giovedì, Aprile 22

Hugh Masekela e la Storia del Sudafrica Uno dei più importanti musicisti sudafricani, testimone di momenti storici del suo Paese

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Ieri, 23 gennaio 2018, a Johannesburg, è morto Hugh Ramopolo Masekela, uno dei musicisti più importanti del Sudafrica, nonché un testimone importante di una importante stagione politica del Paese.
Nato nel 1939 a Witbank, trombettista e flicornista, compositore e cantante, Masekela è stato uno dei musicisti che, a partire dagli anni ’60, hanno contribuito a far conoscere nel mondo la musica sudafricana assieme a Miriam Makeba (che fu la sua prima moglie) e Dollar Brand (Abdullah Ibrahim, dopo la conversione all’Islam); fu inoltre in stretto contatto con grandi musicisti internazionali come Louis Armstrong, Dizzie Gillespie, Miles Davies, Charles Mingus, John Coltrane e Yehudi Menuhin.

La sua importanza nel campo musicale, però, fu sempre affiancata ad un forte impegno per i Diritti Civili in un’epoca in cui, in Sudafrica, vigeva il violento regime dell’apartheid. Nel 1960, infatti, dopo i fatti di Sharpeville, Masekela lasciò il Paese per trasferirsi negli Stati Uniti.
Tornò in Africa solo negli anni ’70, vagabondando da un Paese all’altro ed entrando in contatto con diverse personalità culturali e politiche africane, come il musicista ed attivista nigeriano Fela Kuti. Durante questo periodo di peregrinazioni, nel 1976, in Zaire, fu tra gli organizzatori dello storico incontro di boxe tra Mohammed Ali e George Foreman, occupandosi del festival musicale che precedette l’evento. Un esempio della sua partecipazione alla storia politica della Repubblica Sudafricana fu la fondazione, nel 1981, della Botswana International School of Music che, situata poco lontana dal confine tra Botswana e Sudafrica, accolse molti giovani musicisti che fuggivano dall’oppressione dell’apartheid; in seguito, tra il 1986 e il 1987, le azioni del Governo di Johannesburg contro il Botswana, accusato di proteggere fuoriusciti sudafricani, costrinsero Masekela a chiudere la sua scuola e a trasferirsi in Inghilterra. Negli anni ’80, inoltre, fu anche molto attivo nella campagna per chiedere la liberazione di Nelson Mandela, rinchiuso nelle carceri sudafricane in quanto oppositore del regime: il suo brano ‘Bring Him Back Home‘ è diventato una sorta di inno del movimento contro l’apartheid.
Il suo rapporto con il proprio Paese fu sempre molto stretto: nonostante gli oltre trent’anni di esilio, Masekela non volle mai rinunciare alla cittadinanza sudafricana in favore delle altre che molti Paesi gli offrirono. Una volta caduto il regime dell’apartheid, Masekela fece finalmente ritorno in Sudafrica, dove partecipò attivamente alla vita culturale e politica del Paese durante quegli anni di difficile transizione. Il suo legame con Mandela fu sempre stretto e, anche dopo la fine del regime razzista, il musicista si impegnò in prima persona contro povertà e differenze sociali che, nonostante il ripristino dei Diritti Civili, restavano un problema endemico nel Paese.

La sua influenza nella cultura del Sudafrica è stata talmente importante che oggi l’intero Paese si è fermato a ricordarlo. Il Presidente della Repubblica Sudafricana, Jacob Zuma, ha speso parole di elogio in memoria di quello che fu un fondamentale rappresentante della cultura sudafricana nel mondo e un simbolo della lotta al razzismo nel Paese. Allo stesso modo si è espressa la direzione dell’African National Congress (ANC), il partito che fu di Mandela e che, a partire dal 1994, ha guidato la vita politica sudafricana: le principali Autorità del Paese, insomma, sembrano unanimi nell’esprimere il dolore per la grande perdita.
A più di venticinque anni dalla fine dell’apartheid, però, non si può dire che l’impegno di Masekela per il benessere del Sudafrica sia stato premiato a pieno: il Paese vive oggi una crisi diffusa, con sacche di povertà diffuse, grandi differenze sociali e corruzione dilagante. Sudafrica, che negli anni ’90 sembrava dover essere una delle grandi potenze economiche del futuro (assieme a Brasile, Russia, India e Cina: i BRICS), è stato il primo a disilludere le aspettative.
Ai problemi economici, si affiancano quelli sanitari, con la grande diffusione del virus HIV, e sociali, con la diffusione di una forte criminalità nelle aree urbane più povere.

Il problema più grande, però, è quello politico: dopo uno scontro interno durato anni, il Presidente Zuma ha perso la guida del suo partito, lo ANC, in favore dell’imprenditore Cyrill Ramaphosa. Potrebbe trattarsi di un naturale cambio al vertice, ma non è così.
Il passaggio di consegne è avvenuto tra le polemiche: Zuma, alla guida del Paese dal 2009, è considerato responsabile dell’aggravarsi della crisi economica, oltre ad essere stato più volte accusato di corruzione. Secondo indiscrezioni, inoltre, il nuovo Presidente dell’AFC, Ramaphosa, oltre a puntare logicamente alla Presidenza della Repubblica, sembrerebbe deciso a portare avanti un’azione decisa contro il suo predecessore, tanto che c’è chi parla di un ritiro di Zuma dal partito.

Con il difficile tramonto dell’era Zuma e il Paese ancora impelagato in una crisi economica, sociale e politica, la scomparsa di Masekela risulta avere un peso ancora maggiore: con lui non se ne va solo un importante esponente della scena artistica sudafricana, ma uno degli ultimi testimoni e protagonisti di quella importantissima stagione politica che fu la lotta all’apartheid.

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