martedì, Dicembre 7

I carnefici e il teatro civile di Daniele Biacchessi

0
1 2


“La memoria è la sentinella del cervello” faceva dire Shakespeare al suo Macbeth. Quando questa si affievolisce, sbiadiscono con essa anche le nostre radici e le certezze sulla nostra identità. Le basi su cui si fonda il presente e il futuro individuale e collettivo. Un patrimonio comune, prezioso per ogni popolo. Quando la sentinella si addormenta, “il ricettacolo della ragione diventerà un semplice lambicco” (Macbeth-W.Shakespeare, scena VII).

Conservare e rinnovare la memoria per Daniele Biacchessi, giornalista e scrittore, è un impegno civile soprattutto nei confronti delle nuove generazioni. Caporedattore per ‘Radio24-Il Sole 24 Ore’, autore e conduttore di numerose trasmissioni radiofoniche così come autore di circa una trentina di libri d’inchiesta tra cui ‘Fausto e Iaio’, ‘Punto Condor’, ‘Cronaca di una strage’, ‘Walter Tobagi’, ‘Il delitto D’Antona’, ‘Passione Reporter’, Biacchessi dal 2003, ha affiancato alla sua attività giornalistica un nuovo percorso nel teatro di narrazione, trasformando il suo grande bagaglio d’inchieste in teatro civile.

Negli ultimi 12 anni ha portato in giro per l’Italia e in Europa tanti spettacoli e reading, nati dai suoi libri, spesso insieme a musicisti tra cui Gang, e il jazzista Gaetano Liguori. Nel 2015 Biacchessi è di nuovo insieme a Gaetano Liguori e Giulio Peranzoni nel progetto ‘I carnefici’. Il libro, appena pubblicato da Sperling & Kupfer, è già in tournée come spettacolo di teatro civile e sarà trasformato in DVD attraverso il crowdfunding. Lo abbiamo intervistato per fare esercizio di memoria e approfondire i dettagli del suo nuovo progetto.

Daniele Biacchessi chi sono i carnefici di cui parla nel suo nuovo ‘capitolo’ di narrazione?

I carnefici sono quelli della 16esima Panzergrenadier Division ReichFurher, guidati dal generale Max Simon e dal maggiore Walter Reder, responsabili di centinaia di stragi contro civili italiani nel 1944. Come quelle compiute a Montesole-Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Vinca, Bardine di San Terenzo, Fosse del fiume Frigido, Certosa di Farneta, Casalecchio di Reno. Oltre 4 mila morti tra donne, vecchi, bambini.

Lei è appena tornato dal Lussemburgo e Parigi, dove ha portato la voce della memoria. Che esperienza è stata? E qui in Italia?

E’ stata una esperienza importante. In Lussemburgo e Parigi avevo già portato i miei spettacoli, in particolare ‘Giovanni e Nori’, la storia di due partigiani importanti , Giovanni Pesce e Onorina Brambilla. C’è sempre tanta curiosità e commozione, sia in Italia che all’estero. Tante persone colpite negli affetti più cari, ancora alla ricerca della verità e della giustizia, più volte mi hanno detto: ‘tu che puoi, tu che sei un giornalista, uno scrittore, un uomo di teatro e di narrazione porta avanti le nostre battaglie’.

Perchè nel suo percorso è diventata così importante la memoria?

Per me è un dovere civile. Non si può fare questo mestiere se non tiene conto di ciò che siamo stati, di quello che il nostro popolo ha subito negli anni del fascismo, dell’occupazione nazista. Chi avrebbe mai pensato di rivedere migranti trattati come bestie, trasportati su carri bestiame, numerati con il pennarello come si fa con le mucche? Il passato è ritornato nel Cile di Pinochet, nell’Argentina di Videla, nel regime totalitario della Corea del Nord, durante la guerra dei Balcani, in Iraq, Afghanistan, Siria, Libia. E a farne le spese sono sempre state vittime innocenti, la popolazione non belligerante. Ecco perché è importante fare memoria.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->