sabato, Settembre 18

I britannici residenti in Spagna e la Brexit field_506ffbaa4a8d4

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Sole, mare, stile di vita e prezzi bassi. Sono queste alcune delle ragioni che portano più di 250.000 britannici, secondo i dati dell’Instituto Nacional de Estadística (INE) a risedere attualmente in Spagna. Probabilmente questo dato non è propriamente esatto, dal momento che non tutti sono registrati formalmente. I britannici, come molti altri stranieri provenienti soprattutto dal nord Europa, si concentrano principalmente a sud e nelle isole. Secondo il quotidiano britannico ‘The Sunday Times’ sono 100 i britannici che ogni giorno decidono di vivere in Spagna. Molti sono pensionati che lasciano il freddo del nord per godersi la pensione al caldo del sud. Orihuela Costa, in provincia di Alicante, ad esempio, è il paese che più britannici ospita: più del 50% dei suoi 25.780 abitanti provengono dal Regno Unito.

La Spagna, inoltre, è fra le mete preferite dai turisti britannici all’interno dell’Unione Europea. Dai giovani che affollano Magaluf ai pensionati che si rilassano nel caldo clima dell’Andalusia, i britannici sono i turisti che più spendono in Spagna con un totale di 14.000 milioni di euro all’anno, secondo i dati del 2015 dell’INE. A fare ombra quest’anno sulle teste dei britannici residenti in Spagna non sono gli ombrelloni delle spiagge, ma qualcosa proveniente dal loro paese d’origine: la Brexit.

Sono stati numerosi i residenti britannici in Spagna a votare ‘no’ alla Brexit. Per molti, però, il risveglio del 24 giugno scorso non è stato dei migliori. John Lambourne, vice presidente di Ciudadanos Europeos de Baleares, organizzazione che da più di 20 anni promuove l’integrazione europea nelle isole Baleari, commenta così i risultati del 23 giugno scorso: “Noi dell’associazione siamo pro-Europa, quindi questo risultato non ci è piaciuto”.

Sono molti i britannici, infatti, che temono una riduzione repentina dei propri diritti, qualora dovessero trasformarsi in cittadini extracomunitari: “C’è un’atmosfera di incertezza anche se conosciamo persone che sono contente del risultato. Tuttavia, mancano ancora due anni e il tempo di cui ha bisogno l’UK per formare un governo”, spiega Lambourne, “Bisogna ricordare, infatti, che l’origine di tutto ciò proviene da un partito politico. Il partito conservatore era diviso fra favorevoli e contrari all’uscita dall’UE. David Cameron, per essere eletto ed essere appoggiato dalla sua formazione, ha deciso di indire un referendum. Il primo sulla Scozia gli era andato molto bene, questo no e si è dovuto dimettere. Ora il partito conservatore è diviso, non hanno risolto niente. L’opposizione sta anche peggio”.

Così Lambourne spiega il risultato del referendum: “Bisogna ricordare che molte delle persone che hanno votato a favore dell’uscita del Regno Unito non sono anti-europei. Molti sono contro la gestione di questo ‘mostro burocratico’ in cui scarseggia la democrazia. C’è gente che ha votato a favore della Brexit per il tema dell’immigrazione e altri che avranno votato senza pensarci su molto. La gente più anziana è quella maggiormente contraria all’Unione Europea, mentre la gente più giovane, ad esempio quelli che sono qui, sono a favore dell’integrazione europea. Viviamo da tanti anni integrati: ci sono tanti legami e vincoli che è molto difficile uscire così, senza parlare del tema. Ci sono tanti fattori che influiscono in un modo o nell’altro ma credo che uscire dall’UE sia negativo”.

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