venerdì, Giugno 18

I Castro non scompaiono Il castrismo, comunista e nazionalista, che ha fatto bene ciò che ha fatto a una Cuba che ancora può scegliere il suo futuro: ne parliamo con il giornalista e scrittore Alfredo Somoza

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Per quasi 60 anni, la famiglia Castro ha avuto il controllo di Cuba. Ma oggi 19 aprile l’86enne Raúl Castro lascerà il posto a Miguel Díaz-Canel, il suo successore che diventerà Presidente e Capo di Stato. E’ la prima volta da quando la Rivoluzione cubana ha scosso l’isola più di mezzo secolo fa, che il Paese non avrà una guida dal nome Castro. Da quando Fidel prese il potere nel 1959, i Castro sono stati i protagonisti sia della Rivoluzione che della modernizzazione, diventando una delle figure più controverse del loro tempo. Proprio oggi che si chiude l’era dei Castro, vogliamo dare uno sguardo al passato, analizzando l’eredità sia positiva che negativa che i Castro lasciano a Cuba.

Ne abbiamo parlato con il giornalista e scrittore Alfredo Somoza.

Cosa ha rappresentato e cosa rappresenta oggi la famiglia Castro per Cuba?

La famiglia Castro è stata il simbolo della Rivoluzione, è stata al potere per praticamente 60 anni, e quindi ha un forte valore simbolico, soprattutto Fidel, che è stato il giovane avvocato che si ribellò contro la dittatura di Fulgencio Batista , riuscendo a mettere in piedi una rivoluzione anche con Ernesto Che Guevara e con il fratello più giovane Raúl. Fidel fu l’uomo che ha retto le tempeste della Guerra Fredda, che ha mantenuto in piedi un regime che all’epoca nessuno si spiegava come fosse riuscito ad andare avanti dopo la fine della Guerra Fredda. Questa cosa si spiega perché Fidel è stato un nazionalista più che un comunista, quindi una persona che ha toccato nel profondo le figure dei cubani che nella loro storia sono stati fortemente penalizzati dalla vicinanza con gli Stati Uniti, da invasioni, da regimi imposti ecc. Quindi la famiglia Castro è stato tutto questo. Non c’è Rivoluzione senza i Castro e adesso per ovvi motivi, perché Fidel è morto da un paio di anni e suo fratello, per quanto continuerà fino al 2021 ad essere il segretario del Partito Comunista, lascia la presidenza per la prima volta ad una persona che è nata dopo la Rivoluzione. Questo è un qualcosa di epocale per i cubani, fermo restando che i Castro non scompaiono.

Quali sono gli aspetti positivi che ha lasciato il castrismo a Cuba?

Cuba oggi è un Paese povero come tutti i Paesi dei Caraibi, ma, a differenza degli altri è un Paese istruito, colto, con un’assistenza sanitaria di un buon livello, con il cibo garantito. Tutto questo visto dall’Europa potrebbe sembrare ‘poco’, perché noi diamo per scontate tante cose, ma, visto nei Caraibi non è assolutamente scontato e fa la differenza. Ovviamente questo ha un prezzo perché il regime cubano è un regime a partito unico che a lungo ha impedito ad esempio che i propri cittadini potessero entrare ed uscire dal Paese, che ha vietato iniziativa privata che invece adesso è possibile per alcune posizioni, che ha perseguitato gli omosessuali, ma questo purtroppo non capitava soltanto nella Cuba socialista ma anche in Paesi molto più vicini a noi. Il tema della libertà individuale è un tema che a Cuba è sempre esistito, dall’altro lato è un Paese che pur essendo sempre stato un Paese povero, è riuscito a garantire una serie di cose che solitamente in questo mondo garantiscono solo i Paesi molto ricchi.

Dal punto di vista economico quali sono le riforme positive attuate dai Castro?

Fidel era un uomo legato al modello dello Stato sovietico, con un’economia programmata, senza possibilità di apertura di mercato, senza la possibilità per la gente di mettersi in proprio. Questa era la Cuba di Fidel. La Cuba di Raúl somiglia molto alla Cina, un socialismo di mercato che vede da un lato il potere che rimane in mano al partito unico, quindi il monopolio del potere che rimane all’interno di quella cerchia che fa parte del Partito Comunista come in Cina, e dall’altro lato con Raúl Castro sono stati legalizzati dei pezzi di economia che prima  erano clandestini, illegali e che adesso sono diventati una parte importante. Il 12 % del cubani attualmente lavora in proprio e questa è una grandissima novità rispetto ai tempi di Fidel. Affitta camere, albergatori, parrucchieri sono tutte persone che pagano le tasse allo Stato per svolgere un’attività, come da noi. I cubani non vogliono buttare via il sistema perché sono soddisfatti, sanno cos’hanno attorno, però dall’altro lato giustamente chiedono riforme in campo economico e politico. E’ un pò la sfida del nuovo Presidente. In realtà oggi la grande sfida di Cuba è la doppia moneta. Cuba ha una moneta che vale un dollaro e una moneta che vale 1/30 di dollaro, i cubani guadagnano sulla seconda moneta, quindi un cubano guadagna 30-40 dollari al mese se lavora per lo Stato e guadagna molto di più se lavora per il settore del turismo. Soltanto con le mance arrotonda degli stipendi superiori a quelli di un grande professore universitario. Quindi a Cuba si sta creando una società ingiusta tra chi lavora nell’economia del dollaro e chi lavora per lo Stato cubano. Questo prima o poi produrrà una frattura sociale ed è questa la grande sfida, quella di avere una sola valuta e rivedere il tema degli introiti pro-capite.

Quali le riforme politiche migliori attuate dai Castro?

Non abbiamo avuto riforme politiche importanti se non ad esempio l’impossibilità di candidarsi più di due volte alla presidenza. Le cariche a vita sono state eliminate e infatti Raul Castro finendo il suo mandato non era rieleggibile e non ha voluto forzare la legge istituita per altro da suo fratello. Non esiste la libertà di stampa, ci sono soltanto due giornali dello Stato, non esiste la libertà di formare partiti politici alternativi, le elezioni sono un meccanismo molto complicato dove votano anche i cittadini ma all’interno di liste di candidati già concordati preventivamente. Adesso il Parlamento cubano sta votando su delle candidature che arrivano da fuori dal Parlamento. Questo non cambierà anche perché un sistema di questo tipo è poco riformabile, sta in piedi finchè sta in piedi ma quando ci si mette mano crolla. E’ un pò quello che è successo con l’Unione Sovietica di Michail Sergeevič Gorbačëv. Non c’è un riformismo possibile all’interno di un sistema a partito unico.

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