martedì, Aprile 13

Hong Kong, la fine dell’Occupy Scontri prima tra polizia e manifestanti e in seguito tra uomini mascherati e studenti

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hong kong umbrella

Quando ormai le acque sembravano calme ad Admiralty e Mongkok è arrivata una nuova giornata di tensioni. I quartieri di Hong Kong in cui si è incentrata la manifestazione ‘Occupy Central’ – che chiedeva al governo centrale di Pechino una forma di rappresentanza elettiva diretta -, sono stati teatro di una serie di scontri prima tra polizia e manifestanti e in seguito tra uomini mascherati e studenti. Infatti, l’operazione di smantellamento delle barricate costruite dai cittadini per bloccare lo slargo principale nella Central è iniziata stamattina per mano della polizia che, senza tenute anti sommossa, ha riconsentito una viabilità della città. Nel pomeriggio circa 500 persone con indosso una mascherina chirurgica avrebbero continuato ad abbattere le barriere di canne di bambù e altri materiali che avrebbero garantito ai giovani manifestanti una protezione dai corpi di polizia nei giorni precedenti. Nella fase di distruzione le due fazioni sarebbero entrate in contatto iniziando una serie di tafferugli che hanno necessitato dell’intervento della polizia.  Ad aggiungere ulteriore caos, i clacson di numerosi tassisti radunati sul sito, esasperati dalle oltre due settimane di proteste che hanno bloccato strade e traffico. Intanto, un gruppo di dimostranti pro-Pechino, che si oppongono agli studenti e agli attivisti pro-democratici di Occupy Central, si sono riuniti attorno all’area degli edifici governativi dell’isola, nonostante il divieto di assemblea posto oggi dall’amministrazione di Hong Kong. Al momento, sono in azione alcuni auto-articolati che stanno rimuovendo le barriere attraverso l’uso di braccia meccaniche nelle zone occupate.

Anonymous, il gruppo di hacker che sostiene battaglie sociali utilizzando l’arma informatica ha attaccato stamane due siti governativi cinesi rendendo pubblici centinaia di numeri telefonici e indirizzi della Zona di Libero Commercio di Ningbo. Il presidente di Hong Kong Leung ha sostenuto che non saranno di certo le sue dimissioni «a risolvere il problema della rappresentanza».

Il terzo mandato di un presidente evidentemente scelto dal popolo è iniziato oggi. Il Movimento per il Socialismo ha trionfato in Bolivia con quasi il 60% dei voti, grazie a quell’avallo della Corte Costituzionale che ha permesso ad Evo Morales di superare le modifiche da lui  stesso volute per cui non sarebbe possibile per la Costituzione essere eletti per più di due mandati consecutivi. Morales ha dedicato la vittoria a Fidel Castro, suo collega cubano e a Chavez, il bolivariano venezuelano. Il neo presidente boliviano si è il fautore dal 2006 di una riduzione della povertà retta da una crescita del PIL pari al 5% all’anno, grazie a una nazionalizzazione dei prodotti e a una sostenibilità economica legata al ‘locale’. Il maggior sostegno arriva sicuramente dalla popolazione indios della Bolivia, egli infatti incarna il primo presidente dello stato sudamericano di estrazione indigena in uno stato in cui lo sono l’85% dei circa 10 milioni di abitanti.

Un funzionario della Difesa americano ha oggi confermato che gli Stati Uniti potranno avere accesso alle basi aeree turche per la missione di contenimento dello Stato Islamico. L’Is -ad appena un km dal confine spinato che separa Turchia e Siria- vede i suoi miliziani impegnati sul fronte anche a Kobane, ormai a metà conquistata dai jihadisti. Solo poche ore dopo Ankara ha smentito di aver concesso agli Usa l’uso della base aerea di Incirlik, nel quadro della battaglia contro l’Isis, come era stato annunciato da Washington. Lo hanno reso fonti governative di Ankara, specificando che non è stato concluso nessun nuovo accordo con gli Stati Uniti.

Anche in Kosovo e precisamente nei i muri del monastero ortodosso serbo di Visoki Decani, nell’ovest della regione, sbucano scritte pro-Isis: “il Califfato sta arrivando. Il responsabile religioso del monastero Sava Janjic ha commentato denunciando il fatto e sostenendo l’imbarazzo causato dall’accaduto “E’ una vergogna”. Insieme alla condanna egli ha chiesto un maggiore impegno della polizia kosovara e delle organizzazioni internazionali presenti in Kosovo (Eulex, Kfor, Unmik) nel garantire la sicurezza dei serbi della ragione e perseguendo i responsabili di simili atti.

Intanto Khamenei ha rilasciato una dichiarazione secondo cui gli unici responsabili dell’espansione dello Stato Islamico e delle sue violenze al seguito sarebbero gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. L’obiettivo, secondo la più alta figura iraniana, sarebbe quello di alimentare le divisioni tra sunniti (Isis) e sciiti (Teheran). Khamenei ha aggiunto che «loro hanno creato al Qaeda e Daesh (Califfato Islamico in arabo) per creare fratture e combattere la Repubblica Islamica (Iran) ma oggi (Isis) si è rivoltato contro di loro».

Nel giorno in cui arrivano gli ennesimi scontri tra polizia israeliana e palestinesi nella spianata della Moschea (luogo sacro sia per gli israeliani che per i palestinesi) a Gerusalemme, il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon ha incontrato Rivlin e Netanyahu e domani si sposterà nella striscia  di Gaza. Egli avrebbe sollecitato entrambi a riprendere i colloqui di pace. «E’ necessario fermare questa sofferenza senza senso e risolvere la radice del problema attraverso il dialogo tra israeliani e palestinesi. So che i palestinesi sono frustrati da un processo di pace che dura da 20 anni, ma è necessario continuare a sperare per una soluzione pacifica. Il governo di unità palestinese  rafforzerà i rapporti tra gli abitanti di Gaza e della Cisgiordania. Dobbiamo agire subito per cambiare uno status quo che non è più sostenibile».

Intanto va avanti il processo di presentazione della risoluzione che farà riconoscere ufficialmente lo Stato Palestinese alle Nazioni Unite. I deputati inglesi – che stanno discutendo questi giorni sul riconoscimento dei Territori Occupati – hanno ricevuto una lettera sottoscritta da 300 israeliani. All’interno si chiede loro di votare a favore del riconoscimento della Palestina come Stato nel dibattito previsto oggi nel Parlamento britannico.

La presidenza tripartita della Bosnia-Erzegovina ha visto oggi la vittoria dei candidati nazionalisti musulmano, serbo e croato. Nell’ordine il musulmano Bakir Izetbegovic, dell’Sda e il croato Dragan Covic, leader dell’Hdz. Ancora incerto il risultato dell’elezione del membro serbo dove, al 90,24% dello scrutinio, il candidato dell’opposizione Mladen Ivanic lo vedrebbe in vantaggio di appena un migliaio di voti sulla premier Zeljka Cvijanovic. Gli elettori erano chiamati a rinnovare i parlamenti delle due entità, votare per la camera bassa del parlamento comune e la presidenza tripartita. A vent’anni dagli accordi Dayton che misero fine alla sanguinosa guerra dei Balcani la situazione è per certi versi drammatica con tassi di disoccupazione elevatissimi e zone in cui la povertà è molto alta ma vede sicuramente le forti tensioni allentate. 

 

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