sabato, Settembre 18

Guinea: il colpo di Stato strampalato Per il momento lo scenario resta confuso, non si conoscono quali siano le motivazioni e le intenzioni di Doumbouya e dei suoi uomini -se cambio di regime, per propria volontà o per procura, o ribellione alla gerarchia, o ambizione di potere

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Ieri, 5 settembre, colpo di Stato oggi in Guinea. Spari fin dalla prima mattinata e militari nelle strade della capitale. Poi, al termine di una giornata durante la quale si sono alternati messaggi confusi, il capo delle forze speciali militari, il tenente colonnello Mamady Doumbouya, un ex ufficiale della Legione straniera, ha annunciato alla tv di Stato di averesciolto il governo e annullato la Costituzionee di avere catturato il Presidente Alpha Condé.
Doumbouya ha detto di aver rovesciato il governo a causa della ‘cattiva gestione’. Le cronache riferiscono che il colpo di Stato ha scatenato celebrazioni in alcune zone della capitale, dove centinaia di persone hanno applaudito i soldati.

Il contesto nel quale si è consumato il colpo di Stato è tutto da chiarire, a partire da quali sono le forze che stanno sostenendo i militari di Doumbouya, ma la situazione nel Paese è da tempo difficile e la tensione politica decisamente alta.
Al centro, il Presidente Condé, 83 anni, primo Presidente eletto del Paese, al suo terzo mandato. Un mandato molto discusso, e non soltanto in patria.

Alpha Condé è salito al potere nel 2010 dai ranghi dell’opposizione, in seguito alle prime elezioni libere nella storia della Guinea, dopo la morte di Lansana Conté, nel 2008. Conté era salito al potere con un colpo di Stato 24 anni prima.
Nel 2010 è stato istituito un governo di transizione, e successivamente adottata una nuova Costituzione, sempre nel 2010, a cui sono seguite le elezioni.
Condé era stato un ardente avversario di Conté. In particolare, si era opposto a un emendamento costituzionale del 2003 che aveva permesso a Conté di candidarsi per un terzo mandato.
Dopo essere salito alla presidenza, nel 2010, Condé ha rapidamente consolidato il suo potere attraverso l’egemonia del suo partito, il Rally of the Guinean People, e ha vinto un secondo mandato, nel 2015.
Nel 2019, il suo governo ha annunciato che avrebbe adottato una nuova CostituzioneSecondo l’opposizione la decisione mirava a modificare il limite dei due mandati presidenziali, e ha criticato la mossa come una sfida allo spirito della Costituzione del 2010. Le proteste sono state condotte nella capitaleConakry, e in altre parti del Paese dall’ottobre 2019. Tali manifestazioni hanno rinviato il referendum costituzionale per l’approvazione di tale nuova Costituzione, che alla fine si è tenuto il 31 marzo 2020, e i guineani hanno approvato la nuova Costituzione.
La Costituzione mantiene il limite di due mandati, ma nulla prevede circa i mandati già condotti prima
della sua entrata in vigore, consentendo così a Condé di chiedere altri due mandati. Potenzialmente Condé avrebbe potuto restare in carica fino al 2032.

Le proteste sono state molto consistenti, malgrado le restrizioni causa Covid-19 e decine di persone sono state uccise durante le manifestazioni contro il terzo mandato del Presidente, spesso in scontri con le forze di sicurezza. Centinaia sono stati arrestati.
Alle elezioni del 18 ottobre 2020, Condé ha vinto il terzo mandato. Una vittoria molto contestata, che secondo i critici è stata favorita dalla stretta del Presidente sull’organo di gestione elettorale, le risorse statali, la burocrazia e le forze di sicurezza e le limitazioni poste all’opposizione. Un terzo mandato incostituzionale secondo l’opposizione, ma anche secondo settori della comunità internazionale, a partire dalla Francia, l’ex colonizzatore e Paese ancora molto coinvolto sia politicamente che economicamente in Guinea. Emmanuel Macron ha dichiarato esplicitamente che Condé aveva fatto modificare la Costituzione al solo scopo di rimanere al potere.
Conde è stato proclamato Presidente il 7 novembre 2020, nonostante il suo principale sfidante, Cellou Dalein Diallo, e altre figure dell’opposizione abbiano denunciato l’elezione come una farsa. Il governo ha lanciato un giro di vite, arrestando diversi esponenti di spicco dell’opposizione per il loro presunto ruolo nel favoreggiamento della violenza elettorale nel Paese.

