martedì, Novembre 30

I 150 anni delle Officine Galileo 40

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officine galileo uno

Che Firenze sia città dalle grandi tradizioni artistiche è cosa universalmente nota, l’arte è il suo principale brand come dicono oggi, quello con il quale viene ovunque identificata. Meno nota invece è la sua vocazione scientifica e tecnologica: eppure, anche questa ha una lunga storia alle spalle e un knowhow di tutto rispetto. Perciò non appaia insolita e singolare questa mostra sui 150 anni delle Officine Galileo, una delle più note industrie fiorentine, allestita all’interno dell’Istituto e Museo di Storia della Scienza, nello storico palazzo Castellani, in piazza de’ Giudici a Firenze. Un Museo importante che espone le collezioni degli strumenti scientifici raccolti nel corso di quattro secoli dai Medici e dai Lorena, insieme a tutti gli strumenti originali di Galileo, cui è dedicato il Museo, giunti fino a noi, inclusi gli unici due telescopi esistenti.

Già, perché allora la separazione tra le “due culture” quella umanistica e quella scientifica, ancora non si era prodotta e i Granduchi medicei si erano fatti promotori della scienza moderna. E qui, nelle nove sale del palazzo possiamo ripercorrere le tappe più significative del sapere scientifico: dai monumenti cosmografici dei primi granduchi all’eccezionale esperienza galileiana (che produsse invenzioni cruciali per lo sviluppo della civiltà moderna, come il telescopio, il microscopio, il barometro, il termometro), alle fondamentali ricerche nei campi della chimica, dell’elettricità della fisica dell’ anatomia, condotte presso il Museo di storia Naturale, fondato dal granduca Pietro Leopoldo di Lorena nel 1775.

E in questo Museo d’eccellenza, diretto dal professor Paolo Galluzzi, che si è attivato affinché questa mostra potesse trovare adeguata ospitalità, è visibile anche la storia di un’azienda che ha avuto un forte impatto sul tessuto sociale fiorentino, rivestendo un ruolo significativo per lo sviluppo della scienza e della tecnologia della città. Dunque, attraverso gli strumenti provenienti dal Museo della Tecnologia “Adolfo Tiezzi” , dal Museo FirST-Firenze Scienza e Tecnica, dallo stesso Museo Galileo e da collezioni private, la vita della fabbrica-simbolo di Firenze, rivive qui nel Museo Galileo anche attraverso le immagini proiettate su uno schermo, i diplomi, le medaglie, i cataloghi e documenti fotografici. L’esposizione, magistralmente curata da Paolo Brenni, si articola in tre periodi cronologici. Dalla nascita (1863) alla vigilia della Prima Guerra Mondiale (cui segue il periodo che copre le due guerre mondiali 1914-’45) e, infine, tutto l’arco che va dal dopoguerra ad oggi con le recenti trasformazioni che ne hanno prodotto anche un cambio nell’attività produttiva e nello stesso nome: non più Officine Galileo, ma Finmeccanica-Selex Es. Ma cosa raccontano gli strumenti esposti che incantano il visitatore per le loro particolari caratteristiche, essendo fatti di legno, di cristallo, in acciaio? Una storia davvero intrigante, che cominciò prima ancora che la Capitale del nuovo Stato si trasferisse temporaneamente a Firenze.

Corrono gli anni 1863-’64, quando per iniziativa di alcuni scienziati, costruttori di strumenti e imprenditori viene creata una società per produrre apparati fisici ed ottici. La fabbrica si trova nel quartiere delle Cure. Poi, verso la fine del decennio, prende il nome “Officina Galileo” che, nel nuovo secolo, diverrà Officine Galileo a sottolineare la diversificazione delle sue produzioni. Da allora la sua attività si sviluppa e la vecchia struttura non è più in grado di ospitare uomini e macchinari: il trasferimento avviene nel quartiere periferico di Rifredi: qui i macchinari e i metodi di lavoro vengono più volte rinnovati e ampliate le realizzazioni includendo apparati per la Marina, telegrafi ottici, dinamo e lampade ad arco per la pubblica illuminazione attraverso le quali le Officine cominciano a farsi strada nel mercato nazionale e internazionale. Il quartiere da periferia anonima, già campagna, comincia ad assumere una forte connotazione operaia e intorno alla Galileo sorgono tante piccole fabbriche legate all’indotto. E’ l’epoca delle prime Società di Mutuo Soccorso. Lì, la classe operaia si ritrova per le attività ricreative e solidaristiche.

A cavallo del secolo la produzione si intensifica con le apparecchiature per l’Esercito e si accresce con la Prima Guerra mondiale. Poi, dopo un periodo di crisi negli Anni Venti l’attività viene rilanciata con la fabbricazione di nuovi apparecchi: bilance e distributori automatici, strumenti elettrici di misura, per la topografia, la geodesia e la fotogrammetria. Sono anni duri, di svolta autoritaria, il regime fascista impone con la forza le sue leggi. Ma la coscienza di classe di cui sono portatori gli operai della Galileo, costituisce un forte nucleo di resistenza e di opposizione al fascismo. E saranno loro, in prima linea, ad attivarsi per l’opera di salvataggio e di ricostruzione di parte della fabbrica fatta saltare – è il ’44 – dall’esercito tedesco in fuga. La ripresa e la riconversione avvengono in tempi brevi, nuovi prodotti vengono immessi sul mercato: contatori elettrici, apparecchi di rilevamento, strumentazione scientifica ed elettrica, apparati per la tecnologia del vuoto e macchine fotografiche. Le lenti Galileo e le macchine fotografiche s’impongono a livello internazionale. Particolarmente importante è anche la produzione di telai, che contribuisce a rilanciare l’industria tessile di Prato, dissestata dalle vicende belliche.

