domenica, Settembre 26

Holdout argentini e fondi avvoltoio A rischio le nuove ristrutturazioni del debito

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Buenos Aires – Il prossimo lunedì 30 giugno l’Argentina dovrebbe effettuare un pagamento di circa 907 milioni di dollari airistrutturatori‘ che hanno acquistato le obbligazioni emesse dal Paese nel 2005 e nel 2010. Se lo facesse l’Argentina rischierebbe di precipitare in un nuovo default.

Come si è arrivati ​​a questo punto? Il Paese dichiara che nel 2001, nel bel mezzo di una forte crisi economica, politica e sociale, non sono stati rimborsati 100.000 milioni di dollari di debito. Quattro anni più tardi, nel 2005, l’Argentina ha offerto agli obbligazionisti un default del debito. Nel 2010, l’opzione si è riaperta.

Il 92 per cento dei possessori di obbligazioni argentine ha accettato la proposta: quella di tagliare quasi del 70% del valore nominale dei titoli e delle nuove scadenze a 28 e 33 anni.

Altri obbligazionisti hanno preferito la via giudiziaria, per riavere il 100% di quanto gli è dovuto. Così è accaduto a NML Capital, guidata da Paul Singer, e Aurelius, che ha presentato ricorso al giudice di New York (i titoli sono stati emessi ai sensi del diritto statunitense) per 1.330 milioni di dollari, tra capitale e interessi.

Nel novembre 2012, NML ha ottenuto una sentenza favorevole dal giudice Thomas Griesa di New York, che ha ordinato il pagamento immediato. L’Argentina ha fatto ricorso contro la sentenza, che però alla fine dell’anno scorso è stata confermata dalla Corte d’Appello di quella stessa città.

Assediato da queste due sentenze sfavorevoli, il Governo del Presidente Cristina Fernández, a marzo, si è detto disposto a pagare alle stesse condizioni che regolarono la transazione del 2010. Ma la proposta non è stata accettata.
Il Paese allora ha fatto appello alla Corte Suprema degli Stati Uniti, affinché riesaminasse la sentenza, ma il 12 giugno la richiesta è stata respinta.

Il direttore della società di consulenza Abeceb, Dante Sica, ha valutato che questa decisione «rappresenta un ulteriore ostacolo nella strategia di avvicinamento ai mercati esteri che il Governo ha evocato alla fine dell’anno scorso e, dopo aver ipotizzato in modo favorevole la soluzione dell’ostacolo posto dagli holdout, ci si potrebbe permettere di alleggerire il vincolo esterno e abbassare i costi per riprendere lo sviluppo».

Dopo il pronunciamento della Corte Suprema, il giudice Griesa ha tolto il ‘blocco’ che manteneva in sospeso la sentenza di pagamento, pertanto l’Argentina sarebbe obbligata a provvedere al versamento, entro e non oltre lunedì prossimo (compresi gli interessi per la ristrutturazione del debito) facendo il versamento alla Bank of New York.

Il timore dell’Amministrazione Fernandez è che i fondi vengano sequestrati e poi destinati a saldare il debito degli holdout.

A fronte di questa situazione, mentre cerca di riaprire i negoziati, il Governo argentino sta anche provando a diffondere l’idea che un pagamento ai ‘fondi “avvoltoio’ nei termini determinati da Griesa, sarebbe un terremoto per l’attuale ipotesi di ristrutturazione del debito sovrano.  Il Presidente ha approfittato dell’occasione del vertice G77 + Cina, che si è svolto in Bolivia quattro giorni dopo la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, per portare in discussione la questione holdout.  «È molto importante che questo gruppo si pronunci contro queste pratiche finanziarie ma, fondamentalmente, contro un modello che è ormai è diventato un sistema mondiale di saccheggi», ha detto Fernandez, conquistando l’appoggio del G77 + Cina alla causa argentina.

Anche con questa missione, quella di generare sensibilizzazione, mercoledì il Ministro dell’Economia Axel Kicillof ha detto in una conferenza tenuta presso la sede delle Nazioni Unite (ONU): «A causa del processo ai fondi avvoltoio, l’uno per cento (riferendosi a NML, che ha deciso di rimborsare il 100% del valore dei bond argentini in suo possesso) minaccia praticamente tutti gli obbligazionisti».

Il funzionario ha ricordato che «il Fondo Monetario Internazionale (FMI) aveva dichiarato che le sentenze da confermare probabilmente tenderanno a dare più peso agli holdout, perché permetteranno l’interruzione dei pagamenti agli obbligazionisti che hanno accettato la ristrutturazione e aumenteranno il rischio che le prove si possano moltiplicare (considerando che esiste un altro 7% di obbligazionisti in possesso di titoli di default e che ancora non hanno avviato azioni legali. stima che potrebbero chiedere fino a $ 15.000 milioni)».

La strategia dell’Argentina comincia a dare qualche risultato: la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) è giunta a rifiutare la possibilità del sequestro dei beni argentini in pagamento degli holdout, una proposta che è stata approvata da Griesa nel 2012 insieme con la richiesta di pagamento e che è diventata definitiva con la decisione finale della Corte.

Decidere di avviare il processo di scoperta di attivi (se ne parla proprio come di una ‘scoperta’) è una decisione che potrebbe avere «implicazioni profonde per il sistema finanziario internazionale», rendendo rendere ancora più difficile la ristrutturazione del debito «e costringendo i servizi finanziari a fornire informazioni riservate alle istituzioni» ha segnalato UNCTAD.

Da parte sua, anche il FMI ha rilanciato la richiesta argentina di prendere in considerazione la decisione della Corte Suprema «che probabilmente darà ai creditori un maggior vantaggio e renderà il processo di ristrutturazione del debito più complicato».

Nell’ambito di questa organizzazione multilaterale, «consentire agli holdout di interrompere il flusso dei pagamenti a chi ha già contribuito alla ristrutturazione, probabilmente scoraggerà i creditori dal voler partecipare a una ristrutturazione volontaria».

Al contempo, un folto gruppo di economisti, parlamentari e intellettuali britannici si sono detti «solidali con l’Argentina e contro i fondi avvoltoio» e ha avvertito del pericolo posto dalla decisione della Corte.

«I fondi sono dedicati a comprare debito svalutato a basso costo dai detentori originari, per poi cercare guadagni straordinari attraverso il contenzioso, grazie a un ‘investimento’ iniziale minimo», dicono gli economisti in un documento.

Il gruppo ha anche chiesto nuove proposte di legge per impedire che i fondi ‘avvoltoio’ possano ignorare i casi pendenti nei tribunali britannici e legati alla ristrutturazione del debito dell’Argentina e della Grecia, e ha appoggiato l’istituzione di un meccanismo di arbitrato per il debito sovrano che sia trasparente, indipendente ed equo.

L’obiettivo di ‘aumentare la consapevolezza’ proposto dal Governo argentino al mondo intero sembra funzionare, visto il sostegno ricevuto. Tuttavia, nessun trionfalismo domina l’agenda politica ed economica locale in questi giorni: nessuno dimentica che ci sono anche alcune dichiarazioni a favore, come quella che l’Amministrazione di Barack Obama, tra gli altri, ha rilasciato davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti, il che non aiuta granché.

 

(Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli)

 

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