sabato, Maggio 15

‘Ho un sacco di amici negri’ Salvini e la caccia al vero colpevole, argentino, dell’omicidio di Fermo

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Quando qualcuno comincia la frase con «Ho un sacco di amici ebrei» sta per andare certamente a parare in qualcosa di antisemita. Idem dicasi per quanto riguarda le intense amicizie con «negri» ed «omosessuali», cui da qualche tempo si sono aggiunte le millantate strette relazioni con un selezionato numero di «islamici», seppur con più cautela. Una volta, e ancora sino a non molto tempo fa, c’erano anche rimarchevoli destroni e spietati padroni delle ferriere che dichiaravano «fior di amici comunisti», ma in questo caso l’abitudine è terminata causa quasi estinzione dei comunisti medesimi, e comunque loro assoluta irrilevanza sociale e penale. Tutto questo porta in primo luogo a riflettere sulle pessime frequentazioni amicali di ebrei, negri, omosessuali, islamici e comunisti residuali, semmai le rivendicazioni in questione fossero vere. O forse si tratta solo di due o tre per ogni categoria in tutta Italia, e magari Europa, che però hanno una perversa e numericamente smodata attrazione per i peggiori pubblici figuri di politica, economia, intellettualità, permettendo a questi di spendere e spandere vanto del rapporto presuntamente in essere con gente cui quotidianamente riservano attacchi, insulti, umiliazioni.

Ed ecco che la cosa torna di palpitante attualità dinnanzi all’efferato omicidio di Emmanuel Chidi Namdi, che avendo scampato la morte per ben trentacinque anni tra Nigeria, attraversamento del Sahel, Libia e barconi transmediterranei, al trentaseiesimo l’ha infine trovata nel centro di Fermo (Marche, Italia). Causa fascionazista razzista e fuori di testa, forsanche ultrà di calcio. Dopodiché, vale a dire dopo il ‘tragico epilogo’ come si usa tartufescamente dire, si è palesato uno che ha certo molti amici delle preindicate categorie. Avendone nel frattempo espunti, cioè ricondotti a ‘razze’ momentaneamente normali, «napoletani» e «meridionali» in genere, causa loro risussunzione nella generica, accettabile, stregua di ‘italiani’ causa necessità di costituzione di partito nazionalseparatista. Dall’’Unione Europea’, adesso, non più dal resto d’Italia. E dunque il Salvini Matteo, professione leader di ‘Lega Nord’ e formazioni politiche correlate, uno che è certo pronto alla bisogna a rappresentare pubblicamente gran messe di amici tra gente che appena può infama, ha subito notificato. «Chi uccide, stupra o aggredisce un altro essere umano va punito. Punto. A prescindere dal colore della pelle. Sei bianco, sei nero, sei rosa e ammazzi qualcuno senza motivo? In galera, la violenza non ha giustificazione. Il ragazzo nigeriano a Fermo non doveva morire, una preghiera per lui. È sempre più evidente che l’immigrazione clandestina fuori controllo, anzi l’invasione organizzata, non porterà nulla di buono. Controlli, limiti, rispetto, regole e pene certe: chiediamo troppo?». Non ha inserito il «Però» prima dell’attacco agli immigrati, ma è proprio come se ci fosse.

Sicuramente chiedeva troppo, di suo, il ‘negro’ ucciso, peraltro cristiano e cattolico (il che non cambia nulla, solo per la cronaca) mentre era in compagna della propria fidanzata, compagna, moglie ed altre definizioni utilizzate per indicarla, chiamata Chimiary, o Chiniary, o Chinyery o altrimenti ancora secondo le diverse fonti. Giusto per dire, neppure la dignità di una identità e di un nome certo. L’hanno insultata, l’ha difesa, ha avuto la peggio. Amen. Entrambi erano stati accolti assieme a circa centocinquanta tra migranti e profughi in una struttura gestita in città da Don Vinicio Albanesi, in evidente combutta con il locale Vescovo che aveva criminalmente offerto alla ‘Comunità di Capodarco’ ed alla Fondazione ‘Caritas in veritate’ i locali del proprio seminario. Così il Salvini in questione certamente dovrà premettere anche di avere «un sacco di amici preti» al momento di attaccare il vero mandante del crimine, del vero crimine alla radice di tutti gli altri. L’ideologo e pianificatore della ‘molle’ accoglienza di tanti senzaterra e senzacasa che produce, indefettibilmente, simili risultati è infatti un altro extracomunitario, argentino, tale Jorge Mario, che per meglio operare il suo piano criminoso si è istallato in Italia, a Roma, e per non farsi identificare ha pure cambiato nome facendosi chiamare Francesco. E certo il problema non lo si potrà radicalmente risolvere sino a quando non si schiaccerà la ‘testa del serpente’, come ritengono tutti coloro il cui parere abbiamo prospettato indicando quello del politico lombardo. Sino a quando il vero ‘caposcafista’ non verrà rispedito in sudamerica o comunque dove non possa nuocere. E insieme a lui tutti quelli che lo assecondano magari, idea non peregrina, organizzando per loro dei bei campi in cui, come dire, riunirli, concentrarli. Come aveva già a suo tempo efficacemente fatto un austriaco germanizzato che, a pensarci bene, sotto sotto doveva avere milioni di amici ebrei. E che quindi se ne eliminava un po’ era solo perché erano troppi.

 

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