sabato, Aprile 10

Honduras: chi sceglieranno gli Usa tra Hernandez e Nasralla? Analisi del post-elezioni, alla luce dello stato d’emergenza introdotto e gli interessi USA nel Paese

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Il 26 novembre in Honduras si sono tenute le elezioni presidenziali. Il primo risultato reso noto dal Tribunale Supremo Elettorale – Tribunal Supremo Electoral de Honduras (TSE) – attribuiva il 41,42% dei voti a Salvador Nasralla, leader del partito di opposizione ‘Alianza de Oposicion contra la Dictadura’, e il 42,92% dei voti al Presidente uscente Juan Orlando Hernández, del ‘Partido Nacional’. Entrambi i candidati, però, si sono dichiarati vincitori e il Paese, oggi, si trova ancora senza un Presidente. Stando agli ultimi dati pubblicati il 2 dicembre dal TSE dopo il conteggio dell’88,76% dei voti, Hernandez avrebbe ottenuto circa 22 mila voti in più di Nasralla, mentre, secondo altre fonti, la differenza ammonterebbe a 46.586 voti e i dati relativi diffusi dal TSE giovedì riguarderebbero il 94,81 % delle schede.

Solo ieri, secondo quanto riporta ‘Tele Sur, il Magistrato Presidente del TSE, David Matamoros Baston, ha emesso i primi risultati ufficiali, secondo i quali il Partido Nacional ha ottenuto 1.411.517 voti (42,98%), mentre, il partito di Nasralla avrebbe ottenuto 1.35 9.170 voti ( 41,39%) e il terzo candidato Luis Zelaya solo il 14,73%. Secondo il Tribunale, il 53% della popolazione avrebbe partecipato alle elezioni.

In Honduras, la Costituzione vieta al Presidente in carica di candidarsi alle elezioni successive al suo mandato. Orlando Hernandez, però, grazie ad una deroga rispetto alla norma costituzionale ottenuta lo scorso anno, è riuscito ad aggirare la Costituzione e a ripresentarsi alle elezioni. E’ interessante, a questo punto, ricordare che nel 2009, l’allora Presidente Manuel Zelaya Rosales, propose un referendum costituzionale per rendere possibile un’estensione del mandato quadriennale ed una sua rielezione. La Corte Suprema espresse il suo dissenso e Zelaya venne deposto da un colpo di Stato militare. Hernandez, però, sembra non aver avuto lo stesso trattamento, anzi, rischia di ricoprire la massima carica per un altro mandato.

I principali alleati di Hernandez e di suo fratello, inoltre, sono sospettati di avere stretti rapporti con i cartelli della droga, secondo quanto spiega il ‘Washington Post, ed Hernandez avrebbe aggirato le accuse di frode elettorale spingendo il Congresso a sostituire i quattro magistrati che stavano portando avanti le indagini. Inoltre, – riporta ‘La Vanguardia‘ – secondo Ismael Moreno, gesuita e difensore dei diritti umani, il candidato Hernandez avrebbe allestito un vero e proprio sistema per comprare i voti della popolazione più povera, strumentalizzando alcuni programmi di assistenza sociale.

Salvador Nasralla, chiamato in Honduras ‘Il signore della televisione’ (el señor de la televisión), è, invece, un sessantaquattrenne alle prime armi in politica. Proviene dal mondo televisivo dopo una carriera come ingegnere industriale, ma la sua esperienza politica ridotta non lo ha affatto compromesso. E’ leader di ‘Alleanza di Opposizione contro la Dittatura’, una coalizione formata da Libertad y Refundación (Libre), Partido Innovación y Unidad (PINU) e le basi del Partido Anticorrupción (Pac). Ad oggi, Nasralla critica risultati emessi del TSE e si dichiara vincitore delle elezioni del 26 novembre. Non è il solo a ritenersi vittorioso, di fatto, l’alleanza che appoggia la sua candidatura ha già annunciato che nelle attuali condizioni non accetterà i risultati diffusi dal sistema elettorale, ritenendo anzi a rischio la legalità stessa del processo di votazione. Luis Zelaya – tornato in patria dopo un breve esilio politico – , è il candidato arrivato terzo alle elezioni; egli si è congratulato con Nasralla, riconoscendo anche lui come vincitore legittimo.

