venerdì, Luglio 1

Homeless: emergenza tra i giovani europei Secondo Istat, il 25,7% dei senzatetto in Italia è under35. In Olanda sono il 50% in più rispetto al 2014, mentre in Danimarca sono aumentati dell'85% in sei anni

0

In questo contesto, gli effetti della Brexit hanno già avuto le prime conseguenze. In Regno Unito, e in particolare in Inghilterra, il fenomeno dei cosiddetti ‘rough sleepers’ europei, è da anni una questione sociale sulla cui il Governo britannico sta discutendo. La percentuale di cittadini europei che vivono in territorio britannico, senza dimora e senza salario, è stata, nel 2016, del 45%, di cui il 15% under 30, rispetto ai 19,621 homeless britannici. Nel 2017, il dato è sceso al 39,6%. Questo, a causa della decisione dell’attuale Amministrazione May di applicare una politica di ‘removal’ – in italiano rimozione – nei confronti di quei cittadini comunitari che, secondo il Governo, abusano dei diritti Ue per stare in Regno Unito senza versare contributi statali. L’ong FEATSA ha già sollecitato la Commissione Europea, indicando il mancato adempimento dell’Articolo 35 della Ue che preclude il diritto di ogni cittadino comunitario di vivere in ogni Stato membro della Ue, che sia senzatetto o meno. Intanto, nell’ultimo anno, sono stati trasferiti nei Paesi d’origine più di 5mila rough sleepers europei.

L’incremento della disoccupazione e i minori investimenti nel welfare statale, sono alcune delle cause che portano i giovani a non poter permettersi una casa, o una sistemazione provvisoria. Oltre a questo, in alcuni Stati, come Francia e Olanda, uno dei fattori principali riguarda il mercato immobiliare e i prezzi degli immobili che, negli ultimi anni, hanno raggiunto degli standard sempre meno abbordabili per tutti. Nei Paesi Bassi ad esempio, oltre agli elevati prezzi per gli immobili, il problema riguarda anche la richiesta per le case sociali, le quali liste possono rimanere bloccate fino a 12 anni. A questo, si aggiunge il fatto che gli under27 sono obbligati per legge ad aspettare 4 settimane prima di poter richiedere dei benefit statali, dopo aver cercato, o perso, un lavoro. Inoltre,  in una casa non possono convivere più persone con dei benefit statali a carico; questo ha portato sempre più persone a vivere da sole pur di non rinunciare agli aiuti statali.

In Italia, il mercato immobiliare non rientra nelle cause principali. Il fattore determinante nella maggior parte delle situazioni, riguarda la diseguaglianza sociale ed economica. Nell’ultimo ventennio, il divario di ricchezza tra giovani ed anziani si è ampliato. La ricchezza media delle famiglie con capofamiglia 18-34 anni è meno della metà di quella del 1995, mentre quella delle famiglie con capofamiglia con almeno 65 anni è aumentata di circa il 60%. La mobilità intergenerazionale è tra le più basse d’Europa, e lo status quo dei figli è strettamente legato a quello dei genitori, determinando così disuguaglianze di opportunità e di prospettive future. Il tutto si trasferisce anche sulle possibilità lavorative: tra i giovani (18-34 anni) che svolgono una professione qualificata l’incidenza di chi proviene da una famiglia a basso reddito con stranieri è davvero bassa (7,4%); molto più alte sono invece le percentuali di chi appartiene a famiglie titolari di pensioni alte o della classe dirigente (rispettivamente 42,1% e 63,1%).

Inoltre, il tasso di disoccupazione ha registrato uno dei dati più alti d’Europa. Dal 2007 il tasso di disoccupazione giovanile è salito di oltre 17 punti percentuali (dal 20,4% al 37,8%); la media UE è passata invece dal 15,9% al 18,7%. La crescente disoccupazione ha aumentato sfiducia anche nella ricerca di un lavoro, portando sempre più giovani a rimanere fuori dalla ricerca di un impiego: nel 2016, 3 milioni 278mila giovani, il 26% della popolazione tra i 15 e i 34 anni, risultavano fuori dal circuito formativo o lavorativo.

Visualizzando 2 di 2
Visualizzando 2 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->