venerdì, Maggio 7

I 720 anni dell'Opera del Duomo

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Gli autobus di Firenze sono fasciati dalle immagini di due straordinarie opere: la ‘Pietà Bandini‘ di Michelangelo Buonarroti e la ‘Pietà‘ di Vincent van Gogh, a ricordarci che questi ed altri capolavori antichi e contemporanei ispirati al sacro, dominano la scena culturale artistica e religiosa fiorentina, che culminerà il prossimo 10 novembre con la visita a Firenze di Papa Francesco.
Da giorni la città è in fibrillazione per questo evento e tutto sembra convergere verso quell’appuntamento, che sarà fatto di tanti incontri importanti che culmineranno nel bagno di folla allo stadio, dove sotto la storica (per i tifosi) curva Fiesole, saranno eretti altare e palco per la messa che Papa Bergoglio celebrerà davanti a 50 mila persone.
I manifesti che troneggiano sui mezzi pubblici indicano due grandi momenti artistico-culturali-religiosi: la inaugurazione, il 29 ottobre, del rinnovato Museo dell’Opera del Duomo e la Mostra in corso a Palazzo Strozzi dal 24 settembre al 24 gennaio, dal titolo ‘Divina bellezza, tra Vang Gogh, Chagall e Fontana‘, su cui avremo modo di soffermarci in altra occasione.

L’evento di cui siamo in grado di fornire alcune anticipazioni riguarda il rinnovato Museo dell’Opera del Duomo che si inaugura il 29 ottobre nella ricorrenza dei 720 anni della costituzione dell’Opera, l’istituzione fondata nel 1296 per costruire il Duomo di Firenze e che da allora si occupa di conservare e valorizzare questo straordinario patrimonio. Da allora l’Opera ha gestito tutti gli interventi relativi all’intero complesso di S. Maria del Fiore, che comprende il Battistero, la Cattedrale, il Campanile di Giotto, la Cupola del Brunelleschi e la Cripta di S.Reparata. Un unicum di arte, fede e storia. Una piazza nel cuore pulsante di Firenze che registra il dialogo costante con la città e il mondo, tra sacro e profano, tra storia, religiosità e contemporaneità. Per il nuovo Museo sono stati investiti 45 milioni di euro di risorse proprie senza alcun contributo pubblico.

A seguito di complessi lavori di restauro e di ampliamento il nuovo Museo si sviluppa su tre piani per una superficie espositiva di 5.500 metri quadri, più che raddoppiata, e si articola in 25 sale alcune delle quali di enormi dimensioni. Si tratta di uno spettacolare allestimento che raccoglie ben 750 capolavori dell’arte sacra, tra i quali, alcuni capolavori unici al mondo come la ‘Pietà‘ di Michelangelo, la ‘Maddalena e i Profeti‘ di Donatello, le ‘Cantorie‘ di Luca della Robbia e Donatello, la leggendaria ‘Porta del Paradiso‘ e la ‘Porta Nord‘ di Lorenzo Ghiberti del Battistero di Firenze.
La Sala Maggiore (36 metri per 20) ospita un colossale modello di resina dell’antica Facciata del Duomo di Firenze, realizzata da Arnolfo di Cambio a partire dal 1296, mai finita e demolita nel 1586-87 per volere di Francesco I su istigazione dell’architetto Bernardo Buontalenti. Allora si interveniva senza scrupolo alcuno sulle opere architettoniche del passato, distruggendole per sostituirle con altre. Ma dalla distruzione della facciata originale, alla nuova opera in stile medievale di Emilio De Fabris, che risale alla metà dell’Ottocento, ci sono voluti tre secoli. Il modello esposto  costituisce, comunque, un importante tassello dell’opera immensa di Arnolfo, scultore e architetto cui si deve il ‘disegno‘ della Firenze del ‘300, che ancora oggi ammiriamo e di cui Dante vide solo l’inizio, prima dell’esilio che lo porterà in giro per l’Italia, senza poter più far ritorno nella sua amata (e odiata) città.

Una città che Arnolfo racchiuse entro l’ampia cinta muraria (solo alcuni tratti sono ancora in piedi) lunga più di 8 chilometri,  punteggiata da ben 73 torri distanti l’una dall’altra 200 braccia (116 metri di oggi) con all’interno le grandi chiese: S. M.Novella, che fu la prima, S.Croce e S.M.del Fiore ( ovvero la cattedrale, costruita sulle rovine di S.Reparata). A lui si deve anche la realizzazione di Palazzo Vecchio e di Orsanmichele (l’antico granaio). Di quella facciata del Duomo, a cui l’Arnolfo si dedicò con grande impegno, restano alcuni disegni, numerose statue e frammenti conservati nel Museo dell’Opera del Duomo di Firenze. Tra questi spicca la cosiddetta ‘Madonna della Natività‘, che riprende la posa dei ritratti funerari dei sarcofagi etruschi, o la Statua di Bonifacio VIII. A queste figure, fruibili dal basso, l’architetto-scultore-urbanista seppe dare una grande plasticità.

I lavori per l’edificazione della cattedrale sono durati per un secolo e mezzo, fino a quando il Brunelleschi non realizzò quel capolavoro d’architettura che è la Cupola, presa anche a modello per l’edificazione di S.Pietro e di cui fino a pochi decenni addietro non si era riusciti a comprendere la tecnica di costruzione (al museo è esposto anche il modello ligneo dell’opera brunelleschiana). La Galleria della Cupola del Brunelleschi (1418-1436) è una sorta di museo nel museo e comprende i modelli lignei del Quattrocento, tra cui quello attribuito allo stesso Brunelleschi, materiali e attrezzi dell’epoca utilizzati per la costruzione della cupola e la maschera funebre del grande architetto.

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