L’opposizione chiede di contare di nuovo più di 5.000 seggi elettorali sotto la supervisione di un tribunale elettorale internazionale e accusa il Tribunale Supremo di frode elettorale.

Ma cosa proverebbe una frode elettorale in Honduras? Secondo alcune fonti, durante il conteggio dei voti – e nel momento in cui Nasralla aveva un vantaggio su Hernandez di 5 punti – si è verificato un black-out elettrico al sistema informatico delle Commissioni adibite al conteggio; il black-out sarebbe durato per ben 5 ore, dopo le quali le percentuali vedevano ‘magicamente’ in vantaggio non più Nasralla, bensì Hernandez. Oltre ciò, bisogna considerare che il Presidente del TSE è David Matamoros Baston, una figura a stretto contatto con il partito di Governo, il Partido Nacional.  Secondo Eugenio Sosa, sociologo e analista politico intervistato dal ‘The Guardian’, nelle elezioni honduregne non si può più parlare semplicemente di frode, ma si tratterebbe di un colpo elettorale contro Salvador Nasralla.

Lo scrutinio è stato più volte interrotto dal TSE e anche gli osservatori nazionali ed internazionali mostrano dubbi in merito alla trasparenza. L’Unione Europea ha inviato osservatori elettorali per controllare le elezioni del 26 novembre in Honduras; la responsabile sarebbe Marisa Matias, europarlamentare portoghese. La Matias si è così espressa: «Ci devono essere le condizioni affinché tutti coloro che sono coinvolti possano avere ogni garanzia e trasparenza e la flessibilità di capire che il processo di controllo è da considerarsi non terminato fin quando non è finito».

Questo lunedì l’Organizzazione degli Stati Americani – Organización de Estados Americanos (OEA) – ha pubblicato un ‘informe’ sul processo elettorale in Honduras. Il documento rimprovera il TSE di non esser stato abbastanza trasparente nel conteggio e nella pubblicazione dei voti, oltre ciò riporta come alcuni procedimenti non siano stati ordinari nè chiari. Ad esempio, nel documento, l’Organizzazione sottolinea come l’ordine di alcune valige contenenti voti non sia stato sempre lo stesso, aggiungendo che alcune di esse sono arrivate all’INFOP – Instituto de Formación Profesional – aperte o incomplete, o addirittura senza i stabiliti meccanismi di sicurezza. Gli esperti dell’Organizzazione segnalano, inoltre, che queste imprecisioni e anomalie hanno alimentato la mancanza di fiducia del processo elettorale, la quale è sfociata in un’intensa ondata di violenza. Secondo l’OEA, dunque, l’unica soluzione possibile per risolvere l’attuale paralisi politica in Honduras sarebbe quella di raggiungere un accordo tra i due candidati, in modo che il popolo honduregno possa accettare il vincitore e futuro Presidente.

Secondo quanto riporta oggi ‘El Pais, infatti, il responsabile degli osservatori elettorali OEA, ed ex-Presidente boliviano, Jorge Quiroga, avrebbe dichiarato che «l’unico cammino possibile affinché il popolo honduregno possa accettare e riconoscere un vincitore in questo processo elettorale è che si arrivi ad un accordo tra i due principali candidati». Di che accordo si tratti non è chiaro e lascia il tempo che trova. E’ difficile credere che Hernandez, o Nasralla, siano disposti a cedere.

Resta comunque il fatto che l’Unione Europea e l’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) hanno sostenuto le richieste di Nasralla di ricontare più di 5.000 seggi elettorali, sollecitando la Corte elettorale dell’Honduras a fare ulteriori verifiche.

A chiedere trasparenza e il nuovo conteggio di seggi non è solo l’opposizione, ma anche gran parte della popolazione che dal 29 novembre è scesa a manifestare nelle strade della capitale Tegucigalpa, San Pedro Sula e la Ceiba. Purtroppo gli scontri tra manifestanti e civili non sono stati del tutto pacifici. Il bilancio ufficiale è di 10 morti, ma le fonti oscillano tra le 7 e le 11 vittime, mentre, i feriti ammonterebbero a una ventina e gli arresti sarebbero centinaia.

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