martedì, Maggio 18

Hamas, non sono terroristi field_506ffb1d3dbe2

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Da mercoledì 17 dicembre, Hamas non figura più sulla lista delle organizzazioni terroriste dell’Unione europea. Il Tribunale dell’UE ha emesso una sentenza storica per il movimento islamista e i suoi simpatizzanti. Si tratta di un verdetto che annulla una decisione del 27 dicembre 2001, in seguito agli attentati dell’11 settembre, quando l’Unione europea aveva redatto un elenco di organizzazioni terroriste. All’epoca, il Consiglio dell’Unione europea aveva adottato una posizione comune e un regolamento comune al fine di combattere il terrorismo con misure che sancivano il congelamento dei fondi di persone ed enti iscritti su tale lista tra cui Hamas. Vi era stato dapprima iscritto il braccio armato Ezzeddine Al Qassam, per poi inserirvi anche il ramo politico a settembre 2003.

Moussa Abou Marzouk, numero due di Hamas parla di vittoria e di « correzione di un errore storico dell’Unione europea »

«Noi siamo un movimento di resistenza, » ha sottolineato aggiungendo: «in merito al diritto internazionale, il nostro obiettivo è quello di resistere contro l’occupazione

Il difensore del movimento islamista Khaled Al Shouli, parlando anche lui di vittoria, sostiene che si tratta del risultato di un lavoro assiduo di lungo respiro e di un’aspra battaglia giuridica condotta a partire dal 2010 da lui e da un gruppo di giuristi sotto l’egida dell’avvocato francese Liliane Glock . Il metodo seguito da Bruxelles nel 2001 per posizionare Hamas sulla lista nera, riferisce Al Shouli, non era conforme al diritto e la decisione era fondata su una posizione politica e non su motivazioni giuridiche.

Argomentazioni che il Consiglio non è stato in grado di controbattere per mancanza di documenti che consentissero di dimostrare il carattere terrorista di Hamas dal 2010, in quanto per legge si sarebbe dovuta dimostrare ciascuna azione terrorista imputata al movimento islamista mediante prove tangibili e credibili provenienti da autorità competenti sulla base di indagini di polizia o procedure giudiziarie.

«Non sono in corso procedimenti contro i dirigenti di Hamas pertanto non ci sono documenti che possano essere presentati a tale titolo » dichiara l’avvocato.

Il tribunale spiega, infatti, in un comunicato, la propria sentenza in favore della cancellazione di Hamas dalla lista, dato che le decisioni del Consiglio erano fondate « non su fatti esaminati e riportati all’interno di decisioni di autorità nazionali competenti, ma su accuse fattuali tratte dalla stampa e da internet ».

Israele, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti avrebbero fornito delle informazioni sulla base delle loro indicazioni e testimonianze di questioni penali di loro rispettiva competenza ma senza prove o documenti d’appoggio.

Nella loro arringa, i giuristi della difesa affermano anche che il movimento Hamas non era stato informato della decisione di classificarlo come organizzazione terrorista e che la semplice pubblicazione della decisione dell’UE sulla gazzetta ufficiale dell’Unione europea non era assimilabile, da un punto di vista giuridico, a una notifica.

Sottolineano che i diritti del movimento Hamas sono stati violati ai sensi della Convenzione europea per la protezione dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, sulla base dell’articolo relativo al diritto di un accusato di essere informato rapidamente, in una lingua da lui comprensibile, e con tutti i dettagli circa la natura e il motivo delle accuse a lui rivolte.

Il gruppo di giuristi continua asserendo che il diritto fondamentale «alla difesa è stato anche sminuito dal fatto che la decisione non è stata preceduta da una notifica delle prove a suo carico e che non c’è stata la possibilità di presentare prove in propria difesa

Tali argomentazioni sono state prese in considerazione dal tribunale dell’Unione europea che ha tuttavia respinto la domanda di sblocco dei fondi congelati del movimento islamista, al momento dunque temporaneamente per un periodo di tre mesi, il tempo necessario a esaurire le possibilità d’appello. Un appello che l’Unione europea sembra decisa a fare.

