venerdì, Ottobre 15

Guinea: al voto malgrado i disordini

0
1 2


Dakar – Domenica 11 ottobre la Guinea-Conakry va alle urne per eleggere il Presidente della Repubblica. La Commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni) ha assicurato che domenica, come previsto, si terranno le elezioni presidenziali. L’opposizione, composta da sette candidati, ne aveva chiesto il rinvio, denunciando ‘carenze’ e ‘anomalie’, smentite dalla Commissione. Le critiche delle opposizioni si appuntano in particolare sul registro elettorale, la mappatura dei seggi elettorali e la distribuzioneanarchicadelle schede degli elettori, e aveva accusato la Commissione di essere «uno strumento al servizio del Presidente», Alpha Condé, eletto nel 2010 e ora in corsa per il secondo mandato.

Il clima nel Paese si è fatto caldo dallo scorso venerdì 23 settembre, quando la popolazione della Guinea si è svegliata e ha trovato la sua quotidianità sconvolta. Ancora una volta, infatti, la campagna elettorale ha risvegliato il fuoco della questione etnica e della violenza, soprattutto nella regione della Guinea Forestiera dove stava per arrivare il Presidente Alpha Condé. Numerose barricate sono state alzate nella città di Nzerekoré, capitale della regione, e le violenze si sono propagate molto velocemente in tutta la città. Gli scontri sono stati causati dai sostenitori del Presidente Condè che hanno cercato di obbligare tutta la cittadinanza a chiudere i negozi per partecipare alla discorso del Presidente. I sostenitori dei candidati dell’opposizione, soprattutto quelli del suo principale rivale, Cellou Dalein Diallo, che nella Guinea Forestiera annovera la maggioranza dei suoi elettori, hanno deciso, invece, di opporsi e la violenza è proseguita fino dalle prime luci del giorno.

La Croce Rossa ha dichiarato che si sono stati 23 morti e 80 feriti da armi da fuoco. Gli appelli al ritorno della pace dei diversi candidati non hanno fermato l’ondata di violenza, che in pochi giorni si è propagata fino a raggiungere la capitale, Conakry, e il prefetto Aboubacar Camara Mbop ha dovuto imporre il coprifuoco dalle diciotto alle sei, fino alla fine delle elezioni. La decisione è stata presa in seguito a un incontro con i funzionari comunali, i rappresentanti dei vari partiti politici, della comunità e dei dignitari di rito, per cercare di allentare le tensioni dopo che la violenza era degenerata fino alla distruzione di diverse case e di una caserma della Polizia.

In una dichiarazione rilasciata domenica scorsa, la missione degli osservatori dell’Unione europea (UE MOE) ha deplorato «gli ultimi incidenti durante la campagna», affermando che «questi incidenti mostrano un clima estremamente teso della campagna. Tutte le parti interessate delle elezioni dovrebbero avere a cuore la pace delle elezioni e impedire l’uso della violenza del loro elettorato». L’imam Thierno Abdoul Wahab ha denunciato che la Polizia non è intervenuta subito a sedare la manifestazione, e in seguito alla sua denuncia una parte della sua moschea è stata distrutta da un incendio.

Il 2 settembre i candidati alle elezioni avevano firmato una carta d’intenti dove assumevano l’impegno per l’uso di un linguaggio consono e non violento, ma troppo spesso, da quando è incominciata la campagna elettorale, alcuni di loro non hanno rispettato gli accordi. La conquista del potere in Africa spesso di anima fomentando le faide religiose o quelle tribali per gettare discredito sugli avversari.

Spesso Diallo, che rappresenta l’etnia dei Peul, il 40% della popolazione guineana, nei suoi discorsi negli stadi di tutto il Paese ha gettato fango sul Presidente, utilizzando parole che in questo momento stanno scaldando la popolazione. Ha lanciato pesanti accuse, a volte anche assurde, per esempio ha accusato il Presidente di aver assunto degli occidentali per diffondere Ebola, e nelle ultime settimane ha lanciato la campagna ‘5 anni di Ebola’, dove annuncia che se il Presidente verrà rieletto ci sarà un ritorno dell’epidemia.
Queste accuse erano già state sollevate all’inizio dell’epidemia e avevano causato il linciaggio di alcuni medici e infermieri e fomentato la fuga di molti ammalati dagli ospedali. Inoltre, l’attuale Presidente viene accusato di non essere un guineano, perché per molti anni era stato obbligato a vivere in Francia causa la condanna a morte inflittagli dall’allora dittatore Ahmed Sékou Touré.

Diallo, per aumentare il suo elettorato, ha stretto una rischiosa alleanza con il partito di Didis Camarà, dittatore che ha guidato il Paese dal 2008 al 2009, che ora si trova in esilio in Burkina Faso, ma che continua ad essere sostenuto dalla popolazione della Guinea Forestiera, dove si trova l’etnia Guerzè falcidiata dall’Ebola. Quest’alleanza ha creato delle fratture all’interno del suo partito. “Finora, i critici all’interno della comunità peul verso Dadis si sono limitati alla diaspora”, dice Vincent Foucher, analista senior per l’International Crisis Group a Dakar “Elettoralmente Dadis può essere un buon alleato: il gruppo etnico Guerzè, è uno tra i gruppi più numerosi della Guinea, e Dadis ha ancora un largo seguito, ma il ricordo delle migliaia di persone morte che aspettano ancora giustizia è ancora vivo nel Paese e inoltre Diallo non può utilizzare l’epidemia come scusa perchè il Presidente ha dovuto da solo, senza l’appoggio dell’opposizione, occuparsi della faccenda”.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->