Alle critiche circa il terzo mandato, Condé ha risposto in una lunga intervista, lo scorso 30 marzo, rilasciata alla testata francese ‘Jeune Afrique‘. «Questo non è il mio terzo mandato, ma il mio primo mandato sotto la Quarta Repubblicaadottata tramite referendum. Un referendum che non è stato, del resto, inedito nella storia della Guinea: ricordiamo quello del novembre 2001 che fissava un mandato di sette anni rinnovabile per il Presidente Lansana Conté, provvedimento liberticida di cui uno dei più strenui sostenitori, all’epoca, era un certo Cellou Dalein Diallo. Oggi, con la nuova Costituzione, il mandato è di sei anni, rinnovabile una sola volta. Ho già spiegato perché questa Quarta Repubblica era necessaria e perché ho deciso di candidarmi alla presidenza lo scorso ottobre. I due principali leader dell’opposizione erano proprio quelli che avevano lasciato la Guinea nello stato disastroso in cui l’ho trovata nel 2010, non era possibile per me che potesse cadere di nuovo nelle loro mani. Quanto alla democrazia, è una lotta molto lunga, qui come altrove. Ma sta progredendo e, come potete vedere, il Paese è calmo».
Circa i suoi rapporti con la Francia, e nello specifico Emmanuel Macron,
Condé ha sottolineato il suo ottimo rapporto con il predecessore François Hollande, definendolo «mio amico e mio compagno», e circa Macron e i suoi rilievi ha affermato «Sono stato eletto dal popolo della Guinea e devo rendere conto solo a loro. Lui è il mio unico giudice. Dal 1958 il mio Paese è sempre stato geloso della sua sovranità, che non è cambiata. Per il resto sì, François Hollande era e rimane mio amico e mio compagno. Ma ogni Presidente francese è libero di esprimere le sue opinioni. Ciò che si dice sulla Guinea al di fuori della Guinea non è la mia priorità, e preferisco sempre mantenere ciò che è positivo nelle relazioni tra Stati». E poi ha aggiunto: «In questo caso, sono lieto che l’Agenzia francese per lo sviluppo [AFD] abbia moltiplicato per dieci l’importo dei suoi interventi in Guinea e che la Francia sia stata il primo Paese a fornirci il suo sostegno per combattere la recrudescenza dell’epidemia di Ebola. Volevo congratularmi con il Presidente Macron per questo gesto».
La Guinea resta uno dei Paesi più poveri del mondo nonostante abbia importanti risorse minerarie. Si stima che l’economia informale rappresenti circa la metà del PIL e il 70% dell’occupazione. Secondo i dati della Banca Mondiale, il tasso di disoccupazione è stato del 4,3% nel 2020 (rispetto al 4,1% dell’anno prima). Nel 2020, la Guinea è stata classificata 178a nel mondo secondo l’indice di sviluppo umano dell’UNDP.

In quanto alle accuse di autoritarismo e di detenere prigionieri politici, Condè ha respinto seccamente le accuse: «I pochi funzionari dell’UFDG [Unione delle Forze Democratiche della Guinea] arrestati erano direttamente responsabili di atti di violenzacommessi sia a Conakry che all’interno del Paese: case incendiate, distruzione di proprietà pubbliche, pali della luce segati, assassinio di membri di le forze dell’ordine, ecc.
Non sono affatto prigionieri politici, ma piantagrane, colpevoli di inviare giovani contro la Polizia armati di armi da taglio, a volte fucili ed esplosivi. Abbiamo tutte le prove, e saranno esposte durante i processi, comprese le richieste di omicidio contro di me».

Il Paese è spaccato su linee comunitarie, determinando una polarizzazione che inquina la politica. «Questa polarizzazione, che in realtà riguarda un’unica regione, la Fouta -peraltro lungi dall’essere monolitica poiché vi abitano più comunità-, non è colpa mia. È responsabilità di Cellou Dalein Diallo, che fa di tutto per garantire che duri per mantenere la sua roccaforte. Gli serviva anche come derivato per nascondere la vacuità del suo programma.

Il Fouta ha una grande cultura di accoglienza e rispetto dei capi e degli anziani. Lo Stato ci ha investito molto perché non è il Fouta che deve essere isolato, ma Cellou». L’altro avversario è Sidya Touré. Di entrambi il Presidente ha sostenuto l’inconsistenza. «La Guinea del 2021 non è più quella del 2020. È in atto una ricomposizione politica, al termine della quale le due personalità forse non saranno più i leader che erano».

