sabato, ottobre 20

Hun Sen: come governare la Cambogia per trent’anni Hun Sen, al Governo dal 1985, è confermato alla guida della Cambogia, opposizioni in rivolta

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Il 29 luglio si è votato per le elezioni legislative in Cambogia. Secondo le stime ufficiali, l’affluenza è stata decisamente alta, tra il 77% e l’82%; viene data per scontata la vittoria del Primo Ministro uscente, Hun Sen.

La riconferma di un Primo Ministro non sarebbe di per sé una grande notizia, se non fosse per il fatto che Hun Sen è al potere in Cambogia dal 1985 e, dopo questa tornata elettorale, punta a restare al Governo per almeno un’altra decina di anni. Le opposizioni denunciano delle elezioni svoltesi senza la partecipazione del principale partito avversario di Hun Sen, in un generale clima di intimidazione. Il principale partito di opposizioni e secondo partito del Paese, il Partito Nazionale di Soccorso della Cambogia di Sam Rainsy, infatti, è stato escluso dalla corsa elettorale per ordine dell’Autorità Giudiziaria. La reazione delle opposizioni, i cui principali rappresentanti vivono ormai all’estero, è stata quella di chiedere il boicottaggio della votazione. Proprio per questo, l’alta partecipazione alla tornata elettorale rappresenta un grande successo per il Governo di Hun Sen, anche se, in molti casi, si è parlato di atteggiamenti coercitivi dei rappresentanti delle Istituzioni che, per evitare l’astensione, avrebbero minacciato il taglio dei fondi ai piccoli centri delle campagne.

Nonostante fossero presenti candidati di altri piccoli partiti (diciannove in tutto), le stime prevedono che che il partito di Governo si aggiudicherà tra i 100 e i 125 seggi su 125.

Il personaggio centrale di questa vicenda è certamente Hun Sen: la sua capacità di restare al potere per più di trent’anni, superando i grandi stravolgimenti politici che la Cambogia ha visto in questo lungo periodo, è straordinaria.

La carriera di Hun Sen, infatti, comincia tra le fila dell’esercito dei Khmer Rossi di Pol Pot. Dopo l’ascesa al potere di Pol Pot e la formazione della Cambogia Democratica, con la presa Phnom Penh nel 1975, Hun Sen comincia a temere di finire vittima delle violente purghe messe in atto del regime e, nel 1977, espatria in Vietnam, all’epoca in guerra contro la Cambogia. Nel 1979, con il trionfo vietnamita nella guerra e la nascita della Repubblica Popolare di Cambogia, rientra a Phnom Penh e ricopre il ruolo di Ministro degli Esteri nel Governo fantoccio imposto da Hanoi. Nel 1985, Hun Sen diventa Primo Ministro e assume gradualmente il controllo del Partito Popolare Cambogiano (l’erede del vecchio Partito Comunista Cambogiano).

Anche quando nel 1991, con l’assenso dei vietnamiti, la Cambogia ha smesso di essere una Repubblica Popolare ed è tornato ad essere una Monarchia Costituzionale, il potere di Hun Sen è rimasto perfettamente intatto: per un breve periodo, è stato costretto a dividere la giuda del Governo con l’avversario Sam Rainsy (1993-98), ma grazie all’alleanza con il Fronte Unito Nazionale per una Cambogia Indipendente, Neutrale, Pacifica e Cooperativa, precedentemente alleato di Rainsy, Hun Sen è riuscito a tornare saldamente al potere.

La mossa con cui Hun ha diviso i suoi principali avversari, il Partito Nazionale di Soccorso della Cambogia (di ispirazione nazionalista) e il Fronte Unito Nazionale per una Cambogia Indipendente, Neutrale, Pacifica e Cooperativa (vicino alla Monarchia), è stata una manovra politica molto abile: cooptando il partito di Corte, che all’epoca era in difficoltà e tendeva a perdere consensi, Hun ha isolato il suo principale avversario. Alle elezioni successiva, nel 2008, il partito di Corte ha continuato la sua scia negativa riducendo il proprio consenso al 5% circa e trovandosi definitivamente sotto l’ala del Partito Popolare. Con la dissoluzione del partito di Sam Rainsy la vittoria di Hun è stata totale: dopo trent’anni di potere, l’ex-disertore Khmer si troverà a guidare un Paese con un parlamento totalmente in mano al proprio partito.

Nonostante la vittoria schiacciante che il Primo Ministro si appresta ad incassare, però, la situazione nel Paese non è priva di criticità. A fronte di una forte crescita economica (tra il 7% e il 10%, a seconda delle stime, nel periodo 2004-07), restano gravi squilibri sociali, soprattutto nelle campagne. Inoltre, lo scoppio della crisi finanziaria globale del 2008 ha avuto forti ripercussioni sull’economia del Paese, segnando una perdita del 7% in un solo anno. Si tratta di una dinamica tipica di molti Paesi emergenti, in cui la forte crescita economica è legata alle condizioni estremamente vantaggiose che questi offrono a investimenti stranieri che, però, raramente si preoccupano di creare strutture che favoriscano la crescita sociale. Nel caso della Cambogia, ad esempio, è stata molto criticata la decisione del Primo Ministro Hun Sen di vendere a fondi di investimento stranieri tutta la costa sabbiosa del Paese (tra il 2007 e il 2008) I fondi di investimento stranieri, soprattutto inglesi, infatti, trovano in Cambogia delle condizioni che non esistono in nessun altro Paese: possono formare società con il 100% di capitale straniero ed avere diritto di sfruttamento esclusivo dei terreni acquistati con contratti della durata di duecento anni. Si tratta di condizioni che non sono pensabili in nessun altro Paese al mondo e che favoriscono una speculazione immobiliare incredibile: i fondi stranieri, infatti, acquistano a prezzi vantaggiosissimi dei terreni dal grande potenziale turistico grazie al cui sfruttamento o alla cui vendita potranno arricchirsi notevolmente. Tutto questo senza che le aree rurali del Paese ottengano vantaggi di qualsiasi tipo. Oltre a queste strategie pubbliche, c’è da annotare il fatto che la Cambogia è uno degli Stati più corrotti dell’intera area del sud-est asiatico.

La politica vincente di Hun Sen, volta a presentarsi come il garante di stabilità e crescita, ha avuto fino ad ora un grande successo: la crescita tipica di molti Paesi dell’area, e favorita dalle condizioni particolarmente favorevoli offerte agli investitori stranieri, però, nell’arco di pochi anni potrebbe trovarsi a fronteggiare un generale livellamento dell’economia, guidato soprattutto dall’interesse cinese, e uno sviluppo del privo di equilibrio, tra aree urbane e rurali e tra classi sociali.

A questo va aggiunto il crescente isolamento internazionale della Cambogia. Se, dopo la caduta del Governo dei Khmer Rossi, la Comunità Internazionale aveva tutto l’interesse a trattare con Hun Sen e con il Governo filo-vietnamita di Phnom Penh, nell’ottica di una normalizzazione dell’area (ed era quindi disposta anche a chiudere un occhio sulle violazioni dei Diritti Umani e Politici), oggi la situazione appare alquanto differente: non è un caso che, per la prima volta dalle elezioni del 1993, le elezioni si sono svolte senza il controllo di commissari di Nazioni Unite, Stati Uniti o Unione Europea. Solo il tempo potrà dire se iHun Sen, dopo oltre trent’anni di Governo, sarà ancora in grado di continuare a gestire il Paese, tra l’isolamento internazionale, gli squilibri sociali e un’economia che cresce senza portare vantaggi alla popolazione.

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