Se gli strumenti esposti raccontano l’evoluzione delle tecnologie produttive, il ricorso alla memoria di chi ha vissuto quegli anni, dal dopoguerra ad oggi e ai documenti, può esserci di supporto alla comprensione di questa singolare storia industriale che è anche e soprattutto storia di uomini, di tecnici, dirigenti, operai altamente specializzati. Sono gli anni quelli nei quali tutta l’industria manifatturiera ha un forte incremento, tanto che in un decennio i suoi addetti salgono nella provincia di Firenze da 93 mila a 146 mila. Tale incremento, a scapito dell’ agricoltura, è assorbito prevalentemente dalle piccole fabbriche, meno dalle più grandi, espressione del capitale nazionale, le quali tuttavia assorbono già molta mano d’opera: 3 mila addetti alla Galileo, 1500 al Nuovo Pignone, mille alla Fiat ed alla Stice. Poi, a cavallo tra gli Anni Cinquanta-Sessanta, anche la “Gali”, come la chiamano i fiorentini, subisce i contraccolpi della grave crisi economica che attanaglia il paese. Qui, all’assenza di immagini, legate prevalentemente alla produzione, supplisce la memoria.

Gli operai della Galileo scendono in piazza a difesa del posto di lavoro e dei diritti acquisiti. Con loro si schiera la città: in testa il “Sindaco-santo” Giorgio La Pira, la popolazione fa raccolta di fondi e di aiuti per gli operai in lotta (ci sarà anche una “serrata” di solidarietà degli ambulanti del Mercato Centrale), anche i preti si schierano al loro fianco. Del resto a Rifredi, da tempo è attiva l’Opera Madonnina del Grappa di don Giulio Facibeni, altro grande polo solidaristico insieme alla SMS (che ha invece una forte impronta social comunista) ed alla Flog, il centro ricreativo della Galileo. Sono momenti difficili, di grande tensione sociale, con la polizia di Scelba che interviene talvolta duramente a reprimere la protesta operaia. Di quel difficile periodo ci colpiscono i ricordi del figlio di un dirigente da tempo scomparso del vecchio PCI, che offre uno spaccato di vita sociale non molto conosciuto: il quale ci racconta che, ancora bimbetto, accompagnava spesso il padre giovane dirigente di partito, nelle sue visite in fabbrica, ove s’intratteneva per scambiarsi idee a tutto campo con gli operai. I quali avevano un rapporto speciale, protettivo, verso i dirigenti del partito (allora scarsamente retribuiti: il loro stipendio, quando c’era, era equiparato a quello dei metalmeccanici). E spesso erano gli stessi operai ad esprimere solidarietà con i “compagni dirigenti.” Altri tempi! Allora, il rapporto tra società e politica, era assai diverso, anzi, stretto e basato sulla fiducia. Poi, finalmente, i momenti difficili passarono, la Galileo restò in piedi ed il Nuovo Pignone, per intervento di La Pira su Enrico Mattei, passò all’Eni (recentemente è passato alla General Elettric).

Ma da quelle grandi lotte operaie a difesa di una struttura produttiva di alta qualità emersero direttamente dalla fabbrica e dalla quella classe operaia, dirigenti politici di spessore: tra questi occorre ricordare l’ex operaio Gianfranco Bartolini, che dalle Officine Galileo passerà alla CGIL e successivamente diventerà negli anni ‘80 Presidente della Regione Toscana. E’ proprio in quegli Anni Ottanta che l’azienda diviene proprietà di varie società, che si succedono sino al momento in cui entra nel Gruppo Finmeccanica. Nel 1980 la sede lascia Rifredi e si trasferisce a Campi Bisenzio: sede nuova, moderna, con una diversa produzione e diversi nomi: prima Galileo Avionica, poi Selex Galileo. Vi si producono apparecchiature e strumenti altamente tecnologici, sistemi elettronici e optronici (combinazione di elettronica e ottica tradizionale) per la gestione della sicurezza, della logistica, delle comunicazioni e dell’energia. Anche Rifredi, un tempo il quartiere-operaio di Firenze, si è completamente trasformato: è divenuto città ospedaliera (Careggi) e cittadella universitaria ( vi si sono trasferiti i dipartimenti scientifici). Il destino delle ex meccano tessile delle Officine Galileo è ancora incerto: tramontata o quasi l’idea di un museo d’arte contemporanea (per il suo recupero fu interessato l’archistar Vittorio Gregotti), si stanno cercando nuove soluzioni. L’ Azienda cambia ancora una volta nome: ora è Finmeccanica-Selex Es. Un’azienda leader nel settore spaziale, con strumenti, sistemi,sensori e prodotti per l’osservazione della Terra, l’esplorazione planetaria, le missioni di navigazione e le telecomunicazioni. La sua presenza produttiva si estende dagli Usa alla Germania, Turchia, Brasile, Arabia Saudita, India, Emirati Arabi. Galileo Galilei, il primo osservatore e “scopritore” dello spazio e del moto dei corpi celesti, ne sarebbe certamente orgoglioso. Ma non nasconderebbe il suo disappunto, dato il suo spirito ribelle, per il fatto che il suo glorioso nome, che ha reso celebre nel mondo il marchio di questa antica industria fiorentina è scomparso del tutto. Perché? La mostra resterà aperta fino al 7 settembre.

 

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