domenica, Maggio 16

Haiti, la stabilità è ancora lontana field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


Non c’è pace per Haiti. Domenica 7 febbraio il Presidente Michel Martelly ha rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico, lasciando nelle mani di un Governo provvisorio un Paese nel caos. Le ultime settimane sono state contrassegnate da duri scontri tra polizia antisommossa e manifestanti, costringendo le autorità dapprima a rinviare il secondo turno per le elezioni presidenziali (previste per fine gennaio) e in seguito a sospendere gli attesi festeggiamenti per il carnevale.

L’attuale stallo politico affonda le sue radici proprio nelle recenti elezioni presidenziali, celebrate lo scorso 25 ottobre. Le settimane di proteste seguite al primo turno elettorale, che l’opposizione ha ritenuto irregolare, hanno reso impossibile l’organizzazione di un ballottaggio prima della fine del mandato di Martelly. Previsto per il 27 dicembre, il turno è stato rinviato al 24 gennaio e poi a data da destinarsi. Così il carnevale di febbraio, che oltre a celebrare l’arrivo di un nuovo Presidente cadeva anche nei giorni del trentesimo anniversario della caduta del dittatore Jean-Claude Duvalier, si è trasformato da giorno di festa a momento di altissima tensione.


Benché il passo indietro di Martelly sia stato preceduto da un accordo dell’ultimo minuto per un Governo di transizione, il Presidente uscente ha rimesso il mandato senza che fosse stato designato un suo successore. In base al negoziato, accolto con favore da Washington e da varie organizzazioni internazionali, il Parlamento designerà nei prossimi giorni un Presidente ad interim che resterà in carica fino al secondo turno elettorale, fissato al 24 aprile, per poi procedere all’insediamento del vincitore il prossimo 14 maggio.


Tuttavia, sulla strada della transizione c’è già un grosso ostacolo.
Un gruppo di otto candidati, sconfitti al primo turno, rifiuta l’idea che sia il Parlamento a indicare il presidente ad interim, ritenendo che debba essere un giudice della corte suprema a guidare tale procedura. Convinti che il primo turno abbia ingiustamente favorito il candidato del Partito al potere, Jovenel Moïse, gli otto hanno duramente contestato il responso delle urne. Del gruppo fa parte anche il candidato dell’opposizione arrivato al ballottaggio, Jude Célestin, secondo cui i Parlamentari, eletti in una consultazione a loro dire falsata da irregolarità, non abbiano la legittimità necessaria a sovrintendere il Governo ad interim o nuove elezioni.

Dar seguito all’accordo, a detta degli oppositori, vorrebbe dire sancire la legittimità delle ultime criticate elezioni, nonostante le proteste pressoché quotidiane della popolazione e le perplessità della comunità internazionale.
Ora Haiti avrà un po’ di tempo per preparare adeguatamente il suo futuro, portando a compimento un processo democratico tuttora in sospeso e adottando le opportune misure per ripristinare la fiducia del suo popolo, condizioni indispensabili per tornare sui binari della stabilità.

Non sarà facile. Il progresso verso una democrazia compiuta non può prescindere da una corrispondenza diretta tra volontà elettorale e risultati elettorali, che le ultime votazioni hanno messo seriamente in crisi. Moisedel essere fatta senza un riconteggio completo e trasparente. Moïse, che Martelly aveva personalmente sponsorizzato come proprio successore, ha chiuso il primo turno di voto in testa con il 33% dei suffragi, secondo quanto diffuso dalla Commissione elettorale di Haiti (CEP), ma un exit poll ha rilevato che solo sei elettori su cento avevano votato per lui. Ed è solo uno dei tanti esempi di sospette frodi che hanno caratterizzato il voto di ottobre, gettando benzina sul fuoco delle proteste.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->