte ore sotto il sole, immobili e fieri in attesa del Duce e di Hitler”. E nel fervore dell’attesa rammenta i rimproveri del nonno, ex garibaldino quasi centenario,  al padre: “che ne sai tu se non ci sono più proteste, abbiamo un solo giornale e una sola voce che parla!” E mano a mano che i giorni passano, il piccolo  Ennio apprende dal padre che Paris,  l’amico di famiglia  è stato mandato al confino su un’isola per aver distribuito un volantino: “Oggi in Spagna domani in Italia!”. Renato dal canto suo è colpito da due “stranezze” avvenute al ginnasio: Gianfranco, suo compagno di classe e amico, non c’era. E non c’era neppure il professore di greco: “il custode ci ha detto che è un ebreo  e non verrà più a scuola”. Gli anni scorrono  velocemente annotati come un diario, sottile e denso, secco e incisivo. La loro presa di coscienza arriva gradualmente,  imposta  dai grandi drammi della storia: le leggi razziali, l’invasione della Polonia, l’annuncio della guerra in una piazza Signoria delirante (“che cosa mai ci sarà  da essere felici nell’essere mandati  ad uccidere altre persone?”), il  babbo del “Rosso” picchiato e senza lavoro, gli amici del “Rena”  fuggiti o nascosti. E le piccole violenze e  sopraffazioni quotidiane.  Poi, nel ’43, la scelta di campo. E di vita. Renato: “Io non posso resistere qui, nascosto, in casa, senza fare niente. Non posso stare con loro, sono il contrario di tutto quello in cui credo, i fascisti e i nazisti mi hanno impedito di pensare, di parlare, di immaginare mondi.  Cara mamma, lo so, ti do un dolore, ma vado via in montagna, non aderisco alla Repubblica Sociale, sono nato in catene e voglio tentare di essere libero”.

Identica la scelta del Rosso e di altri. I fascisti sono andati a prelevarli a  casa a  suon di botte e fucili puntati, li scaricano in campagna, in un campo di lavoro. “O tentiamo la fuga o moriamo”.  Un colpo di pala in testa e via, la fuga attraverso i campi rincorsi dalle  raffiche dei mitra. Rena e il Rosso, così come gli altri, si conosceranno nei monti del Pratomagno, nella stessa Brigata  Partigiana. Arriva l’agosto del ’44. “Domani ci muoviamo verso Firenze. Ieri è nata la Divisione Arno. Potente è il nostro unico comandante. Ragazzi, la Liberazione è vicina,  tutte le brigate partigiane stanno andando verso Firenze.”.  Aligi  Barducci, il mitico comandante Potente, ufficiale  doganale,  figlio di un ferroviere  morirà il 9 nell’Oltrarno già liberato, colpito da una scheggia. Poi, all’alba dell’11,  la Martinella di Palazzo Vecchio, usata fin dal Medioevo per chiamare i fiorentini a raccolta, suona alle 6.45. I fiorentini insorgono. E’ il suono incessante della libertà.

I due partigiani si ritroveranno molti anni dopo,  in una  sezione  dell’Anpi. Il Rena,  Renato Pozzi, è ormai un famoso medico, primario al Pronto Soccorso dell’Ospedale di S.Maria Nuova, il Rosso è Ennio Sardelli, segretario dell’Anpi di Oltrarno, ex operaio poi dipendente comunale. Loro non ci sono più, ma la loro storia  cammina e incontra la curiosità e l’interesse di tanti ragazzi, nelle scuole e nei circoli,  ove il libro viene presentato, nell’ambito del progetto del Comune di Firenze “le chiavi della città”.  “Ciò che volevo sapere e desta anche la curiosità dei ragazzi d’oggi, è come i giovani d’allora immaginassero la libertà, che non avevano mai conosciuto. L’intento è quello di fornire ai giovani uno spunto per leggere altri libri, e un modo per far conoscere, senza retorica e  indebite appropriazioni, ciò che è stata la Resistenza. Un grande momento  di condivisione di valori, pur nella diversità, che oggi si stenta a ritrovare”. Cosa pensano i ragazzi delle scuole di questo lavoro lo si evince dai loro commenti. “Mi ha fatto riflettere – scrive Margherita, della scuola Cavalcanti di Sesto – sull’importanza della libertà e della sua trasmissione di generazione in generazione”. “Queste sono storie “vive” e non imbalsamate nei libri”.  Matteo così commenta: “Ha fatto vedere la guerra come l’avrebbe probabilmente recepita un ragazzo della nostra età nella sua semplicità, ingenuità e negli sforzi che ha fatto per le piccole cose”. E Gemma: “Un libro semplice, immediato, per ricordare alle generazioni future come la mia a non ripetere gli errori del passato”. Aggiunge Ilaria: “ci insegna la bellezza di una terra felice dove ognuno è libero di pensare ciò che vuole”.

Stasera nuova presentazione nel popolare quartiere di Gavinana. E sempre a Firenze, ieri al Circolo Fratelli Rosselli,  presentato un altro libro sulla Resistenza. Autore Vittorio Cimiotta, titolo: La rivoluzione etica. Da Giustizia e Libertà al Partito d’Azione ( ed.Mursia). Ha presieduto Valdo Spini, sono intervenuti i prof. Paolo Bagnoli e Sandro Rogari e il presidente dell’Istituto Storico della Resistenza Roberto Barontini.  Si tratta di una antologia storica su personaggi della tradizione“ azionista” , vari  medaglioni su altrettante figure della Resistenza, Norberto Bobbio, Bruno Zevi, Enzo Enriques Agnoletti, Giorgio Spini ed altri, scritti da importanti storici e studiosi.  Ed il 25 aprile, celebrazioni in  tutta la Toscana, da Massa Carrara a Pisa, a Firenze e negli altri centri per ricordare  difendere e diffondere  i valori della Costituzione e della democrazia.  

 

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