Prima del voto del 18 ottobre 2020, Condé ha deciso la chiusura delle frontiere con tre dei sei vicini del Paese: Senegal, Guinea-Bissau e Sierra Leone, avanzando ragioni di sicurezza: il Presidente bissau-guineano, Umaro Sissoco Embaló, e il vicepresidente sierraleonese Mohamed Juldeh Jalloh avrebbero manovrato per portare in Guinea popolazioni reclutate su base comunitaria, al fine di interrompere le operazioni elettorali prima, durante e dopo lo scrutinio.
La misura, molto penalizzante per il commercio tra i due Paesi, è proseguita ed è stata motivata dall’entourage di
Alpha Condé come rientrante nella ‘sicurezza nazionale’. Al centro del problema, secondo Conakry: la presenza in Senegal -dove risiedono da uno a due milioni di guineani- di attivisti del Fronte nazionale per la difesa della Costituzione (FNDC), che le autorità considerano un ‘movimento insurrezionale’, e in particolare di due suoi leader che sono oggetto di mandati di cattura emessi dalla giustizia guineana dopo i disordini che hanno preceduto le elezioni presidenziali del 18 ottobre 2020. Secondo un documento dell’intelligence generale guineana che ‘Jeune Afrique‘ ha potuto consultare, afferma il giornale, i militanti della FNDC «si impegnano in dichiarazioni e azioni pericolose» dal territorio senegalese e i tentativi di introdurre ‘armi da guerra’ sono stati sventati.
Gradualmente le relazioni con il Presidente senegalese
Macky Sall, sono diventati sempre più difficili. Il confine con la Sierra Leone è stato poi riaperto, mentre il nodo centrale è rimasto Dakar, e la Guinea-Bissau , il cui Presidente è molto vicino all’omologo senegalese. I confini dal settembre 2020 sono rimasti chiusi per quasi sei mesi.
«
Tutti i tentativi di destabilizzare la Guinea sono venuti dal Senegal», ha dichiarato Condè nell’intervista a ‘Jeune Afrique‘. «Il Presidente Macky Sall mi ha assicurato che un progetto del genere non era in alcun modo nelle sue intenzioni, così gli ho suggerito di organizzare pattuglie di confine miste per prevenire l’infiltrazione di elementi ostili. Non è successo». «Sono totalmente aperto alla cooperazione, ma la sicurezza della Guinea viene prima di tutto».
Questi scontri diplomatici con i Paesi vicini non hanno fatto altro che peggiorare il clima politico, oltre che danneggiare l’economia, aggravando l’acredine nei confronti del vecchio Presidente.

«Non affideremo più la politica a un uomo, la affideremo al popolo». «La personalizzazione della vita politica è finita. Metteremo in atto una transizione trasparente e inclusiva», ha promesso tenente colonnello Mamady Doumbouya, ex legionario dell’Esercito francese, tornato in Guinea nel 2011. Il militare ha affermato che i suoi soldati hanno preso il potere per porre fine alla corruzione dilagante e alla cattiva gestione del Paese.
Doumbouya era un uomo di Alpha Condé, era stato lui a metterlo a capo del Gruppo delle forze speciali (GFS), nel 2018, era un militare del quale il Presidente molto si fidava. La sua missione era quella di guidare questa unità d’élite dell’Esercito incaricata di combattere il terrorismo.
Secondo un comunicato stampa del gruppo di golpisti, comunica ‘BBC‘, Doumbouya è ufficiale con licenza della Scuola di Guerra, con più di diciotto anni di esperienza militare, in particolare durante missioni operative (Afghanistan, Costa d’Avorio, Gibuti , Repubblica Centrafricana) e stretta protezione (Israele, Cipro, Regno Unito, Guinea).

Secondo la stessa fonte, ha anche completato la formazione specialistica in protezione operativa presso l’International Security Academy (Israele), il corso di formazione per comandanti di unità presso la Infantry Application School (EAI – Thiès Senegal), la formazione per ufficiali di personale (EEML – Libreville) e la Scuola di Guerra di Parigi. A livello accademico, il tenente colonnello ha conseguito un Master 2 (bac+5) difesa e dinamica industriale presso il pantheon universitario Assas Paris.
Fin dall’inizio della sua missione, pare che il tenente colonnello non avesse buoni rapporti con il Ministro della Difesa, rispetto al quale si sostiene volesse maggiore autonomia.
Oggi Mamady Doumbouya ha convocato tutti i membri dell’ex governo e i capi delle istituzioni, i quali di fatto hanno riconosciuto il golpe. Poi, il capo dei golpisti ha promesso l’instaurazione di un «governo di unità nazionale».

Per il momento lo scenario resta confuso, non si conoscono quali siano le motivazioni e le intenzioni di Doumbouya e dei suoi uomini -se cambio di regime, per propria volontà o per procura, o ribellione alla gerarchia, o ambizione di potere. Anche le ipotesi più complesse al momento sono in campo.
L’Unione Africana (UA), attraverso il suo Presidente (il Presidente del Congo) Felix Tshisekedi, la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS), l’ONU, e la Francia hanno condannato il golpe. Mamady Doumbouya non pare preoccupato dell’isolamento.

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