giovedì, Maggio 6

Havana Club e la guerra del rum

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Molti non sanno che dietro la storia di alcune aziende ci può essere una storia eccezionale od incredibile, tanto da rappresentare un vero e proprio attore nella geopolitica globale. L’Havana Club International SA, nota azienda produttrice di rum, è una di queste avendo fatto del suo brand un’icona indissolubile della rivoluzione cubana collegando la sua storia a quell’embargo così longevo che tuttavia non è riuscito ad appannare la sua ascesa sul mercato globale. Havana Club nasce nel 1937 per volontà della famiglia cubana Arechabala che proprio a L’Avana possedeva una distilleria. Ottima scelta imprenditoriale visto l’alto flusso di turisti statunitensi nella Cuba di Fulgencio Batista, ma la storia di lì a poco presentava un grande e storico cambio per l’isola trasformandola da promessa stella della confederazione statunitense in icona rivoluzionaria mondiale.

Nel 1956 giunge nuovamente sull’isola l’esiliato Fidel Castro al comando di un esiguo gruppo di ribelli con l’intento di rovesciare il governo di Batista. Esiguo numero come detto, ma sottovalutato dagli strateghi governativi e statunitensi tanto che nel 1959 l’isola si ritrova libera dall’ingombrante oppressione di Batista e dall’ingerenza statunitense: la rivoluzione diventa istituzione e per una congettura di fatti e strategie finisce con il portare la Guerra Fredda alle porte di Washington. Fatti di storia, di una sorprendente storia che non può che influire in modo determinante su diversi attori imprenditoriali presenti sull’isola. Tra questi vi è proprio la bottega Bacardi della famiglia Arechabala che vedendo la propria distilleria confiscata e nazionalizzata, decide di abbandonare l’isola per riposizionare la sua sede produttiva a Porto Rico (oggi la sede legale è nelle Bermuda). Il brand Havana Club tuttavia resta al governo castrista che lo registra regolarmente nel 1976 per il mercato internazionale (compreso quello statunitense) cercando di dare stabilità ad una condizione che vedeva il crescere delle pretese della Bacardi sulla paternità del rum.

Havana Club, gestita dalla Cubaexport, decide nel 1993 di creare una joint venture (Havana Club International SA – HCI) con la francese Pernod Ricard SA, leader nella commercializzazione mondiale di alcolici, con l’obiettivo di consolidare la propria presenza sul mercato globale nonostante l’embargo. Il rum cubano tuttavia, pur avendo un brand legalmente registrato, non ha accesso per ovvie ragioni al mercato statunitense ovvero a quel bacino di potenziali clienti che consuma il 40% mondiale del rum premium. Una condizione che limita gli affari si, ma non tanto da permettere che l’Havana Club sia presente in oltre 120 paesi nel mondo con una produzione annua di 4 milioni di casse da 9 litri all’anno ed andando ad occupare il ventesimo posto (2015) del ranking mondiale dell’Impact Premium Spirits ed il secondo posto tra i marchi preferiti dai baristi internazionali. Ma in tutto ciò la Bacardi non è stata a guardare ed intravedendo la possibilità di accedere facilmente al mercato statunitense, decide di intraprendere una battaglia legale per delegittimare il brand cubano a partire proprio dal mercato statunitense. E proprio negli Stati Uniti la Bacardi riesce ad immettere il suo prodotto con il brand Havana Club dal 1998 grazie all’approvazione da parte del Congresso (clausola della sezione 211) di una legge che proibisce che i marchi confiscati dal governo cubano possano essere venduti negli Stati Uniti. Una condizione che assume piena concretezza nel 2006, quando viene negata alla Havana Club International SA di rinnovare la registrazione del suo marchio negli Stati Uniti. Bacardi da questo momento in poi è libera di appropriarsi del mercato statunitense ponendo anche un’importante ipoteca sul futuro e nell’eventualità in cui l’embargo venga rimosso. Non contenta l’azienda ‘anticastrista’ ha cercato di ledere gli interessi commerciali dell’Havana Club anche in Europa, avanzando la richiesta di esclusiva sul marchio in Spagna (2011). Il tutto si è tradotto in un nulla di fatto mantenendo illese le esportazioni nel quarto paese importatore di Havana Club d’Europa (lo precedono nell’ordine Germania, Francia e Italia).

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