sabato, Novembre 27

Guinea al voto: l’opposizione minaccia il boicottaggio

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Kankan – Di solito i mesi di settembre e ottobre in Guinea solitamente sono mesi miti, solcati qua è la da qualche improvvisa pioggia, gli ultimi colpi della stagione delle piogge che volge verso la fine. Ma nel 2015 il mese di ottobre sarà molto caldo, non tanto per una questione puramente climatica ma a causa delle elezioni presidenziali imminenti. In questo mese nel continente andranno alle urne tre Stati che da decenni soffrono di una continua instabilità. Uno di questi è il Burkina Faso, che nelle ultime ore ha subito un colpo di Stato e le elezioni sono state sospese. La Costa d’Avorio ha inaugurato il mese della campagna elettorale con decine di morti e si porta dietro gli strascichi delle ultime due guerre civili che hanno dilaniato il Paese nell’ultimo decennio. Solitamente il periodo delle elezioni è un periodo molto nefasto a causa della violenza con cui alcuni politici reprimono le voci dei dissidenti e dove le ingerenze degli altri Stati si fanno più audaci e più forti, basti pensare alle recenti elezioni politiche in Burundi che hanno scatenato un bagno di sangue, ancora in corso.

L’unico Paese che per ora possiede una tranquillità solo apparente è la Guinea. Questo Paese si sta avviando per la seconda volta nella sua storia verso delle elezioni libere e democratiche dopo decenni di brutali dittature che l’avevano isolato nonostante fosse stato uno dei primi a ottenere l’indipendenza nel 1958. La prima elezione libera è stata nel 2010 dopo una grande sommossa popolare che aveva causato migliaia di morti e la precipitosa fuga del dittatore Camara, che nel 2008 aveva preso il potere dopo la morte del dittatore Lansana Conte.

Per ora, queste elezioni non stanno causando morti e grandi manifestazioni in piazza contro il governo. L’attuale presidente Alpha Condè dell’etnia malinkè, che rappresenta il 30% della popolazione, nel suo primo mandato ha lavorato molto per aprire il Paese al mercato internazionale e da diverso tempo sta intrattenendo rapporti con i Paesi della Comunità economica Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS). Con lui si sono in parte assopiti i problemi delle diverse etnie, anche se alcuni politici dell’opposizione ultimamente cercano di rialimentare il fuoco etnico.

I suoi sostenitori lo considerano un uomo ‘incontaminato’ dalle dittature precedenti, un ‘uomo nuovo’ per il Paese che non ha mai avuto la possibilità di partecipare al saccheggio della Nazione. I suoi alleati gli riconoscono un forte carisma e una grande intelligenza, ma lo descrivono anche come autoritario e impulsivo, che non ascolta i consigli e spesso agisce da solo.

La sua carriera politica ha avuto inizio nel 1950, come capo della Federazione dei Black studenti dell’ Africa francofona, ha lottato attivamente per l’indipendenza dalla Francia, ma dovette abbandonare il Paese perché esiliato dalla dittatura. Dopo la caduta di Camara, è ritornato nel Paese dopo un lungo esilio in Francia e nel 2010 è stato eletto alle prime elezioni democratiche della Guinea. Il voto, come spesso capita in questi Paesi, aveva acceso tensioni etniche su cui soffiava un altro pretendente, Cellou Dalein Diallo, membro del gruppo etnico Peul, il gruppo più numeroso che conta il 40% della popolazione. La contestazione però non è mai sfociata e non si sono verificate molte violenze da parte dello Stato, ma sono scoppiati diversi conflitti tra l’etnia malinkè al potere e l’etnia peul, che si è sentita derubata. Nel luglio 2011 alcuni uomini armati hanno lanciato un attacco contro la residenza presidenziale a Conakry, distruggendo la villa e ferendo in maniera lieve il presidente.

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