giovedì, Ottobre 21

I club della cannabis field_506ffbaa4a8d4

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In Uruguay, l’odore dolciastro del fumo di marijuana non è percepito come strano già da qualche tempo. L’innovativa legge che ha catapultato il paese e il presidente José Mujica sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo è già in vigore, e sta entusiasmando i coltivatori di cannabis, che hanno rapidamente formato associazioni e fomentano la coltivazione domestica.

L’Istituto per la regolamentazione e il controllo della cannabis (IRCCA), in poco più di un mese, ha già registrato 15 associazioni e, dallo scorso giugno al 16 ottobre, 601 coltivatori domestici.

Si stanno creando club al ritmo di uno o due la settimana“, dice Laura Blanco, dell’Associazione uruguaiana per lo studio della cannabis (AECU).

L’AECU ha fornito consulenza a cinque associazioni già registrate, e lavora con altre cinque per l’iscrizione all’IRCCA. “I club”, ha spiegato Blanco al canale televisivo locale Nuevo Siglo TV, “includono membri con vari livelli di impegno. Alcuni sono formati da 15 persone, e non vogliono espandersi (il numero massimo consentito dalla legge è 45), mentre altri sono più numerosi, si basano su un regime cooperativo, prendono decisioni a maggioranza, e hanno quote differenziate in base alle possibilità di ognuno. Ci sono quote di iscrizione da 4000 pesos (130 euro), ma anche da 10000 (330 euro). Le quote mensili vanno da 1200 (40 euro) a 2500 pesos (83 euro)”. La legge che regola la filiera produttiva della marijuana ha dato vita a un movimento silenzioso per gran parte della società, ma molto attivo tra i consumatori. Oltre alle associazioni, sono state aperte piccole attività commerciali per la vendita di accessori per la coltivazione e per fornire consulenza su come piantare. Si è anche verificato un boom editoriale con la pubblicazione di libri sulla marijuana, sulla famosa legge “fatto in Uruguay”, su come piantare e sul consumo di droga.

Allo stesso tempo, le autorità stanno tenendo sotto controllo gli obiettivi prefissi da questa legge. A metà del 2012, il presidente Mujica aveva annunciato delle misure per migliorare la convivenza sociale, e questo progetto era una di quelle. La motivazione era combattere il narcotraffico e ridurre il consumo di droghe più tossiche e che creano dipendenza.

Il governo voleva mettere in atto una nuova strategia contro il narcotraffico, avendo capito che le politiche repressive avevano fallito.

Il progetto causò controversie a livello politico, ma anche in seno all’opinione pubblica. Anche oggi, con la legge in vigore, più del 60% della popolazione non la condivide, rivelano i dati delle società di consulenza. Nel 2012, quando si iniziò a dibattere il progetto, il 66% degli uruguaiani non era d’accordo, e il 24% era invece a favore, secondo quanto riportato dalla compagnia Cifra. A luglio di quest’anno, un nuovo sondaggio ha dimostrato che ben poco è cambiato rispetto a due anni fa: il 64% dei cittadini è contrario, e il 27% a favore. Inoltre, uno studio presentato dalla politologa  Fernanda Boidi al V congresso di scienze politiche dello scorso ottobre in Uruguay ha rivelato che un 76% dei cittadini crede che l’impatto causato da questa legge, una volta entrata in vigore, sarà negativo o nullo, mentre il 18% ha affermato di credere che il paese starà meglio.

Si può ottenere la marijuana in tre modi: tramite le associazioni, producendola per se stessi o acquistandola in farmacia. Questa terza via non è stata ancora attivata, ma queste attività venderanno la marijuana prodotta da imprese, autorizzate dall’IRCCA, che produrranno in terreni concessi dallo stato per poi distribuire alle farmacie. La vendita in questi esercizi è un altro punto polemico della legge.

Il presidente eletto Tabaré Vázquez, che nel governo 2005-2010 aveva promosso la legge che vieta di fumare tabacco al chiuso in spazi pubblici, ha riconosciuto di essere preoccupato per l’applicazione di questa nuova legge, ha affermato di voler seguire i risultati da vicino e che, nel caso ritenga necessario modificarla, presenterà un nuovo progetto al parlamento.

La AECU, invece, accettò di buon grado questa legge promossa dall’Esecutivo perché, nonostante il consumo di droga fosse permesso già da molti anni, il trucco stava nel fatto che commercio e produzione fossero ancora perseguiti. I consumatori chiedevano da tempo la legalizzazione della marijuana per consumo personale, con eco di sostegno da parte di dirigenti politici di maggioranza e opposizione. L’ex candidato alla presidenza, Luis Lacalle Pou, del Partito Nazionale, aveva presentato un progetto di legge che permettesse la produzione a livello personale. Ciò che, forse, nessun fautore della legge si aspettava era che il governo rincarasse la dose.

La legge ha portato l’Uruguay sotto i riflettori, e altri paesi si sono informati sull’applicazione di una norma che permetta di consumare fino a 40 grammi di marijuana al mese. Solo l’esperienza ci dimostrerà se i risultati saranno quelli desiderati. Questa legge è l’eredità politica di José Mujica al proprio successore.

 

Traduzione a cura di Emma Becciu

 

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