giovedì, Ottobre 28

I cinesi e la questione talebani Sempre più sequestri di lavoratori cinesi per ricattare il Governo di Islamabad, grande amico di Pechino

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Tehrik-i-Taliban cina talebani

Bangkok – Da lungo tempo imperversa un dibattito in Cina su quanto lassismo vi sia volutamente da parte dell’Esercito e del Governo centrale nel contrastare il fenomeno terroristico all’interno del proprio territorio e quanto invece sia un’area dove si possa riscontrare una specie di sotterranea convivenza. Il che è proprio quell’area di contiguità che spesso viene criticata e contestata sia dagli Stati Uniti sia da parte di altri Stati Occidentali variamente impegnati nella lotta al terrorismo internazionale di estrazione estremista o talebana. Da un po’ di tempo a questa parte, miliziani estremisti operativi in territorio pakistano hanno avviato un lucroso business di sequestri attraverso persone assolutamente ordinarie per raccogliere fondi attraverso il pagamento di riscatto, oppure trattenendoli e prolungando nel tempo il loro sequestro, oppure più semplicemente variegando la tipologia delle richieste secondo le proprie necessità. Sono stati oggetto di sequestri anche cittadini stranieri ed i cinesi sembrano essere diventati improvvisamente il bersaglio preferito dei sequestratori, probabilmente perché i miliziani sperano che il Governo ceda alle loro richieste in modo rapido alla luce dei buoni rapporti in essere tra Pakistan e Cina.

Martedì scorso, una frazione di queste frange estremiste denominata Tehrik-i-Taliban TTP ha proclamato di aver sequestrato a Dera Ismail Khan, una città nella Provincia di Khyber-Pakhtunkhwa, un ciclista cinese che era diretto in Iran. Chiedendo al Governo centrale il rilascio “dei nostri combattenti che languono nelle carceri”, il gruppo Tehrik-i-Taliban del gruppo Shehryar con sede nel Sud Waziristan ha affermato che il ciclista potrebbe essere rilasciato solo quando le loro richieste incontrino una risposta positiva da parte del Governo.

Entrambi i Gruppi del Tehrik-i-Taliban e i miliziani di Baloch hanno recentemente sequestrato cinesi per primi tra le frange islamiche estreme. Nei fatti è accaduto anche che alcune delle vittime sono state uccise poiché le Autorità non hanno risposto positivamente alle richieste dei miliziani, fornendo sicurezza o non hanno dato alcun tipo di accoglienza nei loro confronti.

Le forze di sicurezza nazionali certamente sono sotto stress a causa della diffusione della violenza. Ma, ci si chiede in Patria, se le Forze di Sicurezza non sono state capaci di assicurare protezione al ciclista cinese, lo hanno almeno correttamente informato in modo da evitare di fargli fare un viaggio così pericoloso?

I colloqui tra il Governo centrale e i rappresentanti del Tehrik-i-Taliban sono praticamente ad un binario morto ed i talebani non hanno prolungato la tregua. Ci potrebbe essere una relativa sosta nelle attività terroristiche ma schegge incontrollate non hanno certo cessato di compiere atti di violenza, le esplosioni avvenute nel Distretto di Islamabad a Marzo scorso sono un solo esempio che chiarisce l’entità della cosa e il livello di pericolo che possa replicarsi ancora a breve.

Le varie fazioni estremiste si sentono libere d’agire per proprio conto poiché vi sono contrasti profondi all’interno del fronte talebano e le shura non sono sufficienti per disciplinare tutte le milizie rivali. Allo stesso tempo, l’Esercito finora non ha effettuato un auspicato giro di vite sul fronte terrorista, il che sta dando un ulteriore aiuto al Tehrik-i-Taliban nell’organizzare i propri killer per il futuro recente, nel caso in cui i colloqui possano definitivamente naufragare.

 

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