lunedì, Settembre 27

Hotel Qatar: chi finanzia ISIS? 40

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Doha
– Negli ultimi anni, le sale degli alberghi a cinque stelle di Doha si sono riempite di mormorii, colloqui e intrighi politici di alto livello. Durante le ‘Primavere Arabe’, il ricchissimo hotel Four Seasons è diventato un rifugio accogliente e talvolta perfino la residenza di alcuni negoziatori appartenenti all’opposizione libica antigovernativa. Poco distante, il meno lussuoso Sheraton è stato il cuore delle fazioni contrapposte sudanesi, che sembravano apprezzare così tanto il soggiorno da suscitare battute sul fatto che non volessero più tornare a casa. E poi è arrivata l’opposizione siriana. La loro principale residenza (al di fuori della loro residenza effettiva) forse testimoniava anche l’importanza della loro battaglia. Hanno preso residenza nell’albergo più costoso di Doha, il Ritz Carlton.

Ma gli alberghi a cinque stelle di Doha sono ora e in gran parte tornati a svolgere il ruolo di alloggi per i delegati della miriade di conferenze d’affari che il Qatar vuole ospitare come parte della sua strategia di impegno globale. Dopo diversi anni nei quali si è inserito in qualunque crisi regionale, spesso finanziando  l’una parte o l’altra parte, il Qatar ora affronta la reazione dei vicini arabi, che lo accusano di aver voluto esercitare troppa influenza su un numero davvero esiguo di attori.

Pochi mesi dopo che l’Emiro del Qatar ha consegnato il potere nelle mani di suo figlio -il nuovo e giovane sceicco Tamim bin Khalifa al Thani– sono scaturite una serie di crisi, l’assetto geopolitico della regione si è rivolto contro di lui. Il Governo egiziano islamico, che era stato sostenuto politicamente e finanziariamente dal Qatar, è caduto; sono scese in piazza centinaia di migliaia di persone. I combattenti dell’opposizione nella guerra civile siriana, certamente sostenuti dal Qatar, hanno iniziato a dividersi per via delle lotte intestine e dell’incompetenza militare; le forze siriane di Bashar al Assad hanno preso il comando.

A maggio: l’intermediazione per il rilascio del soldato americano Bowe Bergdahl in cambio del rilascio dei leader talebani detenuti a Guantanamo Bay  è fallito. Il Qatar è stato accusato di non mantenere contatti con il Governo dell’Afghanistan e i repubblicani statunitensi hanno protestato, dicendo che la negoziazione è stata una trattativa con i terroristi.

Anche quando il Qatar ha acquisito il diritto di ospitare i mondiali di calcio nel 2022, la ‘vittoria’ si è dimostrata traballante. Le controversie circa l’offerta vincente del Qatar si sono intensificate quando il giornale ‘Sunday Times ha pubblicato documenti che proverebbero che il Qatar avrebbe comprato la Coppa del Mondo facendo una serie di pagamenti illeciti a funzionari del mondo del calcio.

Né il Qatar, né la vicina e rivale Arabia Saudita si sono espressi sugli ultimi combattimenti in Iraq. Il Ministro degli Esteri del Qatar, Khaled al Attiyah, ha accusato la politica settaria del Primo Ministro iracheno Nouri al Mailki di aver creato le condizioni sulle quali ISIS ha potuto prosperare. «Questo ha approfondito il divario tra le componenti del popolo iracheno, nostro fratello», ha detto Attiyah nei commenti riportati dall’agenzia di stampa ‘QNA‘.

Ma l’Arabia Saudita e il Qatar non vanno d’accordo su molte altre cose, in questi giorni. Nello scorso mese di marzo, l’Arabia Saudita ha accusato il suo vicino più piccolo di destabilizzare il Golfo. Insieme con gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrain, l’Arabia Saudita ha ritirato il suo Ambasciatore. L’Arabia Saudita ha presentato una lista di richieste, invitando il Qatar a rompere i rapporti con i Fratelli Musulmani e a smettere di nascondere i dati, a tagliare i rapporti con i ribelli di al-Houthi nello Yemen, e a chiudere due think tank considerati ostili agli Stati del Golfo. Il Qatar ha finora rifiutato le richieste.

Mentre Qatar e Arabia Saudita discutono su stranezze commerciali e sulle accuse di sostenere i gruppi militanti islamici regionali, non è ancora chiaro da dove provengano i fondi di ISIS. La maggior parte degli analisti concordano sul fatto che la gran parte dei finanziamenti arrivi da ricchi donatori dell’Arabia Saudita e che il denaro sia canalizzato attraverso il Kuwait, grazie alla facilità di riciclare il denaro in quel Paese. Altri puntano il dito contro il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti.

Non vi è alcun dubbio che sia il Qatar, sia l’Arabia Saudita abbiano voluto un Governo sciita in Iraq. Dopo aver governato l’Iraq per secoli, sotto il dominio ottomano e poi dopo l’indipendenza, i sunniti vedono il loro ruolo storico come quello di leader politici dell’Iraq. La rivalità regionale tra i Paesi del Golfo sunnita e l’Iran è servita a incrementare la battaglia settaria locale oltre i confini dell’Iraq. Che l’Arabia Saudita e il Qatar, con la Turchia, il Kuwait e gli Emirati Arabi Uniti abbiano sostenuto i gruppi sunniti in Iraq (militarmente, politicamente e ideologicamente) è stato evidente fin da prima che il Primo Ministro Maliki prendesse il potere. Un Governo sciita a Baghdad, è facile dedurlo, ha fatto pendere la bilancia regionale del potere troppo a favore dell’Iran.

I tentativi di Maliki di ricongiungersi agli alleati sunniti sono stati incoraggiati e gli iracheni sciiti hanno continuato a subire attacchi dinamitardi in zone prevalentemente sciite dell’Iraq, da parte di gruppi che si pensa siano finanziati dagli stati sunniti regionali. Questi gruppi combattenti sunniti, che per anni avevano terrorizzato l’Iraq con campagne di bombardamenti, ora hanno aderito in massa all’alleanza con ISIS, che si sta rivoltando contro il loro stesso benefattore.
Nei giorni scorsi, ISIS ha riconquistato i valichi di frontiera lungo il confine siriano e un altro passaggio tra l’Iraq e la Giordania. Il loro prossimo obiettivo sarà  -probabilmente- il posto di frontiera di Ar Ar, un incrocio tra l’Arabia Saudita e l’Iraq, che è stato chiuso dopo l’invasione irachena del Kuwait nel 1990. Oltre il confine, ad Ar Ar c’è una base militare per il ben addestrato e ben finanziato Esercito dell’Arabia Saudita. L’insurrezione di ISIS sta cominciando ad apparire come una vera minaccia per due importanti alleati americani, l’Arabia Saudita e la Giordania; e difficilmente le loro ambizioni finiranno lì. I Paesi del Golfo stanno cominciando a farsi prendere dal panico, e i loro regimi dinastici potrebbero diventare un bersaglio delle organizzazioni stesse che un tempo cercavano di incoraggiare.

(Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli)

 

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