Spinta a reagire, l’UE ha ricordato che «considera sempre Hamas come un’organizzazione terrorista » e sottolinea che la sentenza emessa dal tribunale europeo « è una decisione giuridica e non una decisione politica dei governi dell’UE » che adotterà, a tempo debito, le misure appropriate tra cui un ricorso in appello, precisando che il Consiglio dispone di due mesi e dieci giorni per presentarsi davanti alla Corte di giustizia europea, seconda e ultima istanza. La strategia giudiziaria permetterà di sospendere la decisione e di trovare degli elementi che consentano di sostenere il fascicolo privo di prove. La Corte avrà bisogno die due anni per deliberare.

Nell’attesa, riferisce Khaled Al Shouli, se si supera un periodo di 2 mesi senza che l’UE abbia presentato un appello, sarà allora possibile per Hamas normalizzare le proprie relazioni con i paesi europei dove potrà aprire degli uffici e rappresentanze diplomatiche sottolineando, tra l’altro, che la decisione adottata dal tribunale riguarda anche il braccio armato di Hamas Ezz Eddine Al Qassam.

Per quanto riguarda la capacità di Israele di opporsi alla decisione o di annullarla, l’avvocato dichiara che dal punto di vista giuridico, qualsiasi intervento in tal senso è da ritenersi nullo e mai avvenuto. Solo l’UE può presentare ricorso.

Come tutte le decisioni di questo calibro, essa ha suscitato una valanga di reazioni in Israele. La più veemente è quella del Primo ministro israeliano Benyamin Netanyahou che, in una prima dichiarazione laconica simile a un’ingiunzione, ha semplicemente preteso che l’Unione europea reinserisse «immediatamente» Hamas sulla lista in questione ricordando che tale movimento è a favore della distruzione di Israele.

È in seguito tornato alla carica dichiarando: «Sembra che troppa gente in Europa, dove sei milioni di ebrei sono stati massacrati, non abbia imparato nulla…Ma noi, in Israele, abbiamo imparato. Noi continueremo a difendere il nostro popolo e il nostro Stato contro le forze del terrore, della tirannia e dell’ipocrisia».

« Un tentativo di colpire il punto debole dell’Europa e del suo senso di colpa in merito all’olocausto e all’antisemitismo , che ha sempre funzionato » sostiene Nawaf Abosoltane, politologo palestinese che aggiunge « L’opinione pubblica europea deve essere vigile e non deve amalgamarsi…Hamas ha un programma nazionalista, è un movimento di resistenza, che lotta per la liberazione nazionale della Palestina, con dei chiari limiti territoriali. Non porta avanti un discorso “djihadista” ostile all’occidente e non è mai stato implicato negli attentati esterni alla Palestina occupata».

Un punto di vista non condiviso né dalla stampa israeliana né dalla popolazione che sia di destra o di sinistra. Tutti sono unanimi nel criticare e denunciare aspramente la decisione che accusa il Qatar di essere dietro all’azione giudiziaria: «Il Qatar svolge un ruolo di primo piano poiché sono i suoi avvocati ad aver presentato ricorso…Si sa che il Qatar è il paese che finanzia la maggior parte di organizzazioni terroriste sunnite come Daesh, Al Qaeda e Hamas, che resta pur sempre un’organizzazione terrorista…L’UE ha più volte rassicurato Israele negli ultimi giorni circa il fatto che la propria posizione non cambia e che non si dovrebbe eliminare alcuna sanzione» come si legge nella maggior parte dei giornali. Rivka Vitenberg, un pacifista israeliano di sinistra, lungi dal sostenere Hamas, afferma che se questo movimento islamista , a lungo descritto, esiste e si rinforza è a causa dell’occupazione e del blocco imposto alla Striscia di Gaza. «I partiti politici religiosi o estremisti in Israele non valgono più di Hamas. »

La questione è ormai quella di sapere se il Consiglio d’Europa potrà depositare, nei prossimi mesi, dei documenti che gli consentano di corroborare le sue accuse di terrorismo nei confronti di Hamas, sapendo che non ci sono procedure in corso in Europa contro i suoi dirigenti e di conseguenza elementi concreti e tangibili nel dossier da presentare alla Corte. A meno che l’accusa non sia sviata verso i lanci di razzi su Israele, definiti come atti terroristici dagli uni e come resistenza contro una potenza occupante dagli altri.

Senza ombra di dubbio, la battaglia sarà lunga e faticosa.

 

Traduzione a cura di Maria Ester D’Angelo Rastelli

 

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