lunedì, Giugno 14

I 100 giorni di proteste in Venezuela contro Maduro

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Proprio ieri, 10 luglio, erano 100 giorni dall’inizio delle proteste contro il presidente Nicolas Maduro. Un periodo di lotta e di manifestazioni di strada continue da parte dell’opposizione. L’ultima proprio domenica scorsa, quando in tremila hanno voluto ‘festeggiare’ il triste anniversario a Caracas.

In piazza anche la moglie del leader dell’opposizione appena uscito di prigione Leopoldo Lopez, Lilian Tintori, che ha detto: «Denunciamo torture. Nei giorni finali della sua prigionia Leopoldo ha perso sei chili e non vede bene. È stato chiuso in una cella per 32 giorni, senza niente. Gli è stato negato il cibo e quando glielo hanno fatto mangiare si è ammalato».

Aver istigato e partecipato alle manifestazioni che nel 2014 avevano provocato la morte di 43 persone. Questa l’accusa per cui López, fondatore del partito Voluntad Popular, era tenuto in carcere da tre anni e dove ne avrebbe dovuti scontare altri undici. Appena rientrato a casa, attraverso un messaggio letto dal vicepresidente della Camera Freddy Guevara, ha voluto sottolineare la sua ferma volontà a non arrendersi e continuare a lottare per la libertà del suo popolo.

Intanto Maduro guarda avanti e prepara ad eleggere il 30 luglio l’assemblea costituente per cambiare la costituzione del Venezuela. Il parlamento per tentare di bloccarlo ha indetto un referendum per il 16 luglio; tra i quesiti se gli elettori vogliano riconoscere la nuova costituente e quale debba essere il ruolo delle forze armate, che ora appoggiano Maduro, nel Paese.

Ma la Chiesa è contraria a Maduro e parla di dittatura. Diventa quindi urgente, secondo la Chiesa locale, aprire un dialogo per risolvere la crisi che deve condurre alla convocazione di elezioni con voto «universale, diretto e segreto», come previsto nella Costituzione. Ma Maduro non vuole cedere.

(video tratto dal canale Youtube di Al Jazeera)

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