giovedì, Luglio 29

Hong Kong, gli Ombrelli Gialli fanno infuriare la Cina

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Sono state ore parecchio tese a Hong Kong, soprattutto quelle relative alla visita del Presidente cinese Xi Jinping. Le Forze di Polizia hanno avuto il loro bel da fare nel tenere separate le manifestazioni dei sostenitori del fronte pro-Cina e quelli del Movimento degli Ombrelli Gialli. L’antico sodalizio andava portato in salvo. Non è stato affatto facile.

Il Presidente cinese ha voluto essere chiaro. Nelle sue parole Hong Kong -nel suo passato- non ha mai goduto di un regime di libertà maggiore di quello vissuto attualmente ma va considerata –da parte cinese- del tutto “inammissibile” alcuna sfida di Hong Kong nei confronti di Pechino. Ogni minaccia all’autorità del Governo del Partito Comunista Cinese verrà sempre considerata inammissibile E tutto questo s’incastona nelle celebrazioni del Ventennale della restituzione dell’Isola/Stato da parte della Gran Bretagna nelle mani della Cina. Il Presidente cinese ha contribuito con un suo discorso alla cerimonia di giuramento del Governo di Hong Kong prestato alla presenza del Capo dell’Esecutivo di Hong Kong, la signora Carrie Lam, nella sede dell’Hong Kong Convention and Exhibition Centre mentre fuori da quella sede saliva alta la protesta di ambo le parti dello scenario politico di Hong Kong, i sostenitori pro-Cina e quelli del Movimento degli Ombrelli Gialli. Anche Carrie Lam, come i suoi predecessori, è stata selezionata da una apposita commissione pro-Cina mentre –tutt’intorno- saliva sempre più forte la protesta degli Ombrelli Gialli dove cova risentimento ed una rabbia antica e mai sopita nei confronti della Cina, accusata di mantenere strettamente i fili della politica e delle decisioni di Hong Kong, dove niente –essi affermano- è autonomo e tutto è maneggiato con cura dall’ingombrante Impero di Mezzo. Nella loro visione, apocalittica e venata di timori orwelliani, gli otto milioni di abitanti della Città-Isola sono iper-controllati e considerati dalla Cina solo parte di un sistema di vassallaggio ben al di fuori dello schema convenuto da ambo le parti e noto da tempo come “Una Nazione, due Sistemi”.

L’avvertimento del Presidente cinese, espresso non a caso nel territorio stesso di Hong Kong e non a mezzo di comunicati o proclami inviati da Pechino, giunge a fronte di proteste montanti ad Hong Kong da parte di varie sigle di attivisti compresi nel più ampio alveo degli Ombrelli Gialli, dove si chiede con sempre maggiore insistenza l’auto-determinazione o la piena indipendenza di Hong Kong da Pechino. La qual cosa ha fatto parecchio arrabbiare la Cina, in questi ultimi tempi.

Esemplificativo il fatto che il giuramento dell’Amministrazione governativa di Hong Kong e dell’insediamento in ruolo di Carrie Lam sia avvenuto in presenza del Presidente cinese e sotto una grande bandiera della Cina che sovrastava chiaramente tutto il palco delle cerimonie. Dopo di che, sorrisi luminosissimi e la stretta di mano tra Carrie Lam e Xi Jinping alla luce dei flash delle macchine fotografiche e nelle inquadrature delle televisioni dell’area. L’insediamento di Carrie Lam è avvenuto il giorno dopo che il Ministro degli Esteri cinese ha dichiarato che il documento firmato da Gran Bretagna e Cina che dava avvio alla riconsegna di Hong Kong a Pechino è da considerarsi oggi “non più rilevante”.

La Dichiarazione Congiunta Sino-Britannica ha in effetti dato ad Hong Kong diritti che non si son mai visti nella Madre Patria cinese, nell’alveo della semi-autonomia disegnata dal principio “Una Nazione, due Sistemi” che dura da cinquant’anni. Le paure che oggi vanno diffondendosi a macchia d’olio a Hong Kong, però, son proprio legate al fatto che si paventa una potenziale forte restrizione di quelle libertà pattuite, sotto minaccia di una Cina fattasi nuovamente troppo assertiva e dominante. Da questo fronte della politica e della società di Hong Kong si afferma che le Autorità cinesi da tempo interferiscano pesantemente in una vasta area di interessi che vanno dalla politica ai media fino allo stesso apparato dell’Istruzione di Hong Kong.

Gli attivisti pro-Cina hanno posto nel loro mirino una piccola manifestazione messa in piedi da altri attivisti del fronte opposto che celebravano le vittime di Piazza Tienanmen del 1989 e le Forze di Polizia si sono immediatamente attivate per evitare che potessero svolgersi degli scontri tra i due movimenti in piazza. Bisogna tener conto, infatti, che gli attivisti operanti a favore della Democrazia ad Hong Kong si sono tutti mobilitati –come ogni anno- per la manifestazione più grande nell’area dell’Hong Kong Convention and Exhibition Centre. Di fronte, bandiere coi colori della Cina sventolavano alquanto minacciose. La Polizia ha arrestato alcuni attivisti, ha registrato i loro dati personali, poi li ha rilasciati.

Una certa frustrazione è serpeggiata tra i sostenitori del fronte pro-Cina a fronte della vasta mobilitazione che si è macroscopicamente fatta vedere –anche attraverso i media di tutto il Mondo- nell’alveo del Movimento degli Ombrelli Gialli nel 2014. La Cina ha –in un certo qual modo- pressato affinché si scendesse in strada in modo altrettanto vistoso a favore della Madre Patria cinese.

Alla fine del tutto, poiché il movimento favorevole alla democrazia ha visto fallire il conseguimento di alcune concessioni, alcuni giovani leader della protesta politica si son spostati su posizioni più “oltranziste” ovvero chiedendo l’auto-determinazione oppure più indipendenza dalla Madre Patria cinese. E questo è il punto attuale della situazione, dove la Cina s’è parecchio risentita ed ora ha ripreso un atteggiamento chiuso e netto verso il fronte politico di Hong Kong vicino al Movimento degli Ombrelli Gialli.

Quello che da tempo è chiaro è che la “visione” cinese per la quale Hong Kong gode di privilegi che altre zone sotto influenza (o di pertinenza) cinese non hanno, non collima con il punto di vista del fronte democratico di Hong Kong che prende le mosse dallo stile di vita appreso durante il lungo periodo della presenza inglese. La Gran Bretagna ha lasciato un’immagine sì di potenza coloniale ma la struttura della Monarchia Parlamentare inglese ha anche consegnato una eredità di valori sociali e politici, più latamenteculturali –potremmo dire- che non sono affatto propri della “visione” cinese che parte da precondizioni storiche parecchio differenti, come la Rivoluzione Culturale, la Grande Marcia, il Comunismo delle origini. Il terreno dell’Economia, il pragmatismo asiatico sarà pur sembrato –a tratti- un luogo virtuale di reciproca comprensione tra questi due mondi ma –nel medio e lungo periodo- tutte le disfasìe tra i due punti di vista (gli aneliti democratici di Hong Kong e certo imperialismo cinese “classico”) sono venute fuori. Ed oggi il laboratorio politico Hong Kong si presenta come un rabbioso dubbio sul da farsi nel futuro recente.

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