domenica, Maggio 9

Guinea, l'arcobaleno della speranza

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KankanSabato sera le strade erano deserte, solo il vento solcava queste rosse vie. Da una settimana in Guinea la vita si era congelata, tutto si era fermato in attesa dei risultati delle prime vere elezioni libere senza più militari e dittatori. A parte diverse manifestazioni a Conakry, il resto del Paese ha seguito, chiuso in casa o ai bordi delle strade, con le immancabili radioline che ormai da anni accompagnano la vita quotidiana del cittadino medio, lo spoglio dei voti.

Dopo un lungo spoglio, durato per sei giorni, alle 21 di sabato, tutte le radio guineane hanno annunciato la vittoria ufficiale del Presidente uscente, Alpha Condè. Un grande boato ha riempito le strade di molte città, grida di felicità si sono alternate a fragorosi canti popolari e un numero impressionante di persone colorate di giallo -il colore del partito vincente- si è riversato in strada, riempiendo, in pochi minuti, il vuoto lasciato nei giorni scorsi.
Lunghe carovane di auto e di moto hanno imbottigliato le strade come quando l’Italia ha vinto il mondiale del 2006. Queste elezioni sono state molto sentite dalla popolazione perchè sono le prime che si sono svolte senza che i militari li controllassero. Le prime elezioni democratiche, una parola che i guineani hanno sempre sentito ma che mai ne avevano conosciuto realmente il ‘sapore’.

Per ora c’è solo l’ufficialità del CENI –la Commissione nazionale, perchè le elezioni guineane si basano su due turni e l’ufficialità deve essere proclamata dalla Corte Costituzionale, la quale si pronuncerà tra otto giorni come previsto dalla legge. Il sistema elettorale prevede che se al primo turno uno dei candidati non ottiene il 51% dei voti si passi al secondo turno. Il partito di Condè ha travolto tutto e tutti gli otto candidati portando a casa un 68% dei voti su un totale del 90% dei votanti -circa 6 milioni-, numeri da favola per le democrazie europee.
Nei prossimi giorni la Corte Costituzionale raccoglierà le dichiarazioni e le denunce dell’opposizione che vorrà contestare il voto.

Nell’edizione del 2010 il partito di Celloun Dalein Diallo denunciò brogli elettorali, ma dopo una lunga indagine, durata tre anni, il giudice diede ragione a Condè. Per queste nuove elezioni l’opposizione è da giorni che grida allo scandalo e ai brogli, nonostante non avesse ancora ricevuto i numeri dei votanti e nonostante gli osservatori internazionali avessero dichiarato la regolarità e l’ottima riuscita di queste elezioni.

Nonostante le dichiarazioni di Diallo e il suo appello alla popolazione di scendere tutti in piazza a manifestare contro i brogli, i guineani che hanno scelto di seguirlo sono pochi e, a parte diversi scontri a Mamou e a Conakry, nelle altre città non si sono registrati incidenti rilevanti.   Gran parte dell’opposizione, per ora, ha deciso di non denunciare brogli alla Corte Costituzionale. Soltanto i candidati Diallo e Sidya Toure hanno già annunciato che faranno ricorso. Erano i due candidati più forti dell’opposizione e una loro alleanza al secondo turno, sulla carta, avrebbe potuto creare difficoltà al partito di Condé. Così non è stato visti i risultati: 21% per Diallo e 8% per Toure.

Quello che non riesce a comprendere l’opposizione e come sia stato possibile per il Presidente ottenere una maggioranza così schiacciante.
Nel 2010 il divario era quasi inconsistente tra i due finalisti del secondo turno: 47% dei voti per Diallo contro il 53% per Alpha Condé. 5 anni più tardi, il divario è enorme. Diallo doveva essere sostenuto dall’etnia dei Peul, molti di loro, invece, hanno votato per Condé, la ragione sta nelle politiche di apertura del mercato guineano attuate da Condé, i Peul controllano il sistema commerciale del Paese, questa apertura per loro ha significato ampliare il proprio business.
Nel centro del Paese l’opposizione controllava quasi il 100% dei voti, in queste elezioni ha vinto con un 54%. Le opere di modernizzazione, le nuove strade, l’arrivo dell’elettricità sono opere che sono alla base della vittoria, in queste regioni, di Condé.
La sua politica dell’arcobaleno
-unire tutte le etnie per il bene del Paese- è risultata vincente. L’opposizione non è riuscita a portare la folla in strada, gli incidenti non sono stati numerosi come nel 2010, e ora l’orizzonte della Guinea sembra più roseo, alcuni steccati etnici sembrano essere stati abbattuti e se l’opposizione iniziasse veramente a lavorare a fianco del Governo, la Guinea potrebbe diventare un esempio di inter-etnicità che ha pochi precedenti nella storia africana.

I prossimi 5 anni saranno fondamentali per questo futuro, se le varie etnie comprenderanno l’importanza di lavorare insieme e il Governo aprirà il Paese al mercato internazionale, le prospettive per un Paese che è considerato il granaio dell’Africa, e che al suo interno possiede numerose risorse minerarie, saranno ottime.

 

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