mercoledì, Giugno 23

Havana Club e la guerra del rum

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Tuttavia HCI non è rimasta a guardare ed ha proseguito nei tribunali la propria battaglia per la legittimazione del brand. Un percorso che tuttavia ha una forte battuta di arresto nel 2011 con la sentenza del Tribunale Federale d’Appello per il quale la vicenda non crea alcuna confusione nei consumatori e pertanto Bacardì può proseguire nell’utilizzo del marchio Havana Club negli Stati Uniti. Condizione quindi vantaggiosa se pensiamo che finisce con il fidelizzare i consumatori al marchio utilizzato dalla Bacardi (ricordiamo la corrispondenza degli Stati Uniti con il 40% del consumo mondiale di rum) e che estromette la HCI da un facile ingresso nel mercato statunitense una volta che l’embargo non ci sarà più. Nonostante i ripetuti ostacoli la HCI non ha gettato la spugna ed anzi ha operato su due binari distinti: da un lato ha proseguito nella richiesta di accettazione del brand Havana Club come di sua proprietà anche negli Stati Uniti e dall’altro lato ha progettato un nuovo brand dal nome Havanista (2012) per il mercato statunitense ed in caso di definitiva rinuncia alla contesa con la Bacardi.

Questo fino al 2015, ma con il processo di normalizzazione dei rapporti tra Cuba e Stati Uniti e la prospettiva di una prossima fine dell’embargo, anche il mercato mondiale del rum subisce forti scosse di assestamento e l’inizio di questo 2016 ne è la prova con l’accoglimento da parte dell’Ufficio statunitense per i marchi ed i brevetti lo scorso 13 gennaio, della richiesta di utilizzazione del marchio Havana Club in modo esclusivo da parte della HCI (con inizio dal 27 gennaio fino al 2026 con possibilità di rinnovo). Fatto non di poco conto che potrebbe finire con il ripercuotersi sulle vendite di Bacardi proprio a causa di quella fidelizzazione creata intorno al marchio Havana Club. Ovviamente la multinazionale anticastrista ha subito contrattaccato sul piano legale impugnando proprio la legge promulgata dal Congresso nel 1998 ed oggi ignorata. Dure le parole di Eduardo Sánchez, vicepresidente della Bacardi, che ha accusato il governo americano di agire in maniera silenziosa e in contraddizione con la propria legge e a tali affermazioni sono seguiti i fatti lo scorso febbraio, con un esposto all’Office of Foreign Assets Control (OFAC) per la revoca della concessione fatta all’azienda franco-cubana.

Il sentore è che tuttavia nulla cambierà e che quindi Cuba riotterrà il suo storico brand su suolo statunitense una volta eliminato l’embargo ed è proprio su tale tema che invita alla cautela Jerome Cottin-Bizonne, direttore generale della HCI, il quale vede di buon auspicio i dialoghi tra Cuba e Stati Uniti in un’ottica di normalizzazione, ma allo stesso tempo non può non sottolineare che l’embargo è tutt’ora in essere e che pertanto il mercato statunitense resta ancora oggi un potenziale irraggiungibile. Cautela sì, ma anche visione di lungo periodo dato che la Havana Club International SA ha intenzione di attivare nuovi investimenti per espandere la propria capacità produttiva ed esser pronta ad inondare il mercato statunitense con il suo rum Havana Club andando a ledere proprio la leadership di prodotto detenuta oggi da Bacardi.

 

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