lunedì, Aprile 19

I big arabi si confrontano, al via il vertice field_506ffb1d3dbe2

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Syrian opposition leader Jarba set to visit Russia

Due dei principali vertici mondiali stanno caratterizzando la chiusura di marzo 2014. Partendo da L’Aja, dove il Presidente Usa Barak Obama ha convocato i Primi Ministri delle principali potenze per discutere la crisi ucraina, fino ad arrivare a Kuwait City, dove è in corso il summit della Lega Araba. Il vertice, a cui partecipano i rappresentanti dei principali stati del Medio Oriente e Nord Africa, inizia in maniera piuttosto simile al suo parallelo europeo: all’insegna, cioè, di grandi assenze e tensioni.

Lo scranno, vuoto, che fa più rumore, è sempre lo stesso: quello che Bashar al-Asad non riempie dal 2011. Ma, nonostante il presidente siriano non sia presente,  il suo antagonista ci sarà. Ahmed Jarba, eletto il 6 luglio 2013 alla presidenza della Coalizione Siriana delle forze di Opposizione e Rivoluzione, sarà presente al summit, nonostante le rimostranze iraniane che vanno avanti dallo scorso anno, quando prese ufficialmente parte alla riunione. La presenza del banco con il nome di al-Asad sopra fa, però, intuire il suo ruolo: Jarba parteciperà ed avrà diritto ad esprimersi, solo in qualità di osservatore.

La questione siriana, ancora al top degli argomenti di discussione, non è l’unico argomento spinoso del vertice. Le tensioni fra i maggiori produttori di petrolio, i sei membri del Consiglio del Golfo, non sono placate e minacciano di riflettersi sugli obiettivi della Lega. Alcune settimane fa infatti, il Qatar, ha visto svuotarsi gli uffici delle ambasciate saudita, emiratina e bahreniana dalla capitale Doha. I diplomatici, richiamati in patria, non torneranno a ricoprire i loro incarichi fino a che l’emiro Shiek Tamim bin Hamas al Thani non rinuncerà ufficialmente al sostegno che fornisce alle organizzazioni fondamentaliste sunnite che operano, oltre che in territorio siriano, nella maggior parte degli stati dell’area Mena.

A questo proposito sarà importante assistere agli scambi che avverranno, oltre tra i membri GCC, fra il rappresentante qatarino e quello egiziano. Al Cairo, infatti, la Corte d’Assise egiziana, solo pochi giorni fa, ha rinviato all’autorità competente in materia di pena capitale, il Gran Mufti, la richiesta di condanna a morte per 529 sostenitori dell’ex Presidente, deposto da un colpo di stato militare, Muhamad Morsi. Il numero potrebbe crescere ancora nei prossimi giorni, quando, in un nuovo maxi-processo per altre 700 persone fra cui Mohamad Badie, ex guida spirituale di FM, e Saad al-Katatni, ex presidente del Parlamento egiziano, verrà discusso il livello d’affiliazione con il gruppo di sostenitori.

L’ex Presidente fa parte di un’organizzazione classificata proprio all’interno della cerchia di quelle sostenute dal Qatar, i Fratelli Musulmani, iscritta nelle liste nere delle organizzazioni terroristiche della maggior parte dei Paesi rappresentati al vertice. Queste, quindi, saranno i temi collaterali che influenzeranno le decisioni del vertice e determineranno le linee guida per le politiche medio orientali nel corso del 2014.

 

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