domenica, Novembre 28

I cinesi in Nuova Zelanda

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Sydney – Secondo le ultime stime ufficiali, i cinesi residenti in Cina sono 1.370.000.000, ovvero circa il 19% della popolazione mondiale. Il dato che sorprende di più, tuttavia, è quello dei Cinesi residenti all’estero, un gruppo che si aggira attorno ai 50 milioni di individui, più dell’intera popolazione spagnola.

Questo straordinario numero di cittadini cinesi che vivono al di fuori del proprio Paese è, ovviamente, in parte dovuto alla grandezza della stessa popolazione cinese, in parte alla posizione geografica della Cina, incastonata nel continente Asiatico. Anche tenendo in considerazione questi aspetti, ad ogni modo, non può non stupire quanto la presenza dei Cinesi nel mondo sia importante. Questi ultimi sono oltre 9 milioni in Thailandia, circa 7 milioni in Malesia, poco meno di 4 milioni negli Stati Uniti, circa 900.000 in Australia, oltre 320.000 in Italia fino ad arrivare agli oltre 180.000 regolarmente residenti in Nuova Zelanda.

Tale cifra è, in assoluto, decisamente ridotta se paragonata alle altre, ma non lo è affatto se rapportata alla popolazione totale del Paese, di soli 4,5 milioni di abitanti. Il rapporto tra i cittadini cinesi ufficialmente residenti e la popolazione totale è uno strumento utile per valutare l’impatto demografico di questa minoranza, con risultati importanti: in Thailandia i Cinesi sono circa il 14% della popolazione e in Malesia circa il 22%. Tale rapporto, in Paesi al di fuori dell’Asia, permette di effettuare paragoni più appropriati: negli Stati Uniti i Cinesi sono circa l’1,2% della popolazione, in Italia circa lo 0,52% ma, in Nuova Zelanda, rappresentano circa il 4% della popolazione totale, una percentuale molto maggiore rispetto a quella degli altri Paesi di stampo occidentale, molto simile a quella australiana.

A quale scopo, dunque, fare un preambolo di questo tipo? Considerate le recenti politiche commerciali della Nuova Zelanda nei confronti della Cina – e l’importante ruolo di quest’ultima nell’economia del Paese oceanico – è fondamentale comprendere che il forte impatto della popolazione cinese in Nuova Zelanda rappresenta in modo chiaro l’orientamento economico internazionale scelto da quest’ultima.

I dinamici rapporti demografici tra Cina e Nuova Zelanda risalgono ai primissimi anni della seconda metà del XIX° secolo, quando migliaia di Cinesi provenienti dalla provincia di Guangdong lasciarono la madrepatria per dirigersi verso la regione di Otago, nella parte meridionale dell’Isola Sud, come minatori e cercatori d’oro. Gran parte di questi ultimi fu vittima di episodi di razzismo da parte dei coloni europei in Nuova Zelanda, sia a causa dei sentimenti di presunta superiorità razziale dell’epoca sia a causa della concorrenza che essi rappresentavano per i minatori e i cercatori occidentali.

Nei decenni successivi al periodo della ‘febbre dell’oro’, l’emigrazione cinese in Nuova Zelanda proseguì con ondate discontinue, mentre migliaia di Cinesi vennero accolti come rifugiati fino a pochi anni prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. La seconda metà del secolo scorso vide tali flussi migratori fortemente influenzati da vicende proprie del continente asiatico, come i crescenti gruppi di rifugiati provenienti da Cambogia, Vietnam, Laos, Hong Kong, Singapore, Malesia e Samoa. Successive ondate di rifugiati vennero causate da eventi come le rivolte del 1998 in Indonesia o la repressione seguente le proteste di Piazza Tienanmen nel 1989. In quegli anni, tuttavia, iniziò a farsi sempre più importante il fenomeno degli emigranti cinesi non più come rifugiati, ma come investitori o lavoratori specializzati temporanei.

A partire dal 2000, ad ogni modo, la crescente rilevanza e le potenzialità dei rapporti economici tra i due Paesi favorirono un rinnovato rapporto tra entrambi, come dimostrato dalla scuse ufficiali effettuate per gli episodi di razzismo e le tassazioni ingiuste del XIX° secolo. Tale situazione si sviluppò al punto tale che, nel 2010, la Cina divenne il primo Paese per numero di famiglie riuscite a stabilirsi in Nuova Zelanda tramite gli appositi visti di quest’ultima, mentre continuava a crescere sia il numero di uomini d’affari con interessi in Nuova Zelanda che il numero di studenti universitari provenienti dalla Cina.

