venerdì, Aprile 16

Hong Kong, prosegue la 'Umbrella Revolution' field_506ffb1d3dbe2

0

hong kong umbrella

Dopo un fine settimana in cui Hong Kong ha visto le strade disseminate di poliziotti in tenuta anti-sommossa, il lunedì è iniziato con un comunicato del Governo della regione semi-autonoma cinese in cui la situazione si è definita notevolmente più tranquilla e ad apparire nelle strade sono solo le forze di polizia. La calma apparente è durata solo alcune ore infatti la protesta, partita la settimana scorsa dagli studenti, si è allargata presto con l’adesione del gruppo pro democrazia Occupy Central, che ha detto oggi di voler sostenere il movimento spontaneo della gente di Hong Kong. A causa dell’ampissimo numero di ombrelli utilizzati dai manifestanti per difendersi sia dal sole che dal lancio del lacrimogeni la protesa ha iniziato a dilagare in rete come “Umbrella Revolution” o “Umbrella  Movement”, di cui la rapida condivisione dei loghi tra i principali social network. Secondo le stime sarebbero scese in strada almeno 100mila persone. «Eravamo qualche centinaio, poi abbiamo visto migliaia di persone che bloccavano il traffico su Harcourt road per unirsi alla protesta. Questo va al di là di quanto speravamo», ha detto all’agenzia stampa Dopa Eddie Chung uno degli organizzatori della protesta. «Occupy Central è diventato Occupy Hong Kong».

Il portavoce del ministero degli Esteri Hua Chunying ha dichiarato in comunicato che nessun stato terzo rispetto al governo centrale di Pechino dovrà “interferire” sulla questione della protesta, rivolgendosi principalmente agli Usa. Hong Kong e la Cina si trovano a gestire una situazione talmente delicata da esser stata paragonata a Piazza Tienanmen del 1989.

La coalizione internazionale anti-jihadista ha proseguito in questa giornata i suoi raid contro la minaccia terroristica. L’Osservatorio siriano per i Diritti Umani, che ha sede in Gran Bretagna ma ha una vasta rete di informatori sul terreno, riferisce che nelle ultime ore nuovi raid della coalizione hanno colpito obiettivi dello Stato Islamico nel settore settentrionale della Siria, sia nella loro roccaforte Raqqa, sia nella provincia di Aleppo più ad ovest. L’aviazione irachena, particolarmente impegnata nelle fila degli internazionali avrebbe ucciso nella notte sessanta  miliziani dello Stato Islamico in una serie di raid compiuti nella provincia di Babilonia, a sud di Baghdad. Sarebbero stati presi gran parte di obiettivi appartenenti all’Isis nell’area di Jurf Al Sakher, 45 chilometri a nord-ovest di Hilla, il capoluogo della provincia tra cui due nascondigli dei jihadisti nel vicino distretto di Fadiliya.

Si è conclusa ufficialmente oggi la questione del conteggio delle schede elettorali in Afghanistan. Il nuovo presidente è Ashraf Ghani e proprio stamattina si è insediato alla presidenza. Ad esser in dubbio la presenza di Abdullah Abdullah, suo nemico nella battaglia elettorale durata tre mesi ma smentita al suo arrivo a Palazzo. Il ruolo di Abdullah sarà quello di coordinatore del governo di unità nazionale. La cerimonia, che segna la fine dei 13 anni dell’era Karzai a concludersi del regime talebano, si è svolta nella sede del palazzo presidenziale. Ghani ha ricoperto ruoli molto vicini al potere statunitense quali interni alla Banca Mondiale. Il primo atto che verrà firmato domani dal neo-presidente sarà quello che garantirà agli Usa la presenza di 12mila unità per addestrare e fiancheggiare le forze armate afghane in seguito al ritiro ultimo delle truppe ISAF previsto per il 31 dicembre.

Quasi tutte le divergenze durate vent’anni e inerenti la suddivisione delle acque territoriali della zona con maggiori risorse energetiche al mondo, ossia il Mar Caspio, sono state sedate quest’oggi con un accordo. Il quarto summit Caspio ha visto la presenza di Russia, Kazakhistan, Iran, Azerbaigian e Turkmenistan, rappresentati rispettivamente da Putin, Nursultan Nazarbaiev, Hassan Rohani, Ilham Aliyev e Kurbanguly Berdymukhamedov. Resta in sospeso il capitolo dello sfruttamento degli idrocarburi e della posa di gasdotti, ma intanto i cinque hanno concordato di non accettare nella regione la presenza militare di nazioni non confinanti: 955 km di costa appartengono all’Azerbaigian, 695 a Mosca, 2320 al Kazakhstan, 1200 al Turkmenistan, oltre ai 900 di Teheran. Il Mar Caspio è una vero e proprio deposito di ricchezze naturali con 48 miliardi di barili di petrolio certificati e oltre 8 mila miliardi di metri cubi del gas. Il bacino possiede inoltre il 90% delle riserve mondiali di storione, senza contare che questa è un’arteria di collegamento d’importanza strategica per una vasta area tra Asia ed Europa.

La tregua in Ucraina non pare esser stata mantenuta neanche stanotte dove a perdere la vita nell’Est Ucraina sono stati 3 civili. I sostenitori dell’unità nazionale hanno intanto manifestato in migliaia nella città nordorientale di Kharkiv abbattendo la più grande statua di Lenin. Il monumento, alto una ventina di metri compreso di piedistallo, era stato eretto nel 1963. Una seconda statua del padre della rivoluzione d’ottobre è stata buttata giù da sconosciuti poche ore dopo a Dergacì. Una tragedia di bel altro peso è stato il ritrovamento di 400 cadaveri –tra cui 350 civili- in fosse comuni tra Donetsk e altre regioni dell’Ucraina nord orientale. «Gran parte dei corpi sono in condizioni tali da non poter essere identificati», ha spiegato il vicepremier dell’autoproclamata repubblica di Donetsk Andrey Purguin.

Problemi di bel altra portata interessano il presidente turco Recep Tayyip Erdogan che, in un discorso pronunciato ad Istanbul e trasmesso in Tv, ha definito il nuovo iPhone6 identico al precedente. Erdogan ha raccontato di aver visto la scorsa settimana le lunghe file ai punti vendita della Apple a New York, dove si trovava per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. «Quell’azienda mette in commercio un nuovo modello più o meno ogni anno ma a conti fatti non è diverso dalla versione dello scorso anno» ha detto. E mentre l’Isis si trova a 5 km dal confine turco sono entrate in vigore le nuove regole decise dal governo per cui nelle scuole e all’Università le ragazze potranno indossare il velo ma non sarà più possibile tingersi i capelli, truccarsi, avere tatuaggi o piercing. I ragazzi non potranno portare barba o baffi e dovranno presentarsi a scuola con il volto visibile, non potranno usare sciarpe, berretti, cappelli, borse o altro materiale con simboli politici, foto o scritte. 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->