mercoledì, Maggio 12

Hong Kong, salta la tregua

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hong kong umbrella

Il filo dei negoziati aperti dagli studenti di Hong Kong, che avevano accettato un incontro con il Governatore locale Leung Chun-ying, si è rotto dopo poche ore. All’alba l’editoriale del ‘Quotidiano del Popolo’, giornale ufficiale del Partito Comunista Cinese, contro una «protesta illegale e irragionevole, votata alla sconfitta», ha rinfocolato le tensioni. Poi nel quartiere popolare di Mongkok dell’ex colonia britannica sono esplose le violenze tra i manifestanti di Occupy Central e gruppi di sostenitori governativi, venuti a distruggere le tende degli occupanti.

La protesta pacifica è sconfinata in scontri di strada, anche tra i grattacieli di Causeway Bay. Diverse persone sono state ferite o colpite, prese a calci e bersaglio di bottigliette, con la Polizia incapace di riprendere il controllo. Dopo l’attacco, i leader della Federazione degli studenti che guida Occupy Central hanno minacciato di sospendere e infine hanno annullato i colloqui in fieri con il Governo sulle riforme. Gli aggressori dicono di essere cittadini esasperati dalle manifestazioni, ma secondo i manifestanti si tratta di agenti dei Governi di Hong Kong e di Pechino. I giovani accusano anche la Polizia di non essere intervenuta con sufficiente decisione.

Nell’anniversario della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013costata la vita a 366 migranti, il Consiglio italiano per i Rifugiati (CIR) che assiste gli stranieri sotto il patrocinio dell’ONU ha confermato che sono due, e non una, le carrette del mare naufragate, il 2 ottobre scorso a 3 miglia dalle coste libiche. A bordo si trovavano 250 passeggeri e solo 120 sono stati salvati dalla guardia costiera: le vittime sarebbero dunque 130 (10 i corpi ritrovati), un’altra ecatombe. «Mare Nostrum è una grande invenzione del governo italiano. Lampedusa è una macchia sulla nostra coscienza di europei. Dobbiamo lottare anche con persone stupide, che ignorano la realtà», ha dichiarato il Presidente dell’Europarlamento (UE) Martin Schulz, rivolgendosi ai sopravvissuti del naufragio di un anno fa e impegnandosi, per quanto in suo potere, a fare di più in Europa. Dalla sede di Tripoli, l’ufficio del Cir ha denunciato che, «purtroppo, dobbiamo constatare che nella Tripolitania libica i profughi sono più che mai costretti a salire su imbarcazioni di fortuna, inadatte persino a navigare qualche miglia».

In Libia le fazioni rivali combattono duramente per il controllo di Bengasi, capitale della Cireanica e centro economico del Paese. Dopo 36 morti e 60 feriti negli ultimi scontri e attentati, fonti militari del Parlamento legittimo, riparato nella città di Tobruk, hanno comunicato che l’aeroporto di Bengasi sarebbe «tornato sotto il controllo delle forze speciali governative». Lo scalo sarebbe stato attaccato con mezzi imbottiti di esplosivo guidati da kamikaze e i soldati avrebbero respinto l’assalto con artiglieria pesante, carri armati e anche caccia. 

L’Italia in particolar modo è in allerta per la Libia e, in generale, per l’instabilità e il traffico di migranti dal Nord Africa verso l’Europa. Alla commemorazione in memoria delle vittime di Lampedusa, dove sono esplose anche proteste contro i centri per migranti, il Ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini ha ricordato «l’urgenza di lavorare sulla Libia sull’immigrazione, non appena la situazione si sarà stabilizzata a livello governativo. La maggioranza dei migranti arriva da lì». In visita ufficiale a Tunisi, il Ministro dell’Interno Angelino Alfano ha rafforzato anche la cooperazione bilaterale con la Tunisia, sia per la lotta sia al terrorismo sia al flusso irregolare di migranti. In merito, la Difesa italiana oggi ha consegnato due pattugliatori al Governo tunisino.

Con la Tunisia, dove è stata smantellata una cellula jihadista di Ansar al Sharia, l’Italia ha in corso una collaborazione per bloccare il flusso dei foreign fighters, i combattenti stranieri che, anche dall’Europa, attraverso la Turchia e il Nord Africa raggiungono i fronti di guerra mediorientali. In Siria, nonostante la resistenza curda i jihadisti dello Stato islamico (IS) sono riusciti a entrare nella zona sud-occidentale di Kobane, al confine con la Turchia. «Faremo di tutto il possibile per salvare la città di Kobane», ha dichiarato il Premier turco Ahmet Davutoglu, dopo il via libera del Parlamento all’invio di truppe in Siria e in Iraq.

Accusata di spalleggiare, a scopo espansionistico e anti-curdo, i miliziani dell’IS Ankara è pronta a un intervento sul terreno che complica parecchio lo scenario di guerra: «Preoccupazione», in merito, è stata espressa anche dal ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif. La Turchia ha precisato, anche agli alleati della Nato, di muoversi «in sostegno ai ribelli, sia contro lo Stato islamico sia contro il regime siriano di Bashar al Assad». Per Damasco, che ha lasciato entrare i caccia americani, quella turca è «un’aggressione».

Mentre proseguono i bombardamenti degli Usa e degli alleati arabi, l’Australia (nella Coalizione ma non membro della Nato) ha dato l’ok ai raid in Iraq, dove saranno anche inviate «truppe speciali per coordinare le forze irachene». Anche la Gran Bretagna, con la Francia, è impegnata nei bombardamenti in Iraq. Ma il Premier britannico David Cameron ha dedicato la giornata a una visita a sorpresa a Kabul, per salutare il neo Presidente dell’Afghanistan Ashraf Ghani: «Non vi lasceremo soli. Anche se le nostre forze da combattimento si ritireranno entro il 2014, abbiamo un piano di pace», ha promesso.

Pace in Medio Oriente si augura anche la Svezia che, con un gesto egualmente a sorpresa, ha annunciato il riconoscimento dello Stato della Palestina. L’annuncio del neo Premier socialdemocratico Stefan Lovfen è arrivato in concomitanza con la nuova condanna a Israele, da parte dell’UE, della costruzione di 2610 nuove abitazioni in un quartiere ebraico a Gerusalemme Est.  Questo ottobre è in agenda al Cairo un incontro al Cairo tra il Segretario di Stato americano John Kerry e il Presidente dell’Autorità nazionale palestinese (ANP) Abu Mazen, per aggiornare i negoziati sul processo di pace.

In Europa non si chiude il contenzioso territoriale tra il Governo centrale spagnolo e la Catalogna. Nonostante lo stop della Corte costituzionale, i separatisti proseguono l’organizzazione del referendum per l’indipendenza del 9 novembre prossimo. Madrid ricorrerà nuovamente ai giudici istituzionali contro la creazione della Commissione elettorale catalana.

Clima caldissimo Oltreoceano, per le Presidenziali in Brasile di questo week end. Per il voto del 5 ottobre, 30 mila agenti sono stati schierati solo nella Rio de Janeiro attraversata dalle proteste. La Presidente uscente di sinistra Dilma Rousseff tiene, secondo i sondaggi, con il 40% delle preferenze, contro il 24% della sfidante socialisti Marina Silva e del leader conservatore Aecio Neves.

Negli Stati Uniti, intanto, dilaga la psicosi per il virus Ebola. Dopo la notizia del primo malato, un cameraman 33enne americano al lavoro in Liberia è risultato positivo al test e sarà con un volo privato. Un caso sospetto si teme anche a Wsshington.

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