Oggi, a dispetto di alcuni sentimenti nazionalisti e xenofobi come quelli del partito New Zealand First (“la Nuova Zelanda per Prima”), la comunità cinese in Nuova Zelanda è fortemente radicata ed in costante crescita. La maggior parte di questa risiede nella regione di Auckland, la più grande città del Paese, che ospita circa 112.000 Cinesi, seguita dalla regione di Wellington, la capitale, con circa 16.000 Cinesi, la regione di Canterbury, con circa 13.000 Cinesi, quella di Waikato, con circa 7.300 Cinesi, quella di Manawatu-Wanganui, con circa 3.800 Cinesi e quella di Otago, la prima meta di metà ‘800, con circa 3.500 Cinesi.

Il buon livello di integrazione dei Cinesi della Nuova Zelanda – i quali hanno spesso la doppia cittadinanza – è rappresentato dal fatto che la maggior parte di essi comunica prevalentemente in lingua Inglese, laddove il Cantonese è la seconda lingua più parlata (16%) ed il Mandarino la terza (12%). Un altro importante parametro per valutare i rapporti sociali tra i due Paesi è quello degli studenti cinesi che studiano in università neozelandesi: nel 2001 erano poco meno di 15.000, l’anno dopo erano circa 30.000, rappresentando il maggior gruppo di studenti stranieri del Paese.

Altri importanti fattori da tenere in considerazione sono di carattere economico, come ad esempio la percentuale di Sino-Neozelandesi facenti parte della forza lavoro (oltre il 75%) ed il reddito medio di questi ultimi, addirittura lievemente superiore a quello dei Neozelandesi di origine europea. Questi stessi dati mostrano, tuttavia, che è necessario un ulteriore sforzo per aumentare l’integrazione socio-economica e ridurre le disuguaglianze. Gli stessi parametri riferiti ai Cinesi recentemente immigrati in Nuova Zelanda sono infatti decisamente peggiori: rappresentando rispettivamente il 45% della forza lavoro ed un reddito medio di meno della metà della media nazionale.

Il ruolo della Cina per la Nuova Zelanda – e l’importanza della capacità di quest’ultima di comunicare efficacemente con la prima – è ora noto a tutti ed è stato approfondito da diversi studi. Uno di questi, Languages in Aotearoa New Zealand, pubblicato dalla Royal Society of New Zealand, ha sottolineato quanto sia importante il multilinguismo per la Nuova Zelanda, al fine di poter comunicare in maniera sempre migliore con i nuovi gruppi di stranieri che vivono nel Paese e con i nuovi partner commerciali, Cina in primis.

In un’intervista concessa a L’Indro lo scorso Febbraio, Sharon Harvey, Professore Associato presso la Auckland University of Technology (AUT) ed autrice dello studio, aveva dichiarato: “Il nostro multilinguismo deriva dai nostri primi immigrati, ma anche da coloro che sono arrivati da meno tempo. Basti pensare che, secondo l’ultimo censimento del 2013, il 25,2% della popolazione è nata all’estero. […] La Nuova Zelanda ha potuto vendere facilmente i propri prodotti al Regno Unito fino all’ingresso di quest’ultimo nell’Unione Europa, nel 1972. A partire dal quel momento, abbiamo dovuto lavorare per ricostruire una rete commerciale per poter vendere i nostri prodotti, principalmente derivati dal settore primario. Uno dei principali problemi che abbiamo trovato in tale strategia è stato la difficoltà nel comunicare con i nuovi partner, soprattutto con quelli provenienti dall’Asia”.

Un ulteriore passo in avanti nei rapporti tra Cina e Nuova Zelanda, alla base di relazioni future ancora più strette e proficue tra le rispettive popolazioni, è poi rappresentato dall’accordo di libero scambio tra i due Paesi, firmato nel 2008 e gradualmente attivato a partire da quel momento fino al 2019, anno in cui sarà pienamente operativo.

La Nuova Zelanda di oggi ha dunque posto le basi per avere rapporti economici e politici eccellenti con la Cina, condizione che si riflette sul crescente numero di studenti e di uomini d’affari oggi presenti nel Paese. I grandi fondi di questi ultimi, ad ogni modo, stanno creando alcuni inconvenienti, il principale dei quali è rappresentato dal prezzo delle case nelle grandi città, in costante crescita soprattutto a causa dei continui investimenti immobiliari dei nuovi milionari provenienti dalla Cina. Che questo rappresenti una potenziale fonte di problemi nel medio termine è oramai dato per certo tanto in Nuova Zelanda quanto in Australia, ma, d’altro canto, rappresenta uno degli effetti derivanti dalla crescente apertura della Nuova Zelanda nei confronti della Cina, qualcosa che non solo apporta benefici ad entrambi i Paesi, ma che è oramai impossibile